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Violenza privata per chi distrugge i volantini: attività garantita dalla Carta

La Cassazione condanna il «capo Vara» della processione di Messina che strappò i fogli dell’associazione Addiopizzo con la preghiera contro la mafia

di Patrizia Maciocchi

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(AdobeStock)

La Cassazione condanna il «capo Vara» della processione di Messina che strappò i fogli dell’associazione Addiopizzo con la preghiera contro la mafia


2' di lettura

Violenza privata e danneggiamento per chi strappa i volantini distribuiti dall’associazione «Addiopizzo» durante la processione. La libertà di volantinaggio è, infatti, una manifestazione del libero pensiero garantita dalla Carta. La Cassazione (sentenza 12892) conferma la condanna per il «capo Vara», che guidava la «cordata» con la macchina votiva in occasione della processione di Ferragosto a Messina.

Quella processione del 2014
Una manifestazione religiosa importante per la città sullo Stretto, al pari della festa di sant’Agata per i Catanesi che era finita nelle pagine di cronaca e in tribunale, a causa della distruzione dei volantini, il 14 agosto 2014, da parte di un componente del Comitato organizzatore.

La preghiera di Addiopizzo
Al capo Vara non erano piaciuti i fogli che raffiguravano il «carro» religioso, con la preghiera «Maria libera Messina dal pizzo e dalla Mafia». I ragazzi di Addiopizzo erano stati seguiti con lo scopo di distruggere volantini che, ad avviso dell’imputato, erano blasfemi e contenevano informazioni lesive per la città di Messina, dove non esistevano né la mafia né il pizzo. Il gesto, ad avviso della difesa, non era altro che una sorta di arresto in flagranza, messo in atto per impedire un reato, visto che il volantinaggio era abusivo.

La libertà di pensiero
Di avviso diverso la Suprema corte, la quale sottolinea che «l’attività di volantinaggio, che è stata impedita, lungi dall’essere un reato, integra una libertà garantita dall’articolo 21 della Costituzione». I giudici ridimensionano anche l’imputato che, con una sorta di «lei non sa chi sono io», si era rivolto alle «pazze» che distribuivano i fogli intimando la consegna degli stampati al grido di «Io sono il capo Vara». Una qualifica, chiariscono i giudici a scanso di equivoci, che non attribuisce a chi la riveste alcun potere pubblicistico utile a mantenere l’ordine pubblico. Né serve ad evitare la condanna. Risarcimento per l’associazione anti estorsione, compreso.

PER APPROFONDIRE:
Il 2019 dei Carabinieri: «Arrestati 800 mafiosi, confiscati 630 milioni»

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