a lanciano

Visco: misure Bce appropriate, più trasparenza sulle scelte

Il numero uno di via Nazionale dopo le critiche dei governatori di Germania, Francia e Paesi Bassi: pubblicare le posizioni e le ragioni del dissenso dei consiglieri


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3' di lettura

Ignazio Visco difende il pacchetto di misure varato dalla Bce a settembre: un intervento, ha detto il governatore della Banca d’Italia, «necessario e appropriato per contrastare i rischi ciclici e la debolezza delle prospettive dei prezzi».

Parole che arrivano dopo le critiche espresse dai banchiere centrali di Germania, Francia e Paesi Bassi (rispettivamente Jens Weidmann, Klaas Knot, François Villeroy de Galhau) e le dimissioni, anticipate di due anni rispetto al termine del mandato, dell’esponente tedesco del board di Francoforte, Sabine Lautenschläger .

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Per Visco «l’esperienza della crisi insegna» che «l’eccessiva prudenza è controproducente: quando si esita a reagire tempestivamente ai rischi di un’inflazione troppo, e troppo a lungo, bassa diviene poi necessario un intervento contro il rischio di deflazione più incisivo, e con maggiori rischi di effetti collaterali indesiderati.

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Ma soprattutto il governatore della Banca d’Italia, a Lanciano per partecipare a un convegno dedicato a Marcello De Cecco, l’economista abruzzese scomparso nel 2016 , è tornato a chiedere che vengano pubblicate le posizioni e le ragioni del dissenso dei consiglieri Bce alle misure varate dal Consiglio. Un modo per «rendere ex ante il più trasparente possibile il processo» decisionale ed evitare che vengano interpretate «come espressione di prospettive o di interessi nazionali, piuttosto che dell’intera area». Un uso presso altre anche centrali, ricorda Visco, che «fu a suo tempo valutata e scartata dal Consiglio».

Parlando del Consiglio della Bce che a settembre ha varato
il nuovo pacchetto di misure straordinarie Visco ha rivelato come «vi è stata un'ampia discussione sulle decisioni e sugli interventi da introdurre; vi sono state naturalmente valutazioni diverse e alcune riserve sui singoli strumenti e su talune loro caratteristiche». Alla fine «il pacchetto delle
misure adottate ha ricevuto l’approvazione della maggior parte dei membri del Consiglio». E comunque, ha aggiunto, un dibattito interno intenso e approfondito sulle opzioni di politica monetaria è indispensabile, e ha sempre luogo». «Anche io ho alcune riserve su alcuni aspetti delle misure della Bce» ma «occorre guardare al pacchetto nel suo complesso» e le analisi dicono che gli effetti «sono positivi».

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«In passato - ha spiegato il numero uno di via Nazionale - ho sempre evitato di esprimere le mie valutazioni sulle scelte di politica monetaria subito dopo le riunioni del Consiglio; l’ho fatto oggi, a distanza di qualche
settimana dalle ultime decisioni, anche in considerazione del
risalto dato recentemente dalla stampa alla discussione che ne è seguita».


Le decisioni della Bce, ha aggiunto Visco, «non nascono all’improvviso costituiscono la naturale conclusione delle analisi avviate da tempo in seno al Consiglio e rispondono, nel loro complesso, in modo appropriato
e proporzionale al peggioramento del quadro macroeconomico
dell’area dell’euro. Era già emerso dalle precedenti riunioni un
consenso ampio nel ritenere insoddisfacenti le prospettive
dell'attività economica e dei prezzi».

In mattinata Visco aveva invece rilevato come «l’economia è problematica, noi viviamo tempi difficili dove i prezzi potrebbero scendere e se scendono troppo potremmo andare in deflazione con effetti sui debiti pubblici» elevati. La politica, ha ammonito Visco ricordando la figura del banchiere ed economista Raffaele Mattioli, «non può fare a meno dell’approfondimento, non si può parlare senza sapere di cosa si parla».

Tra i temi toccati nel suo intervento anche il ritardo tecnologico e di digitalizzazione di cui soffre l’Italia. «Magari» fosse «colpa del liceo classico» che alcuni economisti ora «vogliono abolire», ha sottolineato Visco, secondo cui la ragione del ritardo non risiede nel fatto che «siamo un paese di cultura umanistica. In realtà c’è anche poco di quella». Si tratta di «un falso problema» e anzi, come insegna l'esperienza del banchiere Mattioli, «mettere assieme la cultura umanistica, la storia e le scienze» è utile. Il problema da risolvere è piuttosto la « separazione» tra i due mondi. E quindi «è profondamente sbagliato dire: chiudiamo il liceo classico» e smettiamo di «studiare latino e greco».

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