Il pacchetto Lamorgese

Violenza sulle donne, in arrivo la stretta: braccialetto elettronico o rischio domiciliari

Ministero dell’Interno e della Giustizia stanno affinando un pacchetto di norme più severe contro i ripetuti episodi di aggressioni e persecuzioni

di Marco Ludovico

(Ansa)

2' di lettura

Il lavoro tra gli uffici legislativi dei ministeri dell’Interno e della Giustizia si è fatto continuo e serrato. Gli episodi di cronaca sono orribili e si ripetono. Secondo i dati della Direzione anticrimine del dipartimento di Ps guidato dal prefetto Lamberto Giannini sono 89 le donne vittime ogni giorno di reati di genere. E il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha annunciato una stretta normativa in arrivo. Interviene sul codice penale per aggiornarlo. Occorre così un’intesa tecnica con i titolari della materia, gli uffici del dicastero guidato da Marta Cartabia. Seguirà l’accordo politico nel governo guidato da Mario Draghi per consegnare poi le nuove norme al sì del Parlamento.

Il braccialetto elettronico, soluzione in vista

Sul piano del controllo del violento, un profilo di sicurezza pubblica in capo a ogni questore, il Viminale ha già condiviso con la Giustizia una soluzione considerata strategica. Oggi il braccialetto elettronico può essere applicato all’autore di violenza di genere solo con il consenso dell’interessato. Senza, cioè nella maggior parte dei casi, è improbabile se non impossibile accertare la violazione dei due principali reati in questi casi. La violazione del divieto di avvicinamento dei luoghi frequentati dalla persona offesa. E il mancato rispetto dell’obbligo di allontanamento dalla casa familiare. La cronaca ci racconta come queste due prescrizioni, dettate dal questore, siano spesso ignorate. Fino alle conseguenze estreme.

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Il rischio di finire ai domiciliari

Il meccanismo concepito tra i tecnici dell’Interno e della Giustizia prevede una sorta di incentivo e di convenienza dell’interessato all’utilizzo del braccialetto elettronico. Perchè in caso contrario, con la violazione delle disposizioni del questore, il soggetto rischia di finire agli arresti domiciliari e così aggrava, di molto, la sua posizione processuale oltre alla fedina penale. Il tema, così come le altre norme in ballo, è stato discusso anche con gli altri ministri coinvolti nella definizione delle pacchetto in arrivo: Mariastella Gelmini (Regioni), Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia) e Mara Carfagna (Sud e coesione territoriale). Il provvedimento potrebbe arrivare all’approvazione del Consiglio dei ministr già la prossima settimana, comunque a breve.

Le altre misure in discussione

«Certamente - ha spiegato il ministreo Lamorgese - c’è l’esigenza di una modifica del minimo delle pene edittali per potere poi procedere con strumenti di prevenzione più efficaci». L’idea è di estendere ai violenti l’arresto obbligatorio in flagranza previsto nel caso di reati con una pena minima di cinque anni. In discussione c’è anche l’ipotesi di procedere d’ufficio per i reati che rientrano nel perimetro della violenza domestica senza la necessità che la persona offesa sporga querela. Sul tavolo c’è anche la proposta di istituire scorte per le donne perseguitate, ma non è facile da mettere in atto. E gli interventi sul codice penale sono complicati e complessi. La parte più importante resta la rete di prevenzione e di protezione prima della tragedia. Agli occhi di tutti ancora fragile e spesso inefficace.

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