emergenza coronavirus

Vino, la Ue mette in campo nuove misure. Per l’Italia budget oltre i 300 milioni

Le misure adottate da Bruxelles prevedono una sospensione delle norme antitrust per un periodo massimo di sei mesi e un aumento del contributo ai piani nazionali

di Giorgio dell'Orefice

Record Italia per export vino nonostante Covid-19

Le misure adottate da Bruxelles prevedono una sospensione delle norme antitrust per un periodo massimo di sei mesi e un aumento del contributo ai piani nazionali


2' di lettura

La Commissione Ue rafforza i sostegni a favore del vino europeo, uno dei comparti più colpiti dall’emergenza Coronavirus soprattutto a causa della chiusura della ristorazione internazionale che ha di fatto chiuso il principale canale di mercato di molte cantine italiane ed europee. Uno sbocco che veicola il 30% dei volumi di vino europeo ma arriva al 50% del fatturato.

Una boccata d’ossigeno per i produttori

Le misure adottate da Bruxelles prevedono una sospensione delle norme antitrust per un periodo massimo di sei mesi per consentire alle imprese di pianificare le proprie attività di produzione, di stoccaggio e promozionali. In particolare sono le misure di controllo della produzione e quindi dell’offerta, per sostenere i prezzi, che in passato rischiavano di essere contestate in base alla normativa antitrust.

Budget di oltre 300 milioni per l’Italia

In un frangente di crisi come l’attuale nel quale le imprese hanno consistenti giacenze invendute e mentre alle porte si avvicina la vendemmia 2020 una misura del genere può fornire una significativa boccata d’ossigeno ai produttori.In secondo luogo è stato disposto l’innalzamento del contributo Ue sui piani nazionali di sostegno dal 60 al 70%. Si tratta di piani gestiti a livello nazionale (per l’Italia è disponibile un budget di oltre 300 milioni di euro l’anno) per investimenti che vanno dalla ristrutturazione dei vigneti, agli investimenti tecnologici in cantina a, soprattutto, gli investimenti promozionali sui mercati esteri.

Destinato all’export il 50% delle bottiglie

Quest’ultima tipologia di intervento è considerata di grande importanza strategica per far ripartire le vendite di vino sui mercati esteri. Va ricordato che l’Italia spedisce fuori dei confini nazionali oltre il 50% delle bottiglie prodotte.Queste misure erano molto attese dai produttori anche perché gli interventi fin qui autorizzati da Bruxelles come la distillazione di crisi o gli aiuti allo stoccaggio, andavano a supportare soprattutto la fascia di prodotto a minor valore lasciando senza alcun paracadute i vini di maggiore qualità, per giunta quelli più esposti alla (prolungata) serrata di bar e ristoranti.

In calo consumi e esportazioni

«Quest’anno – si legge in una nota della Commissione – si prevede che il consumo di vino in Europa calerà dell’8%, con effetti più pesanti per i vini e spumanti di fascia medio alta. E questo perché si prevede che la crescita dei consumi domestici che si è registrata nel corso del lockdown non sarà in grado di compensare perdite dovute alla chiusura di bar e ristoranti. Parallelamente le esportazioni europee sono calate del 14% a causa della frenata della domanda mondiale e dei dazi aggiuntivi sul primo mercato al mondo, quello Usa». Dazi che hanno colpito in primo luogo i vini francesi e spagnoli risparmiando, finora ma non è detto che sarà sempre così, quelli italiani.

«Si tratta di una vittoria del gioco di squadra – hanno commentato gli europarlamentari italiani, Paolo De Castro e Herbert Dorfmann -: il Parlamento europeo ha fatto proprie le richieste tra gli altri dei produttori italiani e costretto la Commissione ad agire per sostenere i settori dell’agroalimentare più colpiti dalle conseguenze della crisi. Abbiamo inoltre chiesto al Commissario Ue all’Agricoltura di riferire e fare il punto della situazione entro la fine di settembre in modo da valutare l’eventualità di adottare ulteriori misure di sostegno».

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