Salute

Virus, da Brescia arrivano i tamponi anche per Wuhan

Picco di produzione per Copan: terzo turno sette giorni su sette per fare fronte alle domanda. Brevetti e spinta alla ricerca la ricetta della crescita

di Luca Orlando


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I tamponi devono risolvere più problemi cruciali: raccogliere materiale in misura adeguata per le analisi e soprattutto mantenere in vita la coltura per il tempo necessario al tragitto paziente-laboratorio

3' di lettura

«Fino a pochi giorni fa c’erano ordini per nove milioni di pezzi, oggi siamo arrivati a 15».

Numeri, quelli di Giorgio Triva, che cambiano giornalmente, sempre al rialzo. Perché la domanda che arriva a Copan, è in presa diretta e direttamente proporzionale alla diffusione del Coronavirus, trasformatosi in poche settimane da emergenza cinese a crisi globale. Affrontata anzitutto in questa fase dal lato della diagnosi, dunque attraverso tamponi diagnostici, uno dei business chiave della società basata a Brescia. Fondata nel 1978, arrivata a 700 addetti in Italia, forte di 118 milioni di ricavi. Realizzati per il 70% proprio nel settore dei tamponi diagnostici (in questo caso quelli naso-faringei), reparti che ora lavorano a pieno regime.

«Per le aree produttive coinvolte - spiega Triva, seconda generazione imprenditoriale,Ceo di Copan Newlab - lavoriamo ormai a pieno regime con turni continui sulle 24 ore per sette giorni alla settimana. Il sabato che ha preceduto la settimana di chiusura delle scuole siamo stati contattati dalla Regione Lombardia e già il lunedì successivo siamo stati in grado di mandare i primi 20mila pezzi nelle aree lodigiane della zona rossa».

Per affrontare l’emergenza la capacità produttiva è stata quasi triplicata, passando da 500mila a 1,2 milioni di pezzi la settimana. Commesse dirette all’Italia ma non solo.

«La sensazione che qualcosa stesse cambiando è arrivata gradualmente ma inizialmente dall’Europa gli ordini erano limitati. In pochi giorni è cambiato tutto e vediamo una domando molto forte in arrivo da più paesi. Mentre la buona notizia è che la Cina, a quanto possiamo vedere, pare che stia iniziando progressivamente a ridurre i suoi quantitativi».

Anche a prescindere dal Coronavirus, questo è in genere un periodo dell’anno “carico” per l’azienda, che in questa stagione affronta una domanda mondiale crescente per gestire i vari casi di influenza “standard”. Ora la richiesta è diversa, il che porta non solo a rivedere al rialzo le stime sui ricavi 2020, per cui si ipotizzava già un progresso del 15-20%, ma soprattutto ad adottare rapide iniziative in termini produttivi.

«Da un lato mettendo in cantiere l’acquisto di nuove attrezzature - spiega Triva - dall’altro facendo in modo di ottimizzare tutti i processi. Invitando ad esempio i clienti che acquistano i nostri prodotti in private label ad adottare il nostro brand, in modo da non disperdere tempo e risorse per packaging ed etichettature ad hoc».

In parallelo l’azienda agisce per rafforzare la sicurezza interna, adottando anche contromisure di tipo tecnologico. Ad esempio effettuando la misurazione della temperatura non solo attraverso macchine portatili ma anche sfruttando telecamere termiche, in grado di scandagliare le persone al loro passaggio e segnalando eventuali picchi anomali.

«Sono realizzate da una società che da poco è entrata a far parte del gruppo - aggiunge Triva - e pensiamo di fornire un paio di questi impianti in comodato d’uso gratuito anche ad un paio di strutture locali, come gli Spedali Civili di Brescia».

Le stime attuali prevedono la prosecuzione del terzo turno ancora per molte settimane e certamente i tamponi diagnostici daranno a Copan una spinta importante ai ricavi 2020. Rilanciati, comunque, anche per altra via. In primis per effetto di una maxi-commessa da 10 milioni di euro per altrettante linee di macchinari dirette negli Stati Uniti, impianti integrati che automatizzano le attività nei laboratori di microbiologia, grazie ai quali a prescindere dal Coronavirus, la stima 2020 vedeva ricavi in aumento del 15-20% rispetto all’anno precedente.

Business che si aggiunge a quello dei tamponi diagnostici e che nel corso degli anni ha spinto la crescita dell’azienda, in grado di raddoppiare i propri ricavi dal 2011, allargando in parallelo il proprio organico.

«La svolta? I brevetti sui tamponi - spiega Triva - ma più in generale il fatto di non volersi fermarsi alle tecniche di stampaggio ma di decidere di associare a queste il know-how microbiologico. Scelta che ha pagato». Tamponi che ad uno sguardo distratto paiono banali stecchini da infilare in una provetta e che invece devono risolvere più problemi cruciali: raccogliere materiale in misura adeguata per le analisi e soprattutto mantenere in vita la coltura per il tempo necessario al tragitto paziente-laboratorio. «Risultati che si raggiungono impegnando 150 persone tra progettazione e ricerca - spiega Triva - e assumendo ingegneri, softwaristi, tecnici specializzati. Grazie al loro lavoro abbiamo venduto oltre 700 macchinari in tutto il mondo. Perché l’export vale il 90% delle nostre vendite».

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