Vinitaly

Vino, patto tra cantine e grande distribuzione per frenare la corsa dei prezzi

La grande crescita dei costi produttivi nella filiera del vino innescati dalla bolletta energetica rischia di tradursi in una caduta dei consumi

di Giorgio dell'Orefice

Al Vinitaly di Verona le nuove sfide del vino italiano

3' di lettura

Un patto tra cantine e insegne della grande distribuzione per mitigare l'impatto dell'escalation dei costi produttivi. È la proposta emersa al Vinitaly di Verona per evitare che la grande crescita dei costi produttivi nella filiera del vino innescati dalla bolletta energetica (le industrie del vetro e del cartone per gli imballaggi sono fortemente energivore) si traduca in una caduta dei consumi, dalla tavola rotonda tra imprese produttrici e insegne della grande distribuzione.

Ipermercati e supermercati rappresentano il primo canale di vendita in Italia del vino e soprattutto nella fase della pandemia e del lockdown hanno visto crescere le vendite di vino e hanno anche riposizionato verso l'alto la propria offerta. Un trend che però l'attuale congiuntura rischia di bloccare.

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Una filiera dalla vigna alla tavola

A rompere il ghiaccio alla tavola rotonda sul tema caldo dei prezzi il rappresentante dell’Unione italiana vini (e direttore marketing di Caviro) Benedetto Marescotti. «Serve condivisione e collaborazione - ha spiegato Marescotti - tra produttori e trade, una filiera vera dalla vigna alla tavola. Possiamo affrontare l'attuale crisi inflattiva solo in trasparenza, a garanzia del settore produttivo, della distribuzione e certamente non ultimo, dei consumatori». «Vogliamo continuare - ha aggiunto il responsabile beverage di Carrefour Italia, Gianmaria Polti - nel percorso di miglioramento dell’offerta per i nostri clienti sia per quanto riguarda la selezione che la promozione delle cantine e dei nostri prodotti a marchio, in una categoria che per Carrefour resta strategica».

Preoccupazione e ottimismo

Preoccupazione, ma anche ottimismo, sono stati espressi da Mirko Baggio, rappresentante di Federvini (e Responsabile Vendite Gdo Italia di Villa Sandi. «Dopo Pasqua - ha detto Baggio - l'inflazione si farà sentire nel comparto vino e spumanti, ma la forte crescita che hanno avuto nel 2021 le tipologie nel segmento premium fa ben sperare e ci fa pensare che un riposizionamento di tutto il comparto sia necessario per compensare gli elevati aumenti che ci sono stati per la materia prima vino e per i materiali secchi (ovvero bottiglie, etichette, tappi e materiali da imballaggio ndr)».

L’incognita dei prossimi mesi

«La vera incognita sull'andamento del mercato - ha concluso il responsabile beverage di Coop Italia, Francesco Scarcelli - riguarderà i prossimi mesi quando i nuovi listini andranno a scaffale, contestualmente al calo del potere di acquisto del consumatore finale, agli aumenti dei materiali di packaging e dei costi energetici e alle conseguenze sociali e economiche che il conflitto Russia/Ucraina sta generando: tutto questo porterà inevitabili effetti sulle vendite con una contrazione dei volumi».

L’impatto su vetro e tappi

Il tema dei costi e il loro effetto sui prezzi di vendita è l'argomento più dibattuto nel corso del Vinitaly 2022. Se ne è parlato nel corso di un incontro sull'impatto del conflitto tra Russia e Ucraina sulla vita delle aziende vitivinicole. «Gli incrementi in termini assoluti per le imprese del vino – ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini - sono in media di 6.886 euro secondo l'analisi Coldiretti su dati Crea. Le aziende vitivinicole Made in Italy si sono trovate a fronteggiare aumenti unilaterali da parte dei fornitori di imballaggi che arrivano oggi a pesare sui bilanci per oltre un miliardo di euro. Una bottiglia di vetro costa più del 30% in più rispetto allo scorso anno, mentre il prezzo dei tappi ha superato il 20% per quelli di sughero e addirittura il 40% per quelli di altri materiali. Per le gabbiette per i tappi degli spumanti gli aumenti sono nell'ordine del 20% ma per le etichette e per i cartoni di imballaggio si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%. Ma, soprattutto, i prezzi degli ordini cambiano – ha concluso Prandini - ormai di settimana in settimana, rendendo peraltro impossibile una normale programmazione economica nei costi aziendali».

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