relazione annuale Bankitalia

Visco: «Puntare su innovazione per tornare a crescere». Il Pil può crollare del 13%

«L’economia italiana - ha detto il governatore - deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata»

di Nicoletta Cottone

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«L’economia italiana - ha detto il governatore - deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata»


6' di lettura

«L’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata. Nonostante le profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti, le opportunità in prospettiva non mancano; il Paese ha i mezzi per coglierle». É un messaggio di speranza quello lanciato nelle conclusioni finali dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, presentate in streaming in occasione della Relazione annuale della Banca d’Italia.

Visco ha ricordato come il Paese stia «attraversando la più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente», ipotizzando uno «scenario di base» con un Pil a -9% nel 2020 che nel 2021 «recupererebbe la metà della caduta» e altre «ipotesi più negative, anche se non estreme», con un -13% quest'anno e una ripresa «molto lenta» nel prossimo.

PREVISIONI DI CRESCITA DEL PIL

In percentuale (Fonte: FMI)

PREVISIONI DI CRESCITA DEL PIL

Serve un nuovo rapporto fra governo, imprese e finanza
Ha sottolineato quanto sia forte l’incertezza e ha detto che «oggi da più parti si dice “insieme ce la faremo”. Lo diciamo anche noi». Ma non lo si deve dire però «solo con ottimismo retorico, ma per assumere collettivamente un impegno concreto». Serve «un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell’economia reale e della finanza, istituzioni, società civile. Possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo “contratto sociale”, ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo». Il governatore ha ringraziato medici e infermieri che in questo periodo hanno «dovuto sostenere una pressione senza precedenti» e ha espresso un pensiero di vicinanza per le vittime della tragedia e i loro familiari. E ha lanciato un appello: «Nessuno deve perdere la speranza».

Banca d’Italia, la relazione annuale

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Investimenti in nuove tecnologie e in innovazione
Le imprese devono puntare su innovazione e nuove tecnologie. «Per essere competitive - ha detto il governatore - devono investire in nuove tecnologie e in innovazione, aprirsi a capitali e professionalità esterne, curare la formazione del personale: possono puntare a crescere solo innalzando l'efficienza dei processi di produzione e la qualità dei beni e dei servizi offerti». Visco ha ricordato gli interventi dello Stato in favore delle imprese, in particolare con trasferimenti a fondo perduto per quelle di minori dimensioni che hanno subito una forte riduzione del fatturato. Incentivi che «non sono affatto irrilevanti».Ma ha anche sottolineato che «come il “distanziamento sociale” appiattisca la curva dei contagi senza eliminare il virus, così le misure di sostegno contribuiscono a diluire nel tempo e ad attutire le conseguenze della crisi senza eliminarne le cause».

Banca d'Italia, le considerazioni finali del governatore Ignazio Visco

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Crollo del Pil oltre il 5% nel secondo trimestre
L’impatto della recessione e delle misure messe in campo per contenerne le conseguenze è forte sulle finanze pubbliche, ha detto il governatore, ricordando che nel quadro macroeconomico del Governo si prevede per il 2020 un disavanzo del 10,4% del Pil e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156 per cento. «Nel primo trimestre - ha detto - il Pil ha registrato una flessione dell'ordine del 5%» e gli indicatori disponibili ne segnalano una caduta ancora più marcata nel secondo». E ha aggiunto che «nello scenario di base la flessione dell’attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9%, superiore a quella sofferta tra il 2008 e il 2013». I tempi e l’intensità della ripresa «che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere», ma, nell’ipotesi che «prosegua il contenimento dei contagi a livello nazionale e globale», nel 2021 il prodotto «recupererebbe circa metà della caduta. Nei prossimi mesi il recupero della domanda avverrà con lentezza».

DEBITO PUBBLICO E PRIVATO

In percentuale del PIL (Fonte: elaborazioni su dati Banca d'Italia, BCE, Commissione europea, Eurostat e Istat)

DEBITO PUBBLICO E PRIVATO

Debito pubblico sostenibile, ma l’onere resta alto
La sostenibilità del debito pubblico «non è in discussione, ma il suo elevato livello in rapporto al prodotto è alimentato dal basso potenziale di crescita del Paese e al tempo stesso ne frena l'aumento», ha affermato Visco. «Rispetto alla media del resto dell’area dell’euro, da noi la crescita economica è più bassa e l’onere del debito è più alto». E ha ricordato che nella media degli ultimi cinque anni l'Italia è stato l'unico paese, con la Grecia, a presentare un divario positivo e ampio tra onere del debito e crescita dell'economia.

