Intervista / francesco profumo

«Virus, Fondazioni in campo. Un fondo per il terzo settore»

Il presidente Acri: «I singoli Enti hanno già stanziato 35 milioni sul territorio». «Si impone una azione di politica europea ispirata alla solidarietà tra paesi membri»

di Alessandro Graziani

Francesco Profumo, presidente di Acri e Compagnia San Paolo (Imagoeconomica)

5' di lettura

Anche le Fondazioni di origine bancaria scendono in campo con misure che servono a tamponare l’emergenza coronavirus in Italia. Oltre alle varie iniziative dei singoli enti, che hanno stanziato milioni a sostegno dei territori (a partire dagli ospedali), anche l’Acri interviene con un’iniziativa unitaria che coinvolgerà tutte le Fondazioni. Ne parliamo con il presidente dell’Acri Francesco Profumo, che siede anche al vertice della Compagnia San Paolo.

Le Fondazioni di origine bancaria sono pronte a fare la propria parte per aiutare le difficoltà dell’Italia attraverso un intervento di sistema, che vada oltre l’emergenza? Di cosa si tratta? E quante risorse intendete mobilitare?
Come già avvenuto in altre situazioni di emergenza che il Paese ha dovuto affrontare negli ultimi anni, anche per la pandemia da Coronavirus Acri ha stabilito di avviare un intervento di sistema delle Fondazioni di origine bancaria, mediante il Fondo Nazionale Iniziative Comuni. Il Comitato esecutivo di Acri, riunitosi mercoledì 18 marzo in videoconferenza, ha deliberato l’attivazione di un Fondo di garanzia rotativo a sostegno delle esigenze finanziarie delle organizzazioni di Terzo settore.

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Quante risorse intendete mobilitare?
La dotazione iniziale è di 5 milioni di euro ma, grazie a un effetto di leva finanziaria, il Fondo permetterà l’erogazione di alcune decine di milioni di euro di finanziamenti, portando così liquidità a migliaia di organizzazioni. Per aumentare la capacità del Fondo di garanzia, potranno poi aggiungersi ulteriori contribuzioni volontarie da parte di singole Fondazioni. Inoltre, data la fragilità dei soggetti destinatari, al Fondo di garanzia si affiancherà un Fondo di copertura di 500mila euro, che consentirà di abbattere, sino ad esaurimento, gli oneri finanziari del primo ciclo di erogazione del plafond. L’erogazione dei finanziamenti avverrà mediante il sistema bancario. Acri coordinerà l’operazione sul piano dell’interlocuzione con le rappresentanze del Terzo settore, della sottoscrizione degli accordi con l’istituto di credito, del richiamo dei contributi accantonati dalle Fondazioni, del monitoraggio dell’iniziativa e della rendicontazione periodica.

Come nasce questo intervento di sistema?
Nasce dalla consapevolezza che, se per il mondo delle imprese il Governo sta mettendo a punto misure straordinarie di contenimento degli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria, per il mondo del Terzo settore, in particolare dell’associazionismo, non sembrano disponibili misure adeguate a garantirne la continuità. Le realtà del Terzo settore, infatti, oltre a subire le conseguenze dell’interruzione dell’attività, scontano una strutturale debolezza e fragilità dal punto di vista finanziario, che si accentua in questa fase che le vede impegnate nel concorrere a fronteggiare i disagi sociali delle fasce più deboli della popolazione, limitandone le possibilità di resilienza. Queste realtà, se non adeguatamente supportate sul piano finanziario, rischiano di subire contraccolpi che ne minano alle fondamenta le possibilità di sopravvivenza.

Le Fondazioni si sono già mosse singolarmente con interventi immediati a favore dei territori di origine. Ci può sintetizzare che tipo di aiuti si tratta?
A questo intervento di sistema si affiancano le iniziative già attivate sui territori dalle singole Fondazioni di origine bancaria, che per contrastare l’emergenza Covid 19, hanno stanziato complessivamente oltre 35 milioni di euro. Sul sito Acri sono consultabili gli aggiornamenti e tutti i dettagli. Gli interventi finanziati sono molto variegati. Principalmente si tratta di risorse immediatamente disponibili per gli ospedali e le Aziende sanitarie: l’acquisto di impianti tecnologici di terapia intensiva, respiratori, sistemi di monitoraggio, letti per la rianimazione e tutto l’occorrente per rispondere all’emergenza di queste ore. Ci sono poi interventi a sostegno delle organizzazioni non profit e culturali messe a dura prova dalle necessarie misure di contenimento del contagio. Infine si guarda anche al post-emergenza, con iniziative di sostegno alla ripresa economica e alla ricerca scientifica.

