Diritti

Violenza sulle donne: dal governo sì al ddl. Vigilanza a tutela delle vittime e procedibilità d’ufficio

Via libera del Consiglio dei ministri al testo a cui hanno lavorato le ministre dell’Esecutivo

Violenza sulle donne, quante pesano le parole?

2' di lettura

Per alcuni dei reati contro le donne, in particolare nei casi di violenza domestica, i magistrati potranno procedere anche d’ufficio e dopo i primi accertamenti, in caso di pericolo concreto le forze dell’ordine potranno avviare l’iter per disporre una vigilanza a tutela della persona offesa. Sono alcune delle novità contenute nel disegno di legge per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica approvato dal Consiglio dei ministri.

Il testo è frutto del lavoro delle ministre Elena Bonetti (Pari opportunità e la famiglia), Luciana Lamorgese (Interno), Marta Cartabia (Giustizia), Mara Carfagna (Sud e Coesione territoriale), Mariastella Gelmini (Affari regionali e le autonomie ), Fabiana Dadone (Politiche giovanili) ed Erika Stefani (Disabilità ).

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La vigilanza a tutela delle vittime

Il disegno di legge (undici articoli) prevede che l’organo di polizia che procede a seguito di denuncia o querela in ambito di violenza domestica, «qualora dai primi accertamenti emergano concreti e rilevanti elementi di pericolo di reiterazione della condotta», lo comunica al prefetto competente il quale può adottare «misure di vigilanza dinamica, da sottoporre a revisione trimestrale, a tutela della persona offesa». Una norma voluta in particolare dal ministro Gelmini.

Inoltre le pene previste per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento sono aumentate «se il fatto è commesso nell’ambito di violenza domestica da soggetto già ammonito».

Carfagna,subito aiuto a orfani femminicidio

«Per la sospensione condizionale della pena - ha spiegato la ministra del Sud Mara Carfagna, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri - prevediamo un rigoroso rispetto dei percorsi di recupero e un uso più diffuso, vasto, robusto del braccialetto elettronico che pone il violento di fronte all’alternativa di indossarlo o finire in carcere. Poi c’è una provvisionale per gli orfani di femminicidio, da erogare non al termine di un lungo processo ma dopo le indagini preliminari».

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