convegno all’Ispi a Milano

Visco: la Germania non si fida, l’Italia deve ridurre il debito pubblico

di Vittorio Da Rold


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Il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco oggi era a Milano all’Ispi

3' di lettura

«Il punto fondamentale è la mancanza di fiducia che c’è tra i principali Paesi e in particolare in questo momento la mancanza di fiducia che c’è tra noi e i tedeschi. C’è un convinto europeismo da entrambe le parti, ma il punto cruciale è che non ci si fida. E giustamente: la questione è il debito pubblico». Lo ha dichiarato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, intervenendo a un convegno organizzato oggi dall'Ispi a Milano sull’Europa a diverse velocità con la partecipazione dell’ex premier Enrico Letta in collegamento da SciencesPo a Parigi, l’ambasciatore Antonio Armellini autore del libro “Né Centauro né Chimera – Modesta proposta per un'Europa plurale” , il presidente dell’Ispi Giampiero Massolo nella parte del moderatore del dibattito e l’ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 ore, Ferruccio de Bortoli che ha invitato tutti ad evitare la «trappola della retorica europeista».

Serve capacità di bilancio comune in Europa
«Non è possibile fare una politica monetaria unica in queste condizioni - ha affermato Visco sollecitato sull’ipotesi discussa recentemente a Versailles di un’Europa a diverse velocità - ci vuole una capacità di bilancio comune, ci vuole qualcuno che gestisca questo a livello sovranazionale rinunciando alla sovranità nazionale in materia per gestire la politica monetaria unica». «Non ci si riesce se non si smette di suggerire che tutto è possibile - ha proseguito il governatore della Banca d’Italia - Il nostro debito è il130% del Pil, quello tedesco è al 70%: i tedeschi non vogliono mettere insieme questi debiti, ma un'Unione ha bisogno di un debito comune».

Come uscire da questa situzione d’impasse in un momento difficile per l’Europa alla vigilia del 60° anniversario del Trattato di Roma, del dopo Brexit e delle elezioni di Donald Trump negli Stati Uniti con le nuove pulsioni, come ha ricordato Enrico Letta, «nazionaliste e protezioniste»? Per questo, ha proseguito Visco a una platea molto attenta, è l'Italia per prima che deve fare un passo in questa direzione, per la riduzione del debito e l'avvio di una crescita più sostenuta e migliore: «È l'unica via, quella in cui c’è un piccolo passo a livello nazionale per dare fiducia e arrivare a una trattativa su questo tema. Si deve passare da un bilancio unico e per farlo noi dobbiamo essere in grado di dimostrare che vogliamo andare in questa direzione». Sulle modalità del passo in questa direzione Visco non ha dato dettagli lasciando il compito alla politica trovare i modi e i mezzi più opportuni.

Fare i compiti a casa
L'Italia non ha rispettato gli impegni presi in occasione dell'ingresso nell'euro (in particolare un rapporto debito/Pil al 60% nel 2010) e questo «non è stato fatto non perché c'è stata una politica di bilancio folle, anche se non c’è stata una politica di bilancio particolarmente brillante soprattutto nei 10 anni che hanno preceduto la crisi, ma per l'incapacità di questo Paese di fare i compiti per capire come crescere di più e meglio», ha aggiunto il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che è stato anche capo economista dell’Ocse a Parigi prima di diventare il numero uno di Banca d’Italia. «Nessun governo è riuscito ad avere una politica che tenesse in piedi tante cose, scuola, lavoro, tecnologia», ha aggiunto. Le promesse che i Governi fanno ai propri cittadini «devono essere mantenibili». E dire che si abbassano le tasse per tutti non è una «promessa mantenibile», ha detto Visco.

Il problema del lavoro
Il dibattito politico fa «avanti e indietro» tra Italia ed Europa su «questioni fondamentali come la difesa, la sicurezza, il terrorismo o il lavoro, che mancherà nei prossimi anni e questo tema non viene affrontato, nessuno ne parla», ha aggiunto Visco. «I leader politici - ha proseguito il governatore - non sono quelli che danno ai loro elettori quello che vogliono, ma quelli che cercano di comunicare ai loro elettori ciò che pensano sia necessario per la posterità, per il futuro».

La soluzione possibile
Che fare dunque in questo quadro? «La soluzione non è un'uscita ordinata dall'euro, perché sarebbe un'uscita traumatica e disastrosa e sta a noi evitarlo. Sono incerto sul risultato», ha concluso il governatore della Banca d'Italia parlando dei problemi dell'Unione europea e della moneta unica dopo il voto olandese di ieri che ha confermato una volontà maggioritaria pro europea. «Stiamo fronteggiando il pericolo di regresso, e non è la Brexit ma la nostra capacità», quella degli Stati europei «di andare insieme» verso la direzione giusta. O come ha chiosato l’ex premier Enrico Letta «una soluzione a più velocità è la strada giusta per evitare di tornare indietro».

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