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Visco: prospettive dell’economia peggiorate, gravano rischi al ribasso

di Nicola Barone

Assiom Forex, Visco: «Lavoro, imprese, capitale umano: serve lungimiranza per raccogliere i frutti»

6' di lettura

«Le prospettive dell'economia italiana sono oggi meno favorevoli di un anno fa» e «sono gravate da rischi al ribasso che hanno in parte una origine estera ma che continuano a riflettere in misura significativa le debolezze proprie del nostro Paese». Dice così il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nel suo discorso al congresso di Assiom Forex. Tra i fattori nazionali vengono citati «in primo luogo l'incertezza sulla crescita, oltre che l'orientamento della politica di bilancio e sulla ripresa di un percorso credibile di riduzione del peso del debito pubblico sull'economia».

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Dopo cinque l'Italia si è ritrovata di nuovo col fiato sospeso. L'ultimo trimestre ha visto una contrazione del Pil dello 0,2% determinando così una fase di recessione tecnica, causata da due periodi consecutivi di calo nella seconda metà del 2018. Da imprese e sindacati è arrivata la richiesta al governo di immediate contromisure per scongiurare un ulteriore depotenziamento dell'economia italiana.

Questo mentre resta alto il livello della preoccupazione sull'andamento dello spread nel corso dei prossimi sei mesi anche se si registra un qualche miglioramento rispetto a un mese fa. Lo spread BTp/Bund è diminuito dal picco di metà novembre, riducendosi di circa 80 punti base ma «resta tuttavia elevato: è circa il doppio rispetto ai valori medi dei primi quattro mesi dello scorso anno», annota il Governatore di Bankitalia. Dal sondaggio di gennaio condotto da Assiom Forex tra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor, se un mese fa solo il 48% prevedeva un ritorno del rendimento sotto quota 250 pt, in gennaio questo partito si attesta al 60% con una maggioranza assoluta, del 55%, che vede il differenziale oscillare fra i 200 e i 250 punti mentre per il 3% scenderà fra 150 e 200 e per un ulteriore 2% scenderà addirittura fra 100 e 150 punti. Per il rimanente 40% invece lo spread rimarrà sopra i 250 punti: nello specifico per il 35% oscillerà fra 250 e 300 punti e per il restante 5% supererà stabilmente i 300 punti. Oggi lo spread si aggira attorno ai 240 punti.

«Condizioni dei mercati tese, politica di bilancio assicuri fiducia»
«Le condizioni sui mercati finanziari rimangono tese» anche se le tensioni sul mercato dei titoli di Stato si sono parzialmente riassorbite dopo l'accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra economica. Secondo Visco «per assicurare un effettivo sostegno all'attività economica, la politica di bilancio deve preservare la fiducia nel percorso di riequilibrio dei conti pubblici e nella prospettiva di riduzione del rapporto tra debito e prodotto». La fiducia dei mercati, osserva Visco, sarà fondamentale considerando l'ingente ammontare dei titoli pubblici da collocare sul mercato («quasi 340 miliardi per il solo rinnovo dei titoli in scadenza nel 2019 che si sommano ai circa 50 previsti a copertura del disavanzo»).

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«Titoli di Stato in portafoglio aumentati di 50 miliardi»
Le banche italiane sono tornate ad aumentare la quota di titoli di Stato in portafoglio di 50 miliardi nel corso del 2018. L’indicazione arriva dalle parole di Visco per il quale questi ultimi espongono gli intermediari ai rischi associati a ulteriori cali dei prezzi. «Dalla fine del 2017, quando aveva toccato un minimo di 280 miliardi, l'esposizione delle banche in titoli pubblici italiani è cresciuta; alla fine dello scorso mese di novembre il valore dei titoli in portafoglio era pari a 330 miliardi, poco meno del 10 per cento del totale delle attività; resta inferiore al picco di 400 miliardi raggiunto all'inizio del 2015». Gli acquisti, concentrati tra maggio e giugno (quando si registrò un forte deflusso dall'estero), sono avvenuti in parallelo con il rialzo dei rendimenti, in una fase di debolezza della domanda di credito. «Gli investimenti delle banche contribuiscono a stabilizzare i prezzi dei titoli di Stato nei momenti di maggiore tensione e possono consentire successivi guadagni in conto capitale nel caso di una ripresa dei corsi».

«Pesanti conseguenze da no deal, contenute su interscambio Italia»
Una uscita senza accordo del Regno Unito dalla Ue «può avere conseguenze pesanti, anche se gli effetti diretti legati all'interscambio commerciale, gravi per il Regno Unito, potrebbero essere contenuti per l'Italia e per il complesso dei Paesi dell'Unione». Per Visco «eventuali malfunzionamenti dei mercati finanziari potrebbero avere ricadute di rilievo per tutti i Paesi coinvolti» ma in Italia il Governo «ha predisposto, in raccordo con le autorità di vigilanza, le misure da emanare in caso di necessità».

