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Vino e pasta, Mosconi punta sull’enoturismo per crescere

Il pastificio di Luciana Mosconi ha acquisito l’azienda vitivinicola La Monacesca. L’ ad Pennazzi: «Sviluppo per crescita esterna»

di Giorgio Dell'Orefice

 Con l’acquisizione da parte del pastificio Luciana Mosconi dell’azienda La Monacesca, storica imprese del Verdicchio di Matelica ( a sinistra Aldo Cifola enologo ed ex proprietario), nasce nelle Marche un piccolo polo di eccellenza che punta sui prodotti del territorio. Il prossimo capitolo è l’enoturismo. La cantina La Monacesca sorge infatti in un bellissimo borgo che risale all'800 dopo Cristo

3' di lettura

Più che una semplice acquisizione può diventare una sorta di modello all’interno del settore agroalimentare con la creazione di un piccolo polo di eccellenze con una forte radice locale ma che insieme possono sviluppare sinergie e completarsi sul mercato. È quello messo insieme nelle Marche dal pastificio Luciana Mosconi, tra i leader nella pasta all’uovo fresca e secca che lo scorso anno ha rilevato una storica azienda del Verdiccio di Matelica, La Monacesca di Aldo Cifola che è rimasto in azienda con una quota di minoranza. Per il pastificio Luciana Mosconi - che di recente ha anche rilevato l’azienda Pasta Ercoli, storico brand marchigiano entrando anche nel segmento della semola di grano duro - l’acquisto dell’azienda vitivinicola di Matelica segna anche la prima incursione fuori del core business della pasta. L’integrazione ha già prodotto frutti visto che nei giorni scorsi è stato presentato lo spumante Ecclesia Metodo Classico prodotto da uve Chardonnay coltivate sempre nei vigneti dell’azienda e nato sotto la nuova gestione.

«Nella nostra visione di sviluppo per crescita esterna - spiega l'amministratore delegato del Pastificio Luciana Mosconi, Marcello Pennazzi – non c'era il mondo del vino. Ci ha colpito l'opportunità di rilevare un'eccellenza del nostro territorio. Un'azienda che ha in portafoglio prodotti come il Verdicchio Mirum che è da anni stabilmente tra i migliori vini bianchi d'Italia. Abbiamo così avviato una riflessione sulle possibili sinergie di business e ci siamo resi conto che mentre Luciana Mosconi è presente al 90-95% nella grande distribuzione organizzata La Monacesca è distribuito prevalentemente nel canale horeca, ovvero bar e ristoranti. Da qui riteniamo possa nascere una interessante complementarietà che garantisca nel tempo positive ricadute sul territorio in termini di investimenti, sviluppo e occupazione».

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Un “contributo”, se così si può dire, è venuto anche dal Covid. «Che da un lato ha bloccato a lungo la ristorazione - aggiunge Pennazzi - rilanciando le vendite di vino nella grande distribuzione. In questo contesto le insegne della Gdo hanno mostrato una sempre maggiore attenzione ai vini di qualità più elevata rispetto a quelli di solo prezzo. Ed è lì che è maturata la nostra decisione di rilevare la cantina perché ci siamo resi conto che La Monacesca, da un lato, poteva trovare nuovi spazi anche nei supermercati (anche con il sostegno della presenza in Gdo di Luciana Mosconi) ma che, dall’altro, poteva aprire alla pasta Luciana Mosconi una chance anche nella ristorazione. Insomma, abbiamo pensato che queste eccellenze potessero integrarsi e sostenersi in termini di comunicazione e presentazione».

Ma il progetto non si esaurisce di certo qui. Allo studio, infatti, ci sono anche altre possibili collaborazioni. «Stiamo sviluppando - ha aggiunto l'ad - possibili sinergie sulla proposta gastronomica e culinaria. Ad esempio, con la collaborazione di chef del territorio come Errico Recanati stiamo pensando a possibili abbinamenti da proporre al pubblico attraverso i canali social. Una strada che riteniamo possa elevare il tono di Mosconi e rendere più popolare l’etichetta La Monacesca che produce vini di alto livello anche se non inaccessibili. In questa ottica abbiamo anche altri progetti, che verranno fuori nei prossimi due o tre anni, oltre allo spumante Metodo Classico Ecclesia appena presentato e che punta al canale horeca più evoluto».

Il pastificio Luciana Mosconi lo scorso anno ha registrato un giro d’affari di 37 milioni di euro, ha 80 dipendenti diretti e ha prodotto 8mila tonnellate di pasta lavorando circa 2.200 tonnellate di uova (in media si utilizzano 320 grammi di uova per chilo di semola). La Monacesca dal canto suo vanta 34 ettari di vigneto, 24 dei quali a Verdicchio, 2 a Chardonnay e 8 dedicati a uve a bacca rossa quali Merlot, Sirah e Sangiovese. Un potenziale produttivo che ha margini di crescita di altri 10 ettari sui 56 che rappresentano le superfici aziendali complessive. La produzione quest’anno dovrebbe arrivare a quota 175mila bottiglie (40mila di Mirum, il vino di punta) ma l'obiettivo è di arrivare, con i nuovi ettari, a quota 300mila bottiglie entro il 2025.

E infine, ma non ultimo, il capitolo enoturismo. La cantina La Monacesca sorge in un bellissimo borgo che risale all'800 dopo Cristo. «Il borgo è stata la prima cosa che mi ha colpito - ha aggiunto Pennazzi - e riteniamo che possa fare da location per l’accoglienza e l’incoming innanzitutto degli eventi targati Luciana Mosconi. In prospettiva potrebbe essere aperto anche a eventi privati e avvenimenti. Ma l’idea che condividiamo con Aldo Cifola, è quella di sviluppare la struttura immobiliare per fare enoturismo e un wine resort. Non so quando ci riusciremo ma questo è il progetto che abbiamo in mente».

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