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Visco in campo per il Mes: dal punto di vista economico ha solo vantaggi

“Non vedo problemi di stigma per il Paese che ricorre a questi fondi – ha spiegato Visco – lo stigma può esserci solo se si fa un cattivo uso di queste risorse e se si comunica male come vengono utilizzate”.

di Davide Colombo

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il governatore di Bankitalia Ignazio Visco (Ansa9

“Non vedo problemi di stigma per il Paese che ricorre a questi fondi – ha spiegato Visco – lo stigma può esserci solo se si fa un cattivo uso di queste risorse e se si comunica male come vengono utilizzate”.


3' di lettura

Dal punto di vista economico l'Italia ha solo vantaggi dall'utilizzo del Mes, ovvero i 37 miliardi di prestiti a interessi molto più bassi di quelli di mercato, rimborsabile in dieci anni e da utilizzare per rafforzare il sistema sanitario. Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento al Festival dell'Economia, a Trento. «Non vedo problemi di stigma per il Paese che ricorre a questi fondi – ha spiegato Visco – lo stigma può esserci solo se si fa un cattivo uso di queste risorse e se si comunica male come vengono utilizzate».

Programma di scopo per la sanità, niente condizioni

Il Mes aggiornato dopo la pandemia Covid19 non è più quello di prima, utilizzabile solo per controbilanciare choc asimmetrici e con forti condizionalità: «Ora il contesto è diverso e vedo solo vantaggi dal punto di vista economico» ha aggiunto Visco ricordando che la governance del Mes è affidata ai ministri delle Finanze dell'Unione e che anche il Consiglio europeo può contribuire a mettere meglio in luce che questi finanziamenti non determinano conseguenze per gli Stati: «È un programma di scopo per le spese sanitarie e non ci sono condizionalità come nei programmi tradizionali. In questo caso non c'è la Troika».

Intervistato davanti alla piccola platea del pubblico in presenza (la maggioranza di chi ha seguito il Festival lo ha fatto via web) Visco ha poi sottolineato l'importanza delle prossime emissioni di bond europei per finanziare il Recovery Fund e ha paragonato questa fase di forte impegno della politica economica europea al famoso “whatever it takes” pronunciato nel luglio del 2012 dall'allora presidente della Bce. Mario Draghi. «Le risorse del programma Next Generation EU – ha affermato - possono contribuire a trasformare il contesto economico e sociale, accelerando le transizioni digitale e ambientale. Per l'Italia è anche un'occasione da non sprecare per finanziare il disegno e l'attuazione di riforme che mirino a scardinare le difficoltà della nostra economia, che si manifestano nel ristagno della produttività che dura da tre decenni».

Con il Recovery fund reazione forte dell’Europa

L'Unione europea ha dato una prova di reazione forte e questo passaggio cruciale – ha aggiunto il governatore - darà un impulso al percorso di costruzione dell'Unione europea nell'orizzonte definito dal Rapporto dei cinque presidenti del 2014: il completamento dell'Unione bancaria, dell'unione del mercato dei capitali, e la costruzione di una unione di bilancio. Sull'incerta situazione congiunturale Visco ha detto che per l'Eurozona un rischio deflazione c'è: «In marzo il mercato delle opzioni lo prezzata al 40% - ha detto – oggi siamo al 15%. E' il risultato degli interventi di politica monetaria attivati con il Pepp e altri strumenti, ma il rischio ancora c'è».

L’euro forte preoccupa

E il rafforzamento dell'euro sul dollaro contribuisce a spingere i prezzi verso il basso, con tutte le conseguenze negative che questo determina per le economia. Ma nel board Bce – ha assicurato Visco – non c'è nessuna “cacofonia” sul tema del cambio. «La presidente Lagarde ha sottolineato che un euro forte esercita pressioni negative sui prezzi e deve essere monitorato. Sulla stessa linea si sono espressi il Consiglio direttivo, il Capo Economista Philip Lane e Fabio Panetta pochi giorni fa. Sull'euro la mia posizione coincide con quella del Consiglio direttivo. Il recente rafforzamento della moneta unica ci preoccupa, perché genera ulteriori pressioni al ribasso sui prezzi in una fase in cui l'inflazione è già bassa». Le implicazioni per la politica monetaria sono evidenti: se le pressioni negative sui prezzi metteranno a repentaglio l'obiettivo di stabilità dei prezzi: «dovremmo intervenire, mentre qualora emergessero effetti di segno opposto le misure già adottate potrebbero essere sufficienti. Sono rimasto colpito dalla reazione mediatica dopo la nostra riunione: l'obiettivo della Bce è molto chiaro, accomodare il più possibile l'economia monetaria a una situazione straordinaria».In apertura dell'intervista pubblica Visco ha affrontato i temi della crescita economica e della sostenibilità ambientale, al centro del Festival 2020.

Criteri ESG fondamentali per le banche centrali

Temi cui le banche centrali guardano con particolare attenzione anche nelle loro scelte di portafoglio. «La sostenibilità è ormai una priorità per tutte le banche centrali – ha detto Visco - . E i rischi climatici possono influire sulla solidità delle banche influenzando uno dei canali di trasmissione della politica monetaria e la stessa stabilità finanziaria». Qui le banche centrali possono svolgere un ruolo importante: «Possono informare e sensibilizzare intermediari e investitori, intraprendere iniziative di educazione alla finanza sostenibile, valutare che le banche adottino standard di gestione dei rischi climatici, tutelare la stabilità finanziaria e investire in sostenibilità utilizzando criteri ESG». Bankitalia lo ha già iniziato a fare un paio di anni fa aggiornando il suo portafoglio azionario e presto lo farà – ha detto Visco – anche sulla componente obbligazionaria e sugli Etf.

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