i lAVORI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Visco: «Essenziale far crescere l’economia, ma non dimentichiamo i vincoli»

dall'inviato Marco Valsania

(EPA)

3' di lettura

WASHINGTON - In Italia l’espansione «è rimasta solida». Il rapporto tra debito e Pil si alleggerirà tra 2018 e 2020. E le riforme sono «ampie e ambiziose». È questo il messaggio del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al Fondo monetario internazionale, che ieri ha terminato i lavori di primavera riunendo il suo International Monetary and Financial Committee (Imfc), l’organismo di consulenza del board.

Padoan, nella sua conferenza stampa finale assieme al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ha minimizzato il sorpasso della Spagna sull’Italia nel reddito pro-capite registrato dal Fondo. «Possono esserci rimonte - ha chiosato -. l’Italia ha migliorato la crescita negli ultimi cinque anni e possiamo e dobbiamo fare di più». Padoan ha aggiunto d’aver colto apprezzamento al Fondo per quanto il Paese ha fatto su occupazione, conti pubblici e sistema bancario e auspici a proseguire. Visco ha rimarcato che «è essenziale far crescere l’economia», ma che «non bisogna dimenticare i vincoli che ci sono»: e di essere comunque convinto che «ci sarà grande senso di responsabilità nell’indirizzare la politica economica dei prossimi anni» da parte del futuro governo.

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«La domanda ha continuato a crescere - ha detto Padoan fotografando l’economia italiana nell’intervento ufficiale all’Imfc - sostenuta da ripresa di investimenti e espansione dei consumi privati». L’interscambio ha contribuito: «le esportazioni nette sono rimbalzate». Tutto ciò nonostante il passo del Pil, nel 2017 pari all’1,5%, sia inferiore ad altri protagonisti europei. L’inflazione, pur «notevolmente bassa», non si discosta troppo dal target del 2% della Bce.

Sul debito il governo uscente ha già stimato per il 2020 un calo dal 131,8% del Pil nel 2017 al 123,9%, sotto il 124,9% indicato dall’Fmi. Sull’avanzata delle riforme strutturali Padoan ha citato anzitutto la «ristrutturazione e ricapitalizzazione del sistema bancario» - i rischi sono «considerevolmente mitigati» - oltre alle «politiche per la competizione». Per i crediti deteriorati ha precisato che «il flusso dei nuovi non performing loans è sceso a circa il 2% dei prestiti totali, sotto la media pre-crisi» e «una gran quantità di Npl è stata venduta nel 2017 e altri dovrebbero arrivare sul mercato nella prima metà del 2018». Visco, in conferenza stampa, ha rimarcato progressi «molto rilevanti».

Ma al Fondo monetario le preoccupazioni hanno intaccato l’ottimismo, con al centro l’America e le crociate commerciali a colpi di dazi. Padoan ha ammesso che le parole chiave su scala globale sono diventate la fiducia e la sua erosione, denunciata dal managing director dell’Fmi Christine Lagarde. Sulle dispute commerciali, il ministro ha invocato la condivisione di un sistema «saldamente multilaterale». E Visco ha dichiarato che «restrizioni commerciali potrebbero causare shock avversi all’economia globale».

Il segretario al Tesoro statunitense Steven Mnuchin, nel proprio intervento, ha tuttavia difeso le scelte dell’amministrazione Trump. Con un occhio alla Cina, ha chiesto al Fondo di mostrarsi «all’altezza», prendendo di petto i responsabili di «politiche macroeconomiche, valutarie e di interscambio che facilitano scorretti vantaggi competitivi o portano a crescita squilibrata». Il Fondo deve dare «chiare raccomandazioni a Paesi con vasti surplus» commerciali. A Fmi e Banca mondiale ha inoltre domandato un «piano d’azione» sull’indebitamento eccessivo di molte nazioni nei confronti dei progetti infrastrutturali internazionali della Cina, cuore dell’espansione della sua influenza. Anche se Mnuchin ha poi moderato i toni ipotizzando una missione a Pechino.

L’ottimismo sulla crescita mondiale nel breve periodo, al Fondo, si è scontrato con altri ostacoli. Su tutti un debito globale record, con inviti ai Paesi perché facciano tesoro del momento positivo e accumulino risorse necessarie in caso di rovesci. In serata il Comunicato finale dell’Imfc ha messo apertamente in guardia da molteplici spettri: «Aumenti delle vulnerabilità finanziarie, delle tensioni commerciali e geopolitiche e dal livello storicamente alto del debito globale minacciano le prospettive di crescita». Temi caldi e irrisolti, sottolineati da Padoan, sono stati inoltre diseguaglianze e crescita inclusiva, futuro del lavoro e tassazione dell’economia digitale.

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