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Vino toscano nel 2016 tradito dai mercati extra-Ue

di Silvia Pieraccini


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3' di lettura

Per sei anni – dal 2010 al 2015 – ha continuato a crescere a ritmi sostenuti, addirittura a doppia cifra. Ora, dopo una cavalcata straordinaria, si ferma la corsa sui mercati esteri del vino toscano, che chiude il 2016 con una flessione nell’ordine del 5% (stime Regione Toscana) e si attesta sugli 858 milioni di euro. La proiezione regionale è particolarmente negativa, considerato che gli ultimi dati Istat, riferiti ai primi nove mesi 2016, segnano “solo” -0,4%.
Ma il calo di vendite estere non colpisce allo stesso modo tutti i vini toscani: quelli Dop (Doc e Docg) – molti dei quali in questi giorni presentano le ultime annate a stampa e operatori nelle “Anteprime” organizzate a Firenze, San Gimignano, Montepulciano e Montalcino dai rispettivi consorzi - hanno segnato l’anno scorso una crescita del 2% “a conferma che il mercato premia sempre più i prodotti di qualità”, afferma la Regione. Ancora piatto resta invece il mercato italiano, che vale circa il 30%.

A “tradire” nel 2016 sono stati soprattutto i Paesi extra-Ue (gli Usa sono il primo mercato di sbocco del vino toscano), mentre hanno continuato a marciare le vendite nell’Unione europea.
Per la Toscana - una delle regioni sul podio dell’export (col Veneto, leader assoluto e ancora in crescita grazie al Prosecco, e il Piemonte, anch’esso in flessione) - si tratta di una ferita da curare in fretta, anche se non sarà facile perché il 2017 s’annuncia un anno altrettanto complicato.
Le incertezze presenti sullo scenario internazionale, soprattutto nelle aree emergenti in cui la domanda è stata più dinamica negli ultimi anni, incidono in maniera pesante. A questo si aggiungono i proclami di protezionismo della nuova presidenza americana Trump, che ha messo nel cassetto anche il controverso trattato di libero scambio Ttip.

«L’aver accantonato il trattato può far sorgere qualche preoccupazione, anche se quel testo non era favorevole alla difesa delle denominazioni - spiega Giovanni Busi, presidente del consorzio del Chianti, il più importante vino toscano (vale un terzo della produzione) con 800mila ettolitri e 87 milioni di bottiglie - ma per il resto, considerando che la grande ristorazione negli Stati Uniti è basata sulla cucina italiana e francese, vedo difficile andare a colpire i vini di questi Paesi. In ogni caso è difficile fare previsioni, siamo tutti qui ad aspettare, spero in un anno stabile magari con un leggero segno positivo».
Il vino Chianti nel 2016 ha segnato -2% nei volumi (contati sulla base delle fascette rilasciate dal consorzio), ma si è confortato col fatto che nella grande distribuzione italiana, uno dei canali fondamentali nel Belpaese, le vendite sono cresciute dell’8,4% grazie alle campagne promozionali attuate con Coop e Conad, che hanno portato 1 milione di bottiglie in più. La flessione è imputabile dunque all’estero, che pesa per il 70% e si concentra in Usa, Germania, Inghilterra e Svizzera. Gennaio 2017 è partito con +5% di fascette consegnate, ma è presto per gridare vittoria.

Vede rosa invece il consorzio del Chianti Classico, 285.459 ettolitri venduti nel 2016 (sulla base delle fascette), in crescita dello 0,7% sull’anno precedente che era stato assai brillante. «Dopo sei anni di crescita avevamo messo in conto che ci fosse una fermata, e invece siamo riusciti a crescere lo stesso», afferma Giuseppe Liberatore, direttore del consorzio del Chianti Classico, che si dice «tranquillo» anche per l’andamento di quest’anno: «La vendemmia 2016 ha una produzione inferiore all’anno precedente, e questo significa che le giacenze saranno abbattute e i prezzi rimarranno stabili - aggiunge -. Certo, il mercato americano ha qualche incognita, ma speriamo non ci siano brutte sorprese».

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