LA SFIDA DEL MERCATO DEL LAVORO

Visco: necessario porsi obiettivo di progressivo riequilibrio dei conti pubblici. Urgente intervenire sui «Neet»

Il Governatore della Banca d’Italia è intervenuto agli Stati generali delle pensioni

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Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (foto Ansa)

Il Governatore della Banca d’Italia è intervenuto agli Stati generali delle pensioni


3' di lettura

È necessario porsi l’obiettivo di un progressivo riequilibrio dei conti pubblici. È quanto ha messo in evidenza il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, in un intervento agli Stati generali delle pensioni al webinar organizzato dall'Università Bocconi e da Deutsche Bank. «Per quanto riguarda i conti pubblici, nel medio periodo, l'azione di politica economica non può che porsi l'obiettivo di conseguire un progressivo riequilibrio. Questo - ha aggiunto Visco - vale soprattutto per quei paesi che, come l'Italia, avevano un alto debito pubblico anche prima della pandemia».

«Assicurare nel prossimo decennio una rapida riduzione del debito, innalzato dagli effetti della pandemia e dalle indispensabili risposte di finanza pubblica - ha spiegato Visco - richiederà la massima attenzione alla qualità delle misure di sostegno dell'economia e un graduale aggiustamento dei saldi di bilancio quando le condizioni macroeconomiche saranno più favorevoli».

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Nell'analisi pubblicata nell’ultima Relazione annuale della Banca d'Italia, ha ricordato il governatore, «si mostra che con una crescita media dell'attività economica attorno all'1,5 per cento, un'inflazione che si riporti progressivamente poco al di sotto del 2 per cento, un graduale ritorno dell'avanzo primario dalla metà del periodo considerato all'1,5 per cento del prodotto e un differenziale di rendimento decennale tra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi su valori attorno a 100 punti base, il peso del debito potrebbe riportarsi ai livelli pre-Covid nell'arco di un decennio. Si tratta di un sentiero di consolidamento dei conti non dissimile da quello tratteggiato dal Governo nella recente nota di aggiornamento del Def».

In Italia record giovani Neet, urgente intervenire

Il Governatore ha messo in evidenza un altro punto debole del sistema. L’Italia è «al primo posto per la percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione», a oltre due milioni: il 22 per cento della popolazione in questa fascia di età, il 33 per cento nel Mezzogiorno.

Dalla sfida Neet dipende anche il rientro da un debito pubblico molto elevato

Si tratta - ha detto Visco riferendosi ai “Neet” (not in education, employment or training) «di un drammatico spreco di potenzialità a livello non solo economico, con conseguenze particolarmente gravi sul piano sociale: è urgente rispondere» e «da questo soprattutto dipende il futuro del Paese e, in ultima istanza, il rientro da un debito pubblico molto elevato e la sicurezza del mantenimento degli impegni sul fronte previdenziale».

Intervenire sul riassorbimento della disoccupazione

Secondo il Governatore di Bankitalia, «per riportare nel prossimo decennio il tasso medio di espansione del Pil in termini reali all'1,5%, ovvero quello registrato nei dieci anni precedenti la crisi finanziaria globale, occorre intervenire sul riassorbimento della disoccupazione, sulla prosecuzione delle tendenze di aumento della partecipazione al lavoro di diversi gruppi demografici e della componente femminile, su un aumento della produttività totale dei fattori che ne porti la crescita attorno allo 0,7% e una ripresa dell'accumulazione che riporti il rapporto tra investimenti (privati e pubblici) e pil sui livelli del decennio 1996-2007». «Il conseguimento di questi risultati - ha sottolineato - potrebbe essere più agevole se il rafforzamento dell'accumulazione si concentrasse sul recupero dei ritardi nel campo della digitalizzazione e sul rilancio della spesa nella scuola e nella ricerca. La gravità della situazione - ha concluso Visco - è evidente quando si consideri il fatto che il nostro paese è al penultimo posto nell'Ocse per la quota di laureati nella fascia d'età compresa tra i 25 e i 34 anni (28%, a fronte di una media del 44%, con valori superiori al 60% per il Canada, il Giappone e la Corea del Sud)».

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