Strategie

Vino, Masi rilancia sul bio Intese per i mercati esteri

Il gruppo guidato da Boscaini e Girotto ha ampliato l'offerta di prodotti green Alleanze con nuovi distributori internazionali. Stop ai dividendi, cresce il patrimonio

di Matteo Meneghello

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Una veduta della cantina di Gargagna

Il gruppo guidato da Boscaini e Girotto ha ampliato l'offerta di prodotti green Alleanze con nuovi distributori internazionali. Stop ai dividendi, cresce il patrimonio


3' di lettura

Il dna aziendale, fatto di tradizione, attaccamento alla terra e al territorio (il Veneto) negli anni non è cambiato, e nemmeno c’è l'intenzione di farlo. Quello che deve cambiare è semmai l’impronta, il «footprint», per fare in modo che aumenti la capacità dell’azienda di creare valore. I numeri dell’ultimo bilancio, d’altra parte, parlano chiaro. Il gruppo Masi ha chiuso il 2019 con ricavi per 64,9 milioni, praticamente invariati rispetto all’anno precedente, mentre l’ebitda è leggermente calato a 11,2 milioni (erano stati 12,3 nel 2018). Il business di una realtà come Masi deve confrontarsi con un mercato maturo. «Non siamo certo aiutati da movimenti inerziali del settore» conferma l’amministratore delegato, Federico Girotto. Per questo motivo il gruppo è al lavoro per creare valore incentivando la crescita organica in mercati che, dopo un’attenta ricognizione, ha riconosciuto come strategici. L’azienda ha provveduto così in poco tempo a cambiare distributore in Russia (l’anno scorso), in Germania (all’inizio di quest’anno) e, da poche settimane, anche in Usa. «In questi paesi il marchio è posizionato da tempo nei migliori ristoranti, con un punto prezzo in linea con la nostra strategia, ma per motivi diversi non si è mai espresso nei volumi che merita» prosegue l’amministratore delegato. Per questo motivo è stato deciso un cambio di passo a livello distributivo, e Masi si è affidato alle cure di un colosso come Beluga group in Russia, di Eggers&Franke in Germania e, recentemente, di S.Margherita in Usa. «Non abbiamo cambiato per il gusto di cambiare - spiega Girotto -, ma abbiamo costruito un progetto distributivo su fondamentali diversi, adeguati alla promozione di un marchio premium come il nostro».

In Usa il vino italiano ha recentemente evitato il rischio di un inasprimento dei dazi all’esportazione da parte del Governo Trump. «Era un pericolo vero - spiega Sandro Boscaini, che oltre a essere presidente del gruppo Masi è anche leader di Federvini -. Il mercato Usa è per il vino italiano il primo per valore. Per Masi è un obiettivo primario in potenza, anche se ora non esprime appieno le nostre aspettative».

Tirato un sospiro di sollievo con Trump («ma è solo una battaglia vinta, la guerra non è finita visto che aspettiamo le decisioni previste dalla finestra di agosto»), la vera incognita è il Coronavirus. «Sta inevitabilmente impattando sui tempi di applicazione delle nostre strategie - prosegue Boscaini -. Abbiamo da subito messo in sicurezza l’operatività minima, salvaguardando i lavoratori ed estendendo lo smart working dove possibile. Al momento non abbiamo ancora dovuto rivedere le strategie, ma se l’attività dovesse restare ferma a lungo, se i flussi di cassa dovessero ridursi notevolmente, allora dovremmo aggiustare in corsa i nostri progetti. Ma per ora si va avanti così: questi sono i pilastri della nostra crescita, è il percorso in cui crediamo e che abbiamo presentato in occasione della quotazione all’Aim».

Dal debutto in Borsa dello scorso ottobre a oggi, complice la difficile situazione dei mercati finanziari, il titolo di Masi Agricola ha perso oltre il 30% del valore. L’anno scorso l’azienda ha generato un utile di 4,3 milioni, ma la proposta iniziale di dividendo, 7 centesimi di azione, è stata ritirata nei giorni scorsi, e ora i 2,250 milioni di euro destinati a remunerazione dei soci saranno riportati a nuovo, insieme all'utile, con l'obiettivo di rafforzare il patrimonio della società, pari a 128,5 milioni di euro.

Il primo progetto a essere congelato a causa di Covid-19 è al momento l’apertura del winebar a marchio Masi a Monaco (il primo all’estero gestito direttamente dal gruppo), in Maximilianstrasse. Si tratta dell’ottava location di un piano che prevede tendenzialmente un’apertura all’anno, cardine della Masi wine experience, a sua volta tassello fondamentale nel percorso di creazione di valore concepito dal gruppo. «Tutto è pronto, pensavamo di aprire prima dell’estate; ora, anche a causa di qualche rallentamento burocratico-amministrativo, dobbiamo valutare bene la situazione - spiega Federico Girotto -. Quando il mercato ripartirà, comunque, è naturale che saranno le principali città d’Europa le prime a beneficiare del riflusso e per questo confermiamo le nostre scelte in favore di top location». Ancora nessuna indicazione, invece, sulla prosecuzione del percorso con l’individuazione della nona location, prevista secondo il programma per l’anno prossimo.

L’elaborazione progettuale sul prodotto resta viva. L’anno scorso dai vigneti in Toscana è stato prodotto un nuovo vermentino biologico, mentre tra le novità di quest’anno l’azienda segnala il Moxxé Rosè, spumante con appassimento (è il dna tecnico del gruppo, che ha il core business nell’amarone) e due Lugana biologici, Lunatio e Beldosso. «Quando la gente inizierà a uscire dalle case - spiega Sandro Boscaini - ci ritroverà dove siamo da secoli, con i piedi ben piantati nel vigneto, e la capacità di portare avanti valori veri con la nostra produzione».

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