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Coronavirus, scienziati scettici sul contagio da serpenti

Secondo alcuni virologi intervistati dalla rivista Nature il coronavirus può trasmettersi solo tramite mammiferi e uccelli

di Francesca Cerati

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(Afp)

Secondo alcuni virologi intervistati dalla rivista Nature il coronavirus può trasmettersi solo tramite mammiferi e uccelli


2' di lettura

All’indomani della pubblicazione della ricerca dell’università di Pechino che individua i serpenti come serbatoio del virus, diversi virologi, intervistati da Nature, hanno mostrato dubbi e perplessità, sostenendo che questo virus può trasmettersi solo tramite mammiferi e uccelli, e non ci sono prove che possa infettare altre specie animali.

«Nulla supporta il coinvolgimento dei serpenti - ha detto il virologo David Robertson, dell’Università di Glasgow, nel Regno Unito - È improbabile che il nuovo coronavirus abbia avuto abbastanza tempo di infettare un altro animale ospite per alterare il suo genoma in modo così significativo. Occorre parecchio tempo perché ciò avvenga».

L’agente patogeno responsabile dell’epidemia appartiene alla grande famiglia dei coronavirus, che comprende i virus che causano la sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers), oltre al comune raffreddore.

L’ultimo virus - noto come 2019-nCoV - è strettamente correlato alla Sars e a quelli che circolano nei pipistrelli. Ma questi possono anche infettare altri animali che possono trasmettere il virus all’uomo. Molti scienziati sospettano che un animale sconosciuto che trasporta 2019-nCoV abbia diffuso il virus all’uomo in un mercato di frutti di mare e animali selvatici vivi a Wuhan, dove i primi casi sono stati documentati a dicembre.

L’ospite intermedio è dunque il pezzo mancante del puzzle: come sono state contagiate tutte queste persone?

Anche per Paulo Eduardo Brandao, dell'Università di San Paolo, i ricercatori cinesi «non hanno prove che i serpenti siano stati contagiati da questo nuovo coronavirus, facendogli da ospite». I ricercatori cinesi, guidati da Wei Ji, non hanno ancora risposto al momento alle email di Nature, ma hanno comunque detto che continueranno a studiare ed analizzare la sequenza genetica del virus.

Altri dubbi sorgono dal fatto che l'animale ospite sia stato identificato senza ulteriori indagini sul campo e di laboratorio, come ad esempio nelle gabbie e nei container. Per Cui Jie, virologo dell'Istituto Pasteur di Shanghai, che è stato tra quelli ad aver identificato il virus della Sars nei pipistrelli, «è il mammifero l’ipotesi più probabile». Il virus della Sars e 2019-nCoV fanno parte dello stesso sottogruppo dei beta-coronaviruses. «Le indagini sul campo nel 2002-03 hanno dimostrato che questi virus si trovano solo in mammiferi - conclude - Chiaramente anche questo è un virus da mammiferi».

Per Maria Lucia Mandola, dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte «gli animali serbatoio dei coronavirus possono essere tanti - spiega - anche se è più probabile che in questo caso si tratti di piccoli mammiferi, in quanto hanno maggiori possibilità di contatto con l’uomo. Per avere la conferma dei serpenti, i ricercatori cinesi dovrebbero aver svolto prove di laboratorio e sperimentali direttamente sugli animali per vedere come evolve la malattia, e non si sa se l’abbiano fatto. Bisogna continuare a studiare».

Anche i Centers for diseases control (Cdc) americani stanno lavorando al sequenziamento genetico del coronavirus cinese, isolato dal primo caso registrato negli Stati Uniti, e prevedono di pubblicare la sequenza nelle banche dati GenBank (del National Institute of Health) e Gisaid (Global Initiative on Sharing All Influenza Data), così come hanno fatto le autorità cinesi, non appena sarà completata.

Inoltre, stanno coltivando il virus in colture cellulari per ottenere maggiori informazioni, compresa una migliore caratterizzazione genetica.

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