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Virus e produttività perduta: perché quest’anno non lavoriamo in agosto?

Ecco un dibattito che avrebbe dovuto coinvolgere seriamente anche il governo. E, invece, l’idea non è stata affrontata a livello ministeriale come avrebbe meritato

di Giancarlo Mazzuca

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Ladispoli, vicino a Roma (Reuters)

Ecco un dibattito che avrebbe dovuto coinvolgere seriamente anche il governo. E, invece, l’idea non è stata affrontata a livello ministeriale come avrebbe meritato


2' di lettura

Potrebbe sembrare un paradosso, ma mai come oggi, nonostante i tanti “guru” che lo tsunami del Covid ha fatto nascere come funghi un po' dappertutto, in Italia continua a mancare un serio ed approfondito dibattito sul “dopo-quarantena”. Andiamo avanti alla giornata – come il mondo imprenditoriale sta sottolineando da giorni - nonostante un'emergenza senza precedenti che richiederebbe interventi straordinari e quindi necessariamente meditati e pilotati dall'alto .

Tanti gli esempi del “blackout” di queste settimane. Un caso, tra i tanti: le aziende che sono appena ripartite dopo il “lockdown” dovranno chiudere o no per ferie in agosto? Già all'inizio d'aprile l'interrogativo era stato sollevato dal presidente degli industriali veneti, Enrico Carraro, che aveva insistito sulla necessità di recuperare in parte di fronte ad un “trend” assolutamente negativo come stanno, purtroppo, dimostrando gli ultimi, impressionanti, dati sul ricorso alla cassa integrazione.

Una proposta, quella degli industriali veneti, che avrebbe meritato un seria ed approfondita discussione tra i vantaggi dell'opzione “agosto in fabbrica” e le possibili controindicazioni (una su tutte: gli effetti negativi sul turismo delle vacanze estive che sta già rischiando di affondare).

Il dibattito in Francia

Tra le tanti discussioni, spesso inutili, che sono andate in onda in queste settimane, ecco un dibattito che avrebbe dovuto coinvolgere seriamente anche il governo. E, invece, l’idea non è stata affrontata a livello ministeriale come avrebbe meritato. Peccato solo che, invece, sia stata ripresa in grande stile in altri Paesi, a cominciare – leggiamo in questi giorni – dalla Francia dove i fautori delle “vacanze sacre” sembrano prevalere su coloro che chiedono provvedimenti emergenziali per una situazione d'emergenza.

Recuperare la produttività perduta

Oggi ci troviamo di fronte, come il resto del mondo, a nuove priorità e nessuno può nascondere il fatto che, per restare a galla, il made in Italy ha assoluta necessità di recuperare la produzione e la produttività perdute. Tutto il resto passa in seconda linea. E, poi, diciamoci la verità: dopo tante settimane di vacanze forzate sul balcone di casa, lavorare in agosto non sarebbe più un tabù. Il “rinascimento industriale” richiede oggi qualche sacrificio in più: poi, magari, ci rifaremo nell'estate del 2021 con una dose doppia di ferie…

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