intervista al nuovo ceo

Violante (Ceo Arduino): obiettivo triplicare il fatturato in tre anni

di Guido Romeo

Fabio Violante

2' di lettura

Triplicare il fatturato nei prossimi tre anni per arrivare intorno ai 60 milioni di euro nel mondo dell'IoT. È questa la scommessa di Fabio Violante, il nuovo Ceo di Arduino, probabilmente il brand italiano più conosciuto nel digitale e divenuto un'icona per le sue pionieristiche schede open-source. Ideato nel 2003 da Massimo Banzi, David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino e David Mellis presso l'Interaction design institute di Ivrea, la piattaforma hardware per il”making” e l’IoT italiana più famosa del mondo non ha avuto vita facile a causa delle controversie tra i fondatori che hanno visto contrapposte due registrazioni del marchio in Usa e in Europa.

«Oggi la società è pienamente sotto il controllo di Massimo Banzi, David Cuartielles, David Mellis e Tom Igoe attraverso la loro società Bcmi, della quale ho anch'io una piccola quota – spiega durante Frontiers of Interactions il nuovo Ceo Violante, calabrese di 44 anni con alle spalle un dottorato al Politecnico di Milano e un'amicizia di lunga data con Massimo Banzi – e l'obiettivo è espandere il business sviluppando diversi prodotti per tre fasce di clienti: le aziende, i consumatori e il mondo educational. In più, puntiamo a sviluppare l'ambiente cloud perché il software è uno degli elementi distintivi di Arduino».

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Una community di 300mila persone

Violante ha alla spalle il successo di Neptuny, la spin-off del Politecnico di Milano ceduta nel 2010 agli americani di Bmc, ed è uomo di software. «Arduino ha una community di 300mila persone che è una grande ricchezza per sperimentare e rendere più facile la configurazione software delle nostre schede». Sul fronte hardware, oltre al nuovo e più potente Arduino Mkr Zero (pensato espressamente per audio e musica), l'azienda piemontese punta a sviluppare anche una linea di prodotti che mantengano la libertà di fare “tinkering”, ma molto più facili da configurare anche per chi non è un provetto geek o ha poco tempo.

«Delocalizzare? Non ci interessa»
A chi gli chiede se la produzione delle schede, oggi localizzata a Strambino, vicino a Ivrea, sarà delocalizzata per aumentare i volumi, il nuovo Ceo risponde senza esitazione: «No, il nostro hardware costano circa 20 euro, molto più dei cloni asiatici, ma sono curati in maniera maniacale e per questo molto apprezzati dalla community di utilizzatori. Questa qualità manifatturiera non si trova in Asia: caratteristica più evidente sono le scritte e le indicazioni sulle diverse parti della scheda, pensate per favorire l'interazione e la facilità di configurazione anche per i neofiti».

La prospettiva di una quotazione in borsa non sembra spaventare Violante, ma non è per domani: «Con la community che abbiamo è certamente uno sbocco possibile, ma prima di tutto dobbiamo costruire un'azienda di successo. Il nostro obiettivo è permettere alle piccole e medie imprese manifatturiere di tutto il mondo, e in particolare italiane, di installare facilmente un sensore sui propri macchinari ed entrare finalmente nell'industria 4.0 e nel mondo dell'Internet of Things».

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