SEMICONDUTTORI

Vishay Italia, sistemi hi tech per le autovetture del futuro

A Borgaro Torinese un dipendente su cinque impegnato nella ricerca

di Filomena Greco

A Borgaro Torinese un dipendente su cinque impegnato nella ricerca


2' di lettura

La partita della mobilità elettrica si gioca sul futuro dei semiconduttori. E tra le poche imprese in Italia a operare in questo settore, al netto del gigante StMicroelectronics, c’è Vishay, multinazionale americana con 43 stabilimenti nel mondo e una storica fabbrica in Italia, a Borgaro Torinese. Qui si producono parti dei semiconduttori (wafer fabs) e si assemblano moduli di potenza (componenti finiti). Più in generale lo stabilimento si occupa di progettazione di sistemi per l’elettronica di potenza. «Il vero punto di forza del polo torinese - spiega Giulio Sales, ad di Vishay Semiconductor Italiana - è stata la capacità di sviluppare attività di ricerca sui componenti in silicio e sui sistemi di trasmissione e conversione di potenza». L’alleato numero uno in questo caso è il Politecnico di Torino con cui la Vishay condivide laboratori per la ricerca avanzata e ricercatori. L’azienda sostiene attualmente una dozzina di PhD e contratti di collaborazione con enti accademici, mentre sono 20 i giovani ingegneri che hanno svolto recentemente la loro tesi con Vishay. Estesa su oltre 11mila mq, con 251 addetti, la Vishay ha tra le 40 e le 50 persone impegnate in ricerca e sviluppo.

La spinta che arriva dallo sviluppo dei sistemi per la guida assistita, per la connettività avanzata dei veicoli e per la mobilità elettrica mette in primo piano il ruolo di quella parte dell’indotto automotive che si occupa di sviluppare semiconduttori. «La sfida è rendere i sistemi sempre più affidabili e performanti - sintetizza Massimo Carbone, a capo del marketing per Vishay Semiconductor Italiana - e il contributo dell’elettronica sarà sempre più importante». Il valore dei semiconduttori e dei sistemi di potenza a bordo - per ricarica o conversione - di un’auto è destinato a crescere: secondo le ultime stime si parte dai 47 dollari per un’auto mild -hybrid, si arriva a 270 dollari per una plug-in e a 387 dollari per una full -electric. Valori a cui si uniscono la sensoristica e i sistemi di controllo. Oggi l’automotive cuba circa il 40% dei ricavi, sintetizza l’ad, una quota destinata a crescere nei prossimi anni. «Abbiamo già sviluppato soluzioni per motori elettrici, i clienti a cui ci rivolgiamo sono i principali integratori di sistema (Tier1) a livello mondiale e ci sono componenti Vishay a bordo di auto ibride plug-in e full-electric delle case automobilistiche europee ed asiatiche» racconta Carbone, che non esclude una fase di crescita per lo stabilimento italiano. «In Italia riusciamo a difenderci bene sul fronte dell’innovazione, facciamo più fatica nell’ambito della produzione, ecco perché la stretta collaborazione con il polo universitario è un vantaggio competitivo».

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