il rischio di frodi

Coronavirus, arrivano i truffatori a domicilio

Crescono i tentativi di raggirare i cittadini: sanificazioni e tamponi falsi per entrare nelle case e rubare e mascherine e disinfettanti venduti a prezzi esorbitanti

di Maurizio Caprino e Valentina Maglione

Coronavirus, mascherine vendute con rincari del 500% a Pescara

Crescono i tentativi di raggirare i cittadini: sanificazioni e tamponi falsi per entrare nelle case e rubare e mascherine e disinfettanti venduti a prezzi esorbitanti


4' di lettura

Truffatori in tuta bianca che propongono tamponi e sanificazioni domiciliari per entrare nelle case e rubare. Mascherine e disinfettanti venduti a prezzi folli online o da abusivi. Prodotti “miracolosi” per difendersi dal contagio. Ma anche e-mail che promettono aiuto e informazioni ma nascondono in realtà virus informatici. E siti dai nomi evocativi che sembrano avere l’unico scopo di catturare i dati degli utenti. Sta prendendo sempre più vie lo sfruttamento dell’emergenza coronavirus. Se molte hanno rilevanza penale, altre si collocano in un’area grigia che però non deve far abbassare la guardia ai consumatori.

Gli sciacalli del coronavirus sono finiti nel mirino della Guardia di Finanza già poche ore dopo che l’emergenza ha colpito l’Italia. La mobilitazione delle forze dell’ordine ha un ruolo innanzitutto preventivo. Si vedrà poi se la magistratura arriverà a irrogare condanne per precisi reati.

Rapine in casa e truffe
Crescono le segnalazioni di tentativi di truffe che sfruttano la paura del virus: delinquenti in tuta bianca che si spacciano per operatori del 118 o della Protezione civile e propongono tamponi per il Covid-19 o sanificazioni domestiche per entrare in casa e rapinare i cittadini. Lo segnala, tra gli altri, l’associazione di consumatori Konsumer, che ricorda che né il 118, né la Protezione civile sono stati incaricati di fare operazioni di questo tipo e invita quindi le potenziali vittime ad alzare la guarda e denunciare i tentativi di frode.

A Tricesimo (Udine) anche il primo caso di truffa a negozianti: una donna si presenta con la mascherina dicendo di essere contagiata per farsi cambiare soldi e confondere gli addetti nel calcolo del resto.


Controlli nei negozi
Sono in corso controlli anche nei negozi, soprattutto farmacie e parafarmacie, legati alla vendita di mascherine e disinfettanti: prodotti divenuti in molti casi introvabili.

In tutta Italia stanno emergendo situazioni problematiche (che poi andranno accertate dalla magistratura). Una parafarmacia di Varcaturo (Napoli) è stata colta dalla Gdf di Giugliano a vendere mascherine con un margine tra il 350% e il 6.150% rispetto al prezzo al quale le aveva acquistate, grazie anche allo spacchettamento di maxiconfezioni in involucri che contenevano una sola mascherina.

A Porcia, invece, la Gdf di Pordenone ha trovato un farmacista che vendeva a 15 euro mascherine che in origine costano 75 centesimi l’una ma che un grossista di Caserta gli aveva fatto pagare 9-10 euro, nonostante i produttori si siano impegnati a non alzare i prezzi. L’indagine andrà quindi a ritroso. Il farmacista friulano resta indagato per frode in commercio: un cliente lo ha denunciato per non aver informato che quelle mascherine sono quelle con il potere filtrante più basso (FFP1), mentre contro il coronavirus occorre il massimo (FFP3). Si stanno sentendo altri clienti.

Nel Bresciano, invece, la Guarda di Finanza ha sequestrato in un negozio di articoli vari oltre 400 mascherine di protezione individuale, ritenute non sicure perché non conformi alle norme nazionali e prive del marchio CE: si trattava di articoli acquistati in nero in Brasile, che il negoziante teneva in un camerino di prova non accessibile ai clienti e che mostrava solo su richiesta.

A Pescara, una parafarmacia è stata scoperta a vendere mascherine e disinfettanti a prezzi folli: 49 euro per una mascherina e 14 euro per una mini confezione di gel.

Le insidie sul web
I tentativi di frode si moltiplicano anche su internet. È il caso del «Coronavirus Shop», tra i siti scoperti dalla Gdf di Torino in una maxi operazione tra fine febbraio e inizio marzo: in vendita, migliaia di articoli normalissimi (tra ionizzatori, igienizzanti, occhiali, mascherine, coperture e integratori alimentari), ma spacciati come “antidoti” per avere l’immunità totale dal virus e venduti anche a migliaia di euro. In pochi giorni, sono stati denunciati in 33 (più 16 società), per frode in commercio. Tutti italiani, svolgono varie attività (venditori di ferramenta, detersivi o profumi, coltivatori e allevatori di bestiame) fra Torino, Cosenza, Napoli, Foggia, Rimini, Salerno, Caserta, Modena, Cagliari, Campobasso, Mantova e Macerata. L’indagine è solo all’inizio.

Cerca invece di sfruttare l’ansia collettiva in modo discutibile (ma non penalmente rilevante) il sito coronavirus.it, andato online poco dopo la scoperta dei primi casi nel Nord Italia: la privacy policy è stata aggiornata il 25 febbraio 2020 e indica come titolare del trattamento dati un’agenzia web di Barletta. Nella home page campeggia un modulo per la raccolta dei dati degli utenti accompagnato dalla promessa di inviare aggiornamenti sull’emergenza. I dati saranno usati - si legge nella privacy policy - per «targettizzare il pubblico durante le azioni pubblicitarie su Facebook» e «per inviare comunicazioni dirette a mezzo mail», anche «a fini commerciali». Un modo per creare un database, quindi, da usare per altri scopi.

Attenzione anche alle e-mail che parlano del coronavirus. È stato segnalato l’invio di messaggi che offrono a prezzi esorbitanti mascherine che dovrebbero proteggere dal virus ma che in realtà sono semplici mascherine antismog; e gli hacker stanno usando e-mail che parlano del virus reale per veicolare virus informatici.

Per approfondire:

Da 2,99 a 50 euro: una catena di negozi denuncia lo sciacallaggio sul gel disinfettante

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