8 marzo

Violenza domestica, la Polizia agli agenti: «Allerta su tutti i segnali sospetti»

Un decalogo alle questure per scongiurare le svolte più tragiche

di Marco Ludovico

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3' di lettura

Mai più tentativi di composizione delle liti, meri risconti burocratici, relazioni di servizio finite nei cassetti. Sulla violenza domestica e di genere la Polizia di Stato cambia la strategia di intervento. Da alcuni giorni la direzione centrale Anticrimine, guidata da Francesco Messina, presso il dipartimento di Ps diretto da Lamberto Giannini, ha emanato una circolare a tutte le questure. Con una tabella dettagliata di azioni di accertamento e approfondimento quando arrivano i segnali di allarme. Anche i più lievi.

I segnali fuorvianti delle vittime

Messina ricorda ai colleghi: «Spesso le vittime esitano (il corsivo è nella circolare, n.d.r.) a rivolgersi alle Forze di polizia, anche a causa della particolare condizione psicologica in cui si trovano. Non di rado tendono a giustificare atteggiamenti aggressivi del partner, o ex partner, e a fornire agli operatori di polizia che intervengono un quadro fuorviante della reale situazione di rischio». In realtà ci sono stati diversi, troppi casi, dove l’apparenza ha ingannato. Con un finale atroce, terribile.

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Attenzione massima ai minori

«Specifica cura» ci vorrà, se ci sono, per i minori. Con «particolare attenzione anche a segnali apparentemente impercettibili, ma rivelatori di violenza subita o assistita». Come «agitazione, pianto, paura, timore nei confronti dei genitori, mutismi selettivi protratti». Va «evitato che siano presenti, unitamente ai genitori, nel corso delle attività» di polizia. E se sono assenti è «necessario accertare» dove stanno. Sono i più fragili. Da proteggere subito. Fino a valutare «l’eventuale adozione di interventi per l’allontanamento del minore» o un «intervento assistenziale.

Radiografia accurata dei segnali

L’indicazione è perentoria: nulla va trascurato tra i segnali rilevati o da scorgere. «Vanno sempre descritti e documentati accuratamente e dettagliatamente lo stato dei luoghi e le lesioni visibili (ecchimosi, ferite da taglio, abrasioni, ecc.) fotografando, se necessario, la scena». Ed è necessario «procedere alla refertazione presso una struttura sanitaria delle eventuali lesioni presenti sulla persona offesa». Gli agenti devono sempre chiedere «alla vittima se ha in corso un procedimento di separazione, divorzio e/o relativo all’affidamento dei figli». I casi di cronaca di uomini che hanno fatto una strage in famiglia dopo la richiesta di separazione ormai si ripetono.

Uno “Scudo” per alzare la protezione

Gli agenti devono trasmettere le relazioni di servizio e gli altri atti «comunque si siano conclusi» alle squadre mobili e le divisioni anticrimine: a queste ultime toccherà «un ulteriore, qualificato approfondimento». Il tono della circolare fa intendere: non possiamo farci sfuggire più nulla. I poliziotti e i carabinieri, nella fase di primo intervento, hanno a disposizione l’applicativo denominato “Scudo” dove possono già verificare se i soggetti coinvolti sono già segnalati. I dirigenti degli uffici generali soccorso pubblico e dei commissariati saranno i primi a valutare i rapporti informativi. Priorità assoluta: «Prevenire il verificarsi di situazioni di possibile pericolo che la stessa vittima potrebbe sottovalutare».

Massimo allarme in caso di scarcerazione

Nella nota del dipartimento del ministero dell’Interno guidato da Luciana Lamorgese - oggi, 8 marzo, il ministro in un messaggio alle donne ha detto: «Denunciate le situazioni di pericolo» - è raccomandata ai questori anche la massima allerta di fronte alle scarcerazioni. I casi di uomini violenti che hanno ripreso a delinquere in casa dopo essere usciti dal carcere fino a uccidere sono noti. I questori devono essere in contatto continuo con i direttori degli istituti di pena. Le divisione anticrimine, di conseguenza, conoscere «con congruo anticipo la data di scarcerazione» dei sospettati per allestore tutte le forme di vigilanza e prevenzione. Fondamentale, poi, ogni confronto con gli uffici giudiziari. Ma anche il ricorso agli strumenti di prevenzione del questore, come l’ammonimento, in base - ricorda il prefetto Messina - alle linee guida elaborate e diffuse dal dipendente Servizio Centrale Anticrimine».

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