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Vino, Italia leader per crescita dell’export sul 2019. Federvini: serve più sostegno

Mercato del fuori casa in ripresa, ma pesano le restrizioni dei primi mesi dell’anno: mancano ancora 19 miliardi rispetto al 2019

di Emiliano Sgambato

Vino: record storico (+7,1%) per vendite 1/o semestre

5' di lettura

Il 2021 si sta rivelando una buona annata per il settore del vino e degli spirits made in Italy, ma «non è tutto oro quel che luccica», ha avvertito la presidente di Federvini Micaela Pallini aprendo l’incontro di presentazione del nuovo Osservatorio Economico elaborato con Nomisma e Trade Lab. «Penso all’aumento dei costi dell’energia e soprattutto di quello dei noli. Un container per gli Usa è passato a costare da 2.500 euro a 10mila e con tempi molto più lunghi. Chiaramente questo mette a repentaglio margini e capacità di investimento. Per questo chiediamo che si monitori sulla eventuale presenza di posizioni dominanti», ha spiegato la presidente.

Pur in un contesto di ripresa del settore grazie soprattutto alla ripartenza dei consumi fuori casa (trend che però potrebbe essere messo in pericolo da una recrudescenza dei contagi e dal conseguente inasprimento delle misure restrittive) e al costante aumento delle vendite retail, Micaela Pallini ha messo in evidenza altre criticità: «Da un lato bisogna difendersi dagli attacchi al made in Italy portati avanti con l'introduzione di dazi o barriere normative ed inaccettabili aggressioni alle nostre denominazioni, come insegna il caso del Prosek croato, ma non solo. Pensiamo – ha spiegato – all’attacco della Slovenia al nostro Aceto Balsamico (Federvini rappresenta anche le industrie dell’aceto, oltre a quelle dei liquori e dei superalcolici e naturalmente del vino, ndr) che sono solo la punta dell’iceberg dei danni provocati dall’italian sounding».

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Pallini ha citato poi anche gli attacchi sulla dannosità dell’alcol portati avanti da Oms e Ue, affermando che invece occorre difendere «il consumo responsabile e conviviale tipico dello stile italiano». Un altro rischio, infine, è quello di «perdere opportunità sui mercati esteri», per cui Federvini richiede un sostegno forte, certo e continuativo da parte del Governo.

Sprint degli spumanti

Secondo lo studio “Vini, spiriti e aceti: Valori mercato e competitività”, curato da Nomisma , «le vendite nel canale off-trade (in sostanza supermercati e negozi, ndr) mostrano a fine settembre (secondo dati NielsenIQ) una crescita a valori del 6,1% rispetto allo stesso periodo 2020, grazie soprattutto al forte impulso dato dagli spumanti che mettono a segno un aumento del 27,5%, trainati dalle tipologie Charmat secco e Metodo Classico».

Nell’export, per i primi nove mesi dell’anno a confronto con il 2020, Nomisma evidenzia «aumenti del 14,7% negli Stati Uniti, del 6,1% in Uk, del 9,4% in Germania, del 15% in Canada, del 27% in Russia e di ben il 47,2% in Cina». L’export italiano di vino aumenta del 12,1% nei primi 8 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, contro il +6,8% della Spagna e il +10,9% della Francia, che però con la fine dei dazi nel 2020 sta correndo (+35% nel 2021 sul 2020).Negli Stati Uniti, in particolare, le esportazioni di vino italiano registrano un tasso di crescita rispetto al livello pre-pandemico (2019) che è oltre il doppio di quello fatto registrare dalla crescita dei vini spagnoli (+6,8%) e oltre il triplo di quello fatto registrare dalla crescita dei vini francesi (4,7%).

L'Italia si conferma il primo paese esportatore mondiale di vino per volumi, seguita dalla Francia che però è prima per valore delle esportazioni. Sui mercati internazionali i vini italiani scontano infatti, rispetto a quelli francesi, una differenza di prezzo che non trova giustificazioni sotto il profilo della qualità, con i rossi di Bordeaux che escono dai confini francesi a 14 euro al litro, quelli piemontesi non vanno oltre i 9,4 euro mentre i toscani non arrivano a 8.

Una dinamica a cui «sono in parte accomunati anche gli spiriti italiani». Sui mercati internazionali «l'eccellenza dei prodotti italiani dovrà pertanto essere meglio valorizzata anche e soprattutto sotto il profilo economico», commenta l’Osservatorio.

Aperitivi e grappe protagonisti

Anche gli spirits registrano nei primi 9 mesi del 2021 una forte crescita delle vendite nel canale off-trade: +8,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. La gran parte delle vendite è da ricondurre a distillati ed acquaviti (44% del totale in valore), con un ruolo di primissimo piano della grappa. le performance migliori sono però degli aperitivi: + 23,8% sul 2020.

«A trainare le vendite degli aperitivi alcolici – spiega una nota – è il fenomeno del mixology che da quando è scoppiata la pandemia non è più solo legato alle occasioni di consumo fuori casa ma è sempre più diffuso anche tra le mura domestiche»

Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di destinazione per i liquori italiani e registrano, negli 8 mesi, una crescita del 21% rispetto al 2020, seguono la Germania (+20%), il Regno Unito (+43%), la Francia (-41%) e il Canada (+22%). Per la Grappa, che sempre nel periodo considerato cresce sensibilmente su tutti i principali mercati, i principali paesi di destinazione sono Germania (+30%), Svizzera (+27%), Austria (+18%), Canada (+48%) e Usa (+46%).

Sia per i vini che per gli spirits le performance di mercato sono trainate dalle imprese di grandi dimensioni: «Dall’analisi effettuata sui bilanci del 2015-2020 emerge che nel comparto del vino le imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato hanno aumentato i ricavi del 22,1%, quelle tra i 10 e 50 milioni, del 15,3% e quelle tra 2 e 10 milioni».

Il successo dell’aceto Balsamico

Per quanto riguarda gli aceti, è da rilevare l'ottimo andamento dell'Aceto Balsamico le cui vendite nel canale off-trade italiano crescono del 4,3% nei primi 9 mesi dell'anno, a fronte di un trend di generale contrazione per la categoria (-5%). Positivi anche i trend sui mercati internazionali, soprattutto sul principale mercato di riferimento, gli Stati Uniti, dove le esportazioni segnano un aumento del +24% nel periodo gennaio-agosto 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. In crescita anche le vendite in Francia mentre soffrono le esportazioni in Germania e Regno Unito.

Fuori casa: mancano ancora 19 miliardi sul 2019

L'andamento del consumo “fuori casa” di vini e spiriti, oggetto dello studio condotto da TradeLab, evidenzia la dimensione dell'impatto delle chiusure determinate in relazione alla pandemia e il ruolo di vini e spiriti nei momenti di convivialità. Nel 2021 il consumo di cibi e bevande fuori casa si prevede registrerà un fatturato di 66 miliardi di euro, in crescita del 22% sul 2020 ma inferiore di 19 miliardi di euro a quanto fatto registrare nel 2019.

Nel paragone con il 2019, vini e spiriti registrano nel 2021 un andamento migliore (-5%) rispetto all'intero mercato dei consumi fuori casa (-23%) e in linea con il trend delle riaperture: +156% secondo trimestre su primo trimestre e + 106% terzo trimestre su secondo trimestre. Nel periodo estivo sono stati consumati 170 milioni di aperitivi fuori casa e 101 milioni di cocktails, oltre 1 milione al giorno.


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