crisi banche venete

Visco: «Falso che banche controllino operato Bankitalia»

2' di lettura

Via Nazionale in trincea contro le “fake news”, circolate negli ultimi giorni, sul ruolo dell'istituto centrale italiano nella gestione della crisi delle banche venete. Falsa, e quindi da respingere, è in particolare l'idea che le banche azioniste della Banca d'Italia ne controllino l'operato. Per il Governatore Ignazio Visco, intervistato da Corrado Augias al Festival dei due Mondi in corso a Spoleto, Bankitalia «è un ente pubblico, un'istituzione seria», e la normativa vieta «a chi detiene partecipazioni nel capitale di aver alcun ruolo sia in politica monetaria che nell'attività di vigilanza sulle banche». Una visione diametralmente opposta, quella di Visco, a quella del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5s) secondo cui la priorità dovrebbe essere escludere gli istituti di credito dall'azionariato di Bankitalia a causa della loro influenza sul suo operato.

In 15 anni «commissariate, chiuse, aggregate» oltre 100 banche
Il Governatore ha poi rivendicato il ruolo di Bankitalia di fronte alle crisi bancarie, perché «noi abbiamo rilevato che c'erano problemi nel Monte dei Paschi» e ripercorrendo il ruolo di Via Nazionale nelle crisi di Banca Marche, della Popolare di Spoleto, di Banca Etruria e Carige. Negli ultimi 15 anni «oltre 100 banche sono state commissariate, chiuse, aggregate», ha sottolineato il Governatore, spiegando che non tutti «se ne sono accorti». Dopo aver ammesso il disagio delle istituzioni per la crisi del sistema creditizio culminata con i salvataggi di Mps e delle banche venete («Certo, non è una bella cosa»), Visco ha spiegato che ci sono sempre stati casi di malagestione e che il problema è «come si circoscrivono». Sulla crisi degli istituti di credito del Nord Est, l'Italia ha comunque raggiunto con le istituzioni di Vigilanza Ue «un accordo importante, ottenuto in pochissimo tempo». Nel faccia a faccia, Visco ha poi ricordato come negli ultimi dieci anni l'Italia abbia attraversato «la crisi più grave della sua storia, forse in tempo di guerra è stata peggiore ma neanche tanto», e nonostante questo «le banche non sono andate a rotoli».

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