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Vino sostenibile, verso uno standard unico della filiera

Il lavoro avviato nei mesi scorsi ha puntato alla messa a punto di un minimo comune denominatore tra i quattro principali standard attualmente in vigore: se ne è parlato a Milano, nell’ambito di Simei Enovitis.

di Giorgio dell'Orefice


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(© Wolfgang Kaehler)

3' di lettura

Rush finale sul vino sostenibile. Si terrà infatti nei prossimi giorni la riunione, probabilmente decisiva, tra gli attori della filiera sulla definizione di uno standard unico di sostenibilità nel settore del vino. Un articolato lavoro di sintesi portato avanti dal ministero delle Politiche agricole mediante un gruppo di lavoro coordinato dal capodipartimento Mipaaf, Giuseppe Blasi.

Il lavoro avviato nei mesi scorsi ha puntato alla messa a punto di un minimo comune denominatore tra i quattro principali standard attualmente in vigore. Si tratta di sistemi Viva e SQPNI (sistema di qualità nazionale per le produzioni integrate) messi a punto rispettivamente dal ministero dell’Ambiente e da quello delle Politiche agricole ai quali vanno aggiunti i due principali standard privati che sono Equalitas che fa capo a Federdoc e Tergeo che invece è stato messo in piedi dall’Unione italiana vini.

Nei mesi scorsi il gruppo di lavoro istituito al Mipaaf è riuscito nel frattempo a arrivare a un primo importante risultato: quello di ricondurre a un unico schema tutti i differenti sistemi precedentemente in vigore a livello regionale. Adesso occorre compiere l'ultimo miglio.

Di questo se ne è parlato nei giorni scorsi a Milano, nell'ambito di Simei Enovitis, il salone dedicato alle tecnologie per la cantina e il vigneto organizzato dall'Unione italiana vini. Uno sforzo, questo della sintesi tra i vari sistemi di certificazione che ha obiettivi precisi: da un lato sta emergendo con forza in questi anni uno spazio di mercato sempre più significativo dedicato alle produzioni “green” e dall'altro, in prospettiva di medio termine, si guarda alla prossima riforma della Politica agricola comune sulla l'unico elemento certo è che i temi ambientali rivestiranno un ruolo chiave.

«Sotto il profilo del mercato – ha spiegato nel corso dell'incontro di Milano, Emanuele Di Faustino di Nomisma – se il trend generale è quello di una sostanziale tenuta dei consumi mondiali con un calo più pronunciato nei paesi tradizionali tuttavia ci sono negli ultimi anni alcune tendenze positive che sono da un lato il boom degli spumanti (passati da un peso sul totale dei consumi del 7% nel 2008 a uno del 17% di oggi) e dall'altro dal positivo trend dei vini biologici e sostenibili. Nel 2013 appena il 2% dei consumatori sosteneva di aver avuto almeno un’esperienza di consumo green, oggi questa percentuale è salita al 41%».

Il problema da affrontare però è che proprio tra i consumatori c’è ancora grande confusione su quale sia il significato di sostenibilità, la stragrande maggioranza li confonde con i vini biologici «e l’unico messaggio chiaro – ha aggiunto Di Faustino – è che si tratta di prodotti cui è legato un prezzo e una qualità superiori alla media».

E proprio nell'ottica di migliorare la comprensione dei vini sostenibili da parte del mercato che è fondamentale fare chiarezza nei diversi standard produttivi. «Le prospettive sono molto positive – ha aggiunto Alessandro Barbieri di Valoritalia -. In questi ultimi anni abbiamo assistito a una crescita delle superfici di vigneto per produrre vini bio anche in assenza di contributi pubblici che invece erano stati il driver delle conversioni (dal convenzionale al biologico) negli scorsi anni».

«Le produzioni sostenibili rappresentano un segmento premium del mercato – ha aggiunto il direttore di Equalitas, Stefano Stefanucci –. Nel 2014 i progetti di viticoltura sostenibile sul mercato erano almeno 14, quindi in questi anni già un lavoro di sintesi è stato effettuato. Occorre ora affrontare l’ultimo step. Noi auspichiamo una sorta di doppio binario nel quale ci sia sistema unico nazionale valido per tutti e un secondo di livello superiore con regole ancora più stringenti».

«La sostenibilità in viticoltura – ha aggiunto Giovanni Rizzotti dell'Unione italiana vini – dovrebbe essere quasi un imperativo per quelle aree del paese nelle quali è più diffusa la viticoltura e dove spesso proprio sui temi della sostenibilità si generano conflitti tra le popolazioni residenti e il mondo produttivo come ad esempio sull’uso della chimica nei vigneti».

«Che la sensibilità nei confronti della certificazioni e delle garanzie sulla qualità delle produzioni stia rapidamente crescendo anche sui mercati esteri – ha concluso il presidente di Valoritaila, Francesco Liantonio – è testimoniata anche dall'importante via libera che stiamo per avere dalle autorità americane che stanno per autorizzarci ad effettuare sul territorio Usa, controlli di certificazione sui quantitativi di Pinot Grigio made in Italy esportato allo stato sfuso e imbottigliato negli Stati Uniti. Se non è una rivoluzione poco ci manca».

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