«Npl netti sotto 100mld, bene intese con operatori specializzati»
Le banche italiane continuano migliorare la qualità del credito a giudizio del Governatore, il quale cita il calo degli Npl a 99 miliardi a fine settembre, dai 129 miliardi all'inizio del 2018. Per i gruppi significativi il calo dei prestiti deteriorati netti, pari a fine settembre al 4,5% dei finanziamenti, è «coerente con i piani concordati dalle banche con la Vigilanza». Livelli più alti, invece, per le banche meno significative (7,1%). Visco ricorda che l'incidenza superava il 10% per 50 delle 270 banche di credito cooperativo alle quali faceva capo circa la metà del complesso dei crediti deteriorati della categoria. Il Governatore ricorda che «i piani di riduzione predisposti dalle principali banche meno significative nei mesi scorsi, sono ora al vaglio della Vigilanza» della Banca d'Italia. «Progetti che vedano la collaborazione tra intermediari e operatori specializzati nella gestione di crediti deteriorati possono rappresentare una buona soluzione anche per le inadempienze probabili».

«Liquidazione piccole banche distrugge valore, riflettere su regole Ue»
Le regole europee che impongono le liquidazioni per le piccole banche e non l'intervento dei fondi di garanzia dei depositi vanno riviste. La Banca d'Italia chiede con forza un cambiamento di rotta. «Ritengo necessario tornare a riflettere in ambito europeo, anche sulla base dell'esperienza della Fdic (Federal deposit insurance corporation) statunitense, su istituti e misure che mirino a rendere meno traumatica e meno costosa possibile l'uscita dal mercato degli intermediari di minore dimensione».

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Visco, dal congresso Assiom Forex, riprende l'analisi fatta dal vicedirettore generale Fabio Panetta in una recente audizione alla Camera. La procedura di risoluzione è consentita solo alle banche di maggiori dimensioni - ricorda - mentre per le piccole «un ordinato processo di liquidazione» potrà esserci solo se si trova un acquirente. In assenza di un tale intervento, non vi sarebbero alternative alla procedura di liquidazione ordinaria (o “atomistica”) ossia quella che impone lo “spezzatino” della banca. «L'operare di questa procedura - conclude il ragionamento Visco - oltre a distruggere valore, può compromettere la continuità dell'offerta di servizi essenziali a livello locale, con possibili fenomeni di contagio a più ampio raggio».

Borsa, Jerusalmi: tra 8 e 10 operazioni su Mta nel 2019
Quest'anno sul mercato principale della Borsa Italiana oltre a Nexi «ci potrebbero essere una decina di operazioni, tra le otto e le dieci». L’amministratore delegato di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi si dice convinto «che l'aspetto del rallentamento economico avrà un impatto sulla valorizzazione e sui prezzi ma non tanto un impatto sul numero delle operazioni». Nei prossimi mesi «chi va in Ipo si deve aspettare di avere una valutazione leggermente più bassa di quelle che avevamo visto e raggiunto nei due anni precedenti». Quanto alle conseguenze della recessione su Piazza Affari, «avremo un periodo un po' di incertezza, ma io credo che il numero di Ipo non ne risenta e penso che l'operazione con Nexi, che dovrebbe andare in porto nell'arco dei prossimi due mesi, potrebbe essere alla fine dell'anno la più grande Ipo in Europa». Rispetto ai tempi della quotazione di Nexi «loro sono abbastanza avanti, secondo me la fanno entro marzo-aprile, il loro obiettivo è quello lì».

Iccrea, Magagni: siamo in grado di comprare quota Cassa Centrale
«La nostra intenzione è chiedere l'apertura di un tavolo» con Cassa Centrale per risolvere il nodo della quota del 22% circa di Iccrea in mano al gruppo concorrente. «Troveremo una soluzione, è solo questione di tempo». Così il presidente di Iccrea Giulio Magagni, a margine dei lavori del congresso A chi chiede se l'esito sarà il riacquisto delle quote da parte del gruppo Iccrea o l'ingresso di un nuovo socio (che per statuto deve essere comunque gradito alla capogruppo) Magagni replica che «siamo in grado di comprarla noi. Fare entrare un nuovo socio, anche gradito, in questo momento non serve».

Gros-Pietro: Savona alla Consob? Lo apprezzo ma non auspico niente
La Consob «è un nostro vigilante e di certo non faccio dichiarazioni sul nostro vigilante, Paolo Savona è una persona che apprezzo e che ho conosciuto in tanti dei suoi incarichi, come ministro dell'Industria e come direttore generale di Confindustria. È stato membro della direzione della Banca d'Italia e ha lavorato all'Mit insieme al premio Nobel Modigliani. È una persona di grande livello scientifico». Non si spinge oltre il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro. «È solo un apprezzamento della persona che ho conosciuto nei suoi incarichi e con cui ho condiviso attività scientifica e accademica alla Luiss». Nella seconda parte del 2019 «è possibile che ci sia una ripresa» per Gros-Pietro secondo cui in questo senso «sarebbe utile, come mi pare sia nelle intenzioni del governo, aiutare questa possibile ripresa facendo ripartire gli investimenti».

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