La strada obbligata delle riforme
L'incertezza, ha sottolineato Visco, «è una ragione in più per rafforzare da subito la nostra economia, per muoversi lungo quel disegno organico di riforme già per molti aspetti tracciato». I frutti di questa azione si vedranno col tempo, «ma un progetto compiuto rende più chiara la prospettiva, influisce sulle aspettative, accresce la fiducia; può fondarsi su punti di forza che pure si sono andati affermando negli ultimi difficili anni». Indispensabile mettere a frutto «le risorse mobilitate per superare le difficoltà più gravi», predisporre, da subito, le condizioni per il recupero di quanto si è perso, «usare bene il progresso tecnologico per tornare a uno sviluppo più equilibrato e sostenibile, che generi occupazione e consenta anche di ridurre, con la necessaria gradualità ma senza timori, il peso del debito pubblico sull'economia».

Significative ripercussioni sul mercato del lavoro
Visco ha anche ricordato che la recessione legata alla pandemia da Covid-19 «avrà significative ripercussioni sul mercato del lavoro». Ha parlato delle drastiche misure di “distanziamento sociale”, della chiusura, per diverse settimane di interi settori produttivi, «che contribuiscono per quasi il 30 per cento al valore aggiunto nazionale e per circa il 35 per cento all'occupazione complessiva». Un impatto, ha detto, che è stato mitigato dal ricorso al lavoro a distanza, ma che potrà ridurre l’occupazione e far protrarre le situazioni di sospensione dal lavoro. E ha ricordato che «ne saranno frenati i consumi, che risentiranno anche del possibile aumento del risparmio precauzionale dovuto ai timori sulle prospettive, non solo economiche. Potrà crescere il disagio sociale; le misure di bilancio mirano a contenerlo». La partecipazione al mercato del lavoro è caduta di quasi 300mila unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilità e alle attività produttive che persistono in alcuni settori.

Recuperare il ritardo accumulato nelle infrastrutture
Non semplice ritrovare la via dello sviluppo, perché la pandemia e la recessione hanno aperto «scenari di estrema incertezza che rendono molto difficile tratteggiare i contorni dei nuovi equilibri che si andranno a definire». Il governatore ha sottolineato come vada recuperato «il ritardo accumulato nelle infrastrutture, sia quelle tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, sia quelle ad alto contenuto innovativo, come le reti di telecomunicazione, necessarie per sostenere la trasformazione tecnologica della nostra economia». Bisogna accelerare sulla digitalizzazione dei processi e ripensarne l’organizzazione. E va migliorata la qualità del capitale umano, affrontando i problemi di fondo del sistema scolastico, dell’università e della ricerca: «un’istruzione migliore - ha sottolineato il governatore - rende di più, un paese che innova crea migliori e più diffuse opportunità di lavoro».

Si investe poco nella ricerca
Lo Stato investe poco in ricerca. «Nonostante l’elevata efficienza e qualità della ricerca italiana - ha ricordato il governatore - lo Stato investe nelle università circa 8 miliardi, la metà in rapporto al Pil di quanto fanno i paesi a noi più vicini». E Visco ha ricordato come anche solo lo spostamento «di una frazione modesta del bilancio pubblico» avrebbe come conseguenza «un deciso miglioramento della formazione dei giovani e della capacità di produrre innovazione».

SPESA IN RICERCA E SVILUPPO

In percentuale del PIL (Fonte: elaborazioni su dati OCSE, Main Science and Technology Indicators, 2019/2)

SPESA IN RICERCA E SVILUPPO

Bcc in grado di fronteggiare crisi, no a passi indietro
I gruppi di banche di credito cooperativo (Bcc), che si sono formati da poco meno di un anno, ha detto il governatore, «possono oggi fronteggiare la sfida della recessione beneficiando dei vantaggi dell’integrazione. La capacità di ricorrere al mercato dei capitali è oggi essenziale; passi indietro rispetto a quanto già realizzato costituirebbero un regresso grave e costoso». Visco ha ricordato come la «vicinanza al territorio e lo spirito cooperativo» non facciano venir meno «la necessità di una governance forte e di vertici aziendali ben preparati, sia presso le capogruppo sia nelle Bcc aderenti». E ha detto che «la redditività deve essere tale da garantire una patrimonializzazione adeguata, precondizione per lo svolgimento del ruolo mutualistico».

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