AGROINDUSTRIA

Vino, effetto clima sulla vendemmia. Raccolta in flessione fino al 30%

I cali maggiori registrati nelle aree del Nord Est e in Emilia-Romagna. Timori tra i produttori per gli effetti sui prezzi e la crescita degli stock

di Enrico Netti

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Lombardia. La Franciacorta è stata una delle prime aree ad avviare la vendemmia quest’anno già dal 16 agosto (Imagoeconomica)

I cali maggiori registrati nelle aree del Nord Est e in Emilia-Romagna. Timori tra i produttori per gli effetti sui prezzi e la crescita degli stock


3' di lettura

Un po’ meno e più buona. Dopo un 2018 da record oggi la vendemmia si preannuncia di qualità ma meno generosa, con cali della produzione tra il 10 e il 30% in funzione dei territori e del maltempo di primavera. La nuova annata sembra nascere sotto ottimi auspici ma a preoccupare è l’andamento del mercato perché i viticoltori lamentano che il livello di remunerazione non sempre copre i costi di produzione. In Veneto ci si attende un calo a due cifre della produzione, tra il 15 e 20% e più per il Pinot Grigio. Così la produzione dovrebbe attestarsi sui 12,8 milioni di quintali. A dirlo è il 45° Focus sulle Previsioni vendemmiali, di Veneto Agricoltura e Regione, con Avepa, Arpav e Crea-Ve, ha presentato le prime stime. «Sarà una buona vendemmia sia in termini quantitativi che qualitativi ma per il Pinot grigio ci attendiamo un calo di circa un terzo della produzione. La qualità si preannuncia molto interessante e tra un paio di settimane completeremo una ottima vendemmia - racconta Albino Armani, presidente del Consorzio Doc delle Venezie -. Ma la filiera ha abbondanti giacenze e per alcune denominazioni e i vini indifferenziati non sempre riescono a coprire i costi». Dal trevigiano patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg prevede «una produzione nella norma e di assoluta qualità grazie ai grappoli particolarmente sani e acini sviluppati in modo ottimale - spiega -. Si annuncia una annata migliore di quelle 2017 e 2018». Qui il calo della produzione è stimato intorno a un 5-6% e il presidente è preoccupato che la filiera non appesantisca gli stock. Nel Monferrato «l’integrità dei grappoli è ottima e sono già state raccolte le uve nell’Alta Langa per il Pinot nero e lo Chardonnay - dice Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato -. Nel week end si inizierà con il Moscato a seguire con il Brachetto, il Grignolino e verso il 20 settembre sarà il momento del barbera». E il clima aiuta la maturazione di quella che sarà un’ottima annata nonostante un calo tra il 10 e 15% del raccolto. Cresce la preoccupazione per la stagnazione dei prezzi all’ingrosso per i vini sfusi «perché non si coprono i costi e in più temiamo che la speculazione deprima i prezzi delle bottiglie».

Dall’Emilia-Romagna Ruenza Santandrea, coordinatrice dell’area vino dell’Alleanza delle cooperative italiane, avverte che «dai primi dati sulle uve precoci già raccolte segnalano un calo del 30% contro il 15% previsto dagli agronomi mentre vitigni come i Pinot e Chardonnay hanno grappoli piccoli con acini molto separati». Scavalcando l’Appennino in Toscana è invece previsto un aumento della produzione tra il 3 e il 5% e una crescita a due cifre per gli inediti rosati. Le stime di Confagricoltura Toscana mostrano ottimismo con una produzione intorno ai 2,2 milioni di ettolitri. «Possiamo dire che si prevede un’annata qualitativamente ottima» anticipa Francesco Colpizzi, presidente della federazione Vitivinicoltura di Confagricoltura Toscana. «Sarà una delle migliori annate del decennio - fa eco Leonardo Taschetta, presidente di Colomba Bianca, cantina sociale nel trapanese a cui oltre 2mila soci conferiscono il raccolto -. Siamo fiduciosi che il mercato si possa riprendere e i prezzi arrivino a un livello accettabile perché lo scorso anno si è rischiato di non coprire i costi».

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