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Vino italiano leader dell’export negli Usa

La Francia al secondo posto. Tra le ragioni i dazi americani che hanno colpito il prodotto transalpino ma non quello italiano

di Giorgio dell'Orefice

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(stefanopez - stock.adobe.com)

La Francia al secondo posto. Tra le ragioni i dazi americani che hanno colpito il prodotto transalpino ma non quello italiano


2' di lettura

Il Covid-19 non ferma il vino italiano negli Usa, anzi lo rilancia. Nei primi otto mesi dell’anno infatti secondo i dati delle dogane statunitensi rielaborati dall'Osservatorio Vinitaly-Nomisma l’Italia è tornata primo fornitore di vino degli Stati Uniti con un fatturato di 1,16 miliardi di euro contro i 997 milioni della Francia. A fare la differenza i dazi Usa che hanno colpito i vini francesi ma non quelli italiani e così l’export made in Italy è cresciuto del 2,6% rispetto allo stesso periodo della scorso anno (quando il Covid-19 non c’era) mentre i francesi hanno lasciato sul terreno il 25,7% del fatturato.
Molto bene le vendite on line che per le etichette made in Italy hanno fatto segnare incrementi a doppia cifra. Ma ancora meglio è andata nella grande distribuzione americana. Sugli scaffali i vini italiani nel periodo clou del lockdown (27 aprile-12 luglio) sono cresciuti del 39%.

L’Italia inoltre è l'unico dei principali fornitori del mercato americano a registrare un segno positivo visto che oltre alla debacle francese hanno perso terreno anche la Spagna (-11,8%) e la Germania (-34,4%). «Oggi il Belpaese – ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – detiene una quota di mercato sulle importazioni Usa di vino che si avvicina al 35%, un record raggiunto grazie alla congiuntura e a un rapporto qualità-prezzo più che mai competitivo. Ora serve mantenere le distanze e riallineare i segmenti di mercato penalizzati dal Covid-19 attraverso un’accelerazione della promozione made in Italy. Noi cominceremo dal nostro evento a novembre wine2wine exhibition, evento fisico e digitale con diverse masterclass e incontri B2B proprio con buyers Usa».

Il forte recupero dell’export made in Italy negli Usa non è pero solo figlio dei dazi che stanno penalizzando il competitor francese come emerso dal webinar effettuato da Vinitaly-wine2wine (in collaborazione con Colangelo & Partners, uno dei principali importatori Usa di vino). Secondo Heini Zachariassen, fondatore della principale app enologica al mondo, Vivino: «In questi mesi abbiamo assistito agli incrementi di acquisto più forti di sempre da parte dei nostri 46 milioni di utenti, con crescite in tripla cifra nei 5 mesi di emergenza. Nel periodo abbiamo registrato un punto di svolta per i fine wine italiani, soprattutto Amarone, Brunello di Montalcino e in genere per i rossi toscani».

Sulla stessa lunghezza d'onda Michael Osborn fondatore del portale Wine.com. «In questi mesi abbiamo triplicato gli utenti – ha detto – che inoltre hanno fatto crescere del 53% gli acquisti di vino italiano».«Negli Usa il business vitivinicolo si sta dimostrando resiliente – ha commentato l'importatore Gino Colangelo – . Inoltre in questo momento le bottiglie made in Italy sono favorite perché la categoria che sta registrando la maggiore crescita è quella di fascia alta (oltre i 50 dollari), che corrisponde al profilo delle grandi aziende del Belpaese».

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