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Vino delle coop in controtendenza: l’export cresce nell’anno del Covid

Secondo Nomisma aumentano esportazioni del 3% e fatturato dell’1% per una realtà che copre il 58% del volume del vino made in Italy.

di Giorgio dell'Orefice

(Szasz-Fabian Jozsef - stock.adobe.com)

2' di lettura

La cooperazione del vino ha le spalle larghe. E lo ha dimostrato in particolare nell'anno della pandemia. Il fattore dimensionale che è alla base della forte presenza sugli scaffali della grande distribuzione ma anche l'export (che nel caso delle cantine cooperative ha messo a segno un +3% contro il -2,4% del complesso del vino italiano) hanno consentito all'universo del vino cooperativo, che copre il 58% dei volumi di vino made in Italy, di chiudere l'anno del Covid con fatturato in crescita dell'1%. È quanto è emerso dal Vi.Vi.Te.: talk del vino cooperativo.

«I ristoranti l'universo delle vendite fuori casa – ha spiegato il responsabile di Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – ha avuto in Italia un crollo del fatturato del 40%. Si calcola che in Europa il settore abbia perso in un anno circa 130 miliardi di fatturato. Parallelamente si è registrato un incremento delle vendite nel canale della grande distribuzione organizzata che è stato del +6,3% in volume e del +8% a valore. Ribaltando invece un trend degli ultimi 5 anni che vedeva vendite in calo in media dell'1% l'anno».

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Nel corso del 2020 il 34% delle cooperative vinicole ha mantenuto stabile il proprio fatturato e un 41% lo ha visto in calo. «Ma i nostri dati – ha aggiunto Pantini – evidenziano anche come una cooperativa su 4 del campione intervistato, pari al 50% del fatturato delle cantine coop, abbia invece registrato un fatturato in aumento. Si tratta delle coop con fatturato superiore ai 25 milioni molto presenti sugli scaffali della Gdo».

«Avere una strategia multicanale – ha commentato il coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza delle cooperative agroalimentari, Luca Rigotti – si è rivelata fin qui una scelta vincente che ha consentito alla cooperazione di tenere in un anno particolarmente difficile come quello della pandemia. I dati emersi dallo studio di Nomisma sono la dimostrazione pratica che le imprese che operano in differenti canali hanno pagato meno la crisi, grazie ad una compensazione che certamente non ha risolto le criticità ma ha consentito di attenuare gli effetti negativi della pandemia e le contrazioni di mercato».

Se il trend che si è sviluppato nel corso del 2020 con vendite rafforzate nella gdo che a loro volta hanno premiato i grandi formati, il bad in box e le bottiglie con buon rapporto qualità/prezzo hanno premiato la cooperazione vitivinicola molto forte in questi segmenti tuttavia l'auspicato ritorno alla normalità con la progressiva riapertura di bar e ristoranti non allarma di certo Alleanza coop.

«Non siamo affatto spaventati da un ritorno alla normalità – ha aggiunto Rigotti – anche perché siamo altrettanto presenti nel settore della ristorazione di qualità. Non siamo affatto preoccupati da un “ritorno del valore”, anzi. La cooperazione vitivinicola nasce come progetto di valore, nasce per dare redditività ai piccoli produttori aggregandoli, per portare all'estero produzioni che da sole non ci sarebbero mai arrivate. E sono progetti di valore anche quelli avviati dalle cantine cooperative sul biologico e soprattutto sulla sostenibilità. Prova ne è la risposta data dalla maggioranza delle cantine interpellate da Nomisma che hanno fermamente ribadito come non ritengono la leva del prezzo, ovvero della riduzione dei prezzi, una leva strategica per il futuro».

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