Le banche partecipate sono costrette a rinviare le assemblee di bilancio e dunque lo stacco dei dividendi che per voi è fondamentale? Per voi è un problema? E quanto siete preoccupati per l’andamento delle banche nel 2020?
Guardando alla portata dell’impatto sull’economia che la pandemia sta producendo, direi che non si tratta di un problema che riguarda solo le Fondazioni di origine bancaria, ma che interessa l’intero sistema economico e finanziario su scala globale. Al momento il Governo italiano sta valutando di prorogare la chiusura dei bilanci a giugno: questo spostamento di soli due mesi ritengo sia facilmente gestibile senza troppe ripercussioni. Certo è che ci aspettano mesi durissimi di cui è difficile immaginare esattamente i contorni. La crisi economica dello scorso decennio, come noto, ebbe origine nella finanza e da lì si propagò al sistema economico; ora siamo di fronte a un percorso inverso ed è molto difficile fare previsioni. Molto dipenderà da quanto dureranno le forme radicali di contenimento del contagio.

Lei è stato anche Ministro all'epoca del Governo Monti. Anche allora, la fase era di emergenza. Ma questa forse è più grave. Ritiene che l’Europa si stia mostrando all’altezza della situazione?
Sarò drastico: di fronte a questa emergenza risulta ancora più evidente di quanto tutti noi abbiamo bisogno di più Europa! L’assoluta novità dell’emergenza che stiamo affrontando ci ha fatto trovare tutti impreparati e i singoli Paesi sono andati in ordine sparso, mettendo in campo risposte diverse, a volte contraddittorie, ma soprattutto non sincronizzate. Questo probabilmente ha contribuito a non limitare la diffusione del contagio. La gestione dell’emergenza ha palesato ancora una volta che dobbiamo tornare a un'idea di Europa realmente federale, in cui i singoli Stati cedono porzioni di sovranità, così che possano essere realizzate politiche – anche sanitarie – realmente condivise. Solo così l’Unione Europea potrà dispiegare appieno tutto il suo potenziale. Nel frattempo è positivo rilevare che, dopo un’iniziale incertezza, la Banca Centrale Europea ha assicurato, come era auspicabile, che farà tutto il necessario per contenere l’impatto finanziario sui singoli Paesi di questa crisi. Ormai si impone una ampia e decisa azione di politica europea ispirata alla solidarietà tra paesi membri e impostata al sostegno della domanda per investimenti e consumi. Sono necessari interventi condivisi, in particolare a supporto di progetti di infrastrutture fisiche e digitali rivolti al settore della sanità, che potrebbero contribuire ad orientare positivamente le aspettative dei mercati e a consentire di riavviare un percorso di crescita sostenibile. È importante riprendere il dibattito sulla capacita fiscale dell’area europea per dotarla di un bilancio comune che possa costituire una solida base su cui far poggiare una ripresa economica sostenibile e solidale.

L’'Italia ce la farà? Ne uscirà un Paese diverso?
L’epidemia del Covid 19 sta mettendo a dura prova l’intero Paese. Penso al mondo della scuola, che era prevalentemente impreparato a erogare servizi di istruzione da remoto, ma che, grazie alla disponibilità dei docenti e del personale, sta continuando a garantire l’istruzione dei nostri bambini e ragazzi. Penso alle famiglie chiuse in casa, alle attività economiche e artigianali, alle persone che vivono in situazioni di fragilità e per le quali l’emergenza può avere un impatto anche più dirompente. Penso, ovviamente, a tutti i nostri connazionali che stanno gestendo in prima linea la risposta all’emergenza, medici, paramedici, infermieri, protezioni civile… A tutti loro va la gratitudine dell’intero Paese. E al termine di questa crisi credo vadano ripensate molte cose rispetto a come abbiamo immaginato in questi anni il nostro sistema sanitario. Infine, osservo che tutti gli italiani stanno dando prova di grande compostezza, rispetto delle regole e solidarietà. Da questa crisi, ne sono certo, uscirà un Paese provato, ma rinvigorito nei suoi legami di comunità.

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