La tendenza

Visione artificiale, ora i pionieri lavorano per la manifattura

Dall'Università di Trento gli spin off che studiano i lettori ottici
Crescono le applicazioni per cyber security, agricoltura e guida autonoma

di Riccardo Sandre

(Sergey Nivens - stock.adobe.com)

4' di lettura

Leggere le immagini ed estrapolare informazioni nascoste agli occhi umani raccogliendo dati fondamentali per efficientare processi, agire tempestivamente in situazioni di pericolo o di emergenza, riconoscere fenomeni e singoli item, interagire in maniera più fluida con gli utenti, collaborare alle diagnosi mediche, individuare manomissioni nelle immagini e nei video, sviluppare sistemi di sicurezza più efficienti e molto altro ancora.

La computer vision, è una branca dell’Intelligenza artificiale ancora di frontiera, una tecnologia il cui mercato, in termini globali, prevede livelli di crescita importanti: secondo uno studio di Allied Market Research il settore raggiungerà nel 2027 i 74,9 miliardi di dollari di fatturato nel mondo garantendo a chi ha l’opportunità di investire ora nel settore robusti ritorni.

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Il Nordest non è a digiuno di queste nozioni né dal punto di vista accademico né da quello dello start up di impresa, dove a fare da protagonisti dell’evoluzione economica del settore sono spesso gli spinoff di quegli stessi enti di ricerca che in Trentino Alto Adige, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, rappresentano una parte importate dello sviluppo tecnologico e scientifico. E se un censimento a proposito del numero delle imprese della computer vision attive a Nordest è ancora di là da venire (gli stessi codici Ateco che sono utilizzati per catalogare questa tipologia di azienda ad altissimo tasso tecnologico sono spesso inadeguati o troppo generici per venire in aiuto di chi volesse cogliere questa sfida), alcuni numeri relativi alle figure di riferimento, permettono di comprendere il ruolo di primo piano delle Università del territorio.

Dei 29 membri senior italiani dell’Ellis Society (European Lab for Learning e Intelligent Systems), l’istituto europeo di ricerca sui temi dell’Intelligenza Artificiale, 6, oltre il 20% provengono da università del Nordest e segnatamente da quella di Trento, di Udine, dalla Sissa di Trieste e dalla Fondazione Bruno Kessler che ha sede anch’essa a Trento.

«Negli ultimi 10 anni la ricerca attorno al tema della computer vision ha fatto passi da gigante, grazie all’introduzione dei modelli di deep learning ossia basti sulle reti neurali artificiali», spiega Elisa Ricci professiore associato del dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento e responsabile di un gruppo di ricerca nel centro Digital Society di Fbk.

«In pratica la computer vision vuole emulare la capacità del nostro cervello di leggere un’immagine, il suo contesto, i suoi elementi e le interazioni tra questi creando generalizzazioni, individuando distanze, proporzioni, velocità e così via per poi tradurli in dati analizzabili e impiegabili nei più svariati settori. Noi ad esempio ci occupiamo di percezione robotica. In soldoni con il mio gruppo di ricerca del dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione ci occupiamo della capacità di un robot umanoide di leggere le espressioni non verbali di un viso, le posture di un interlocutore e altro per rendere più fluida l’interazione tra una Ia e un utente umano. In Fondazione Bruno Kessler studiamo invece l’uso della compurter vision nella composizione e nella lettura di dati sulla Smart City, in collaborazione con il Comune di Trento. Ma ci sono tanti altri gruppi di ricerca che si occupano di individuare e addirittura riprodurre deep fake, lavorano sul tema della cyber sicurezza, della guida autonoma, del controllo di qualità per l’Industry 4.0, dell’assistenza sanitaria, della diagnostica medica e così via».

E se la ricerca accademica non ha confini, la differenza tra il nucleo italiano e Nordestino di ricercatori e aziende e i propri corrispettivi in altre aree del mondo (le principali sono il Nord America, il Giappone, la Corea del Sud, la Cina ed in Europa Israele, Germania, Regno Unito) sta non solo nella mole di investimenti pubblici che paesi come la Repubblica Popolare più ancora degli Stati Uniti mettono a disposizione dei ricercatori, ma anche nella presenza di sistemi economici caratterizzati da colossi internazionali come Amazon o Alibaba capaci di orientare in parte la ricerca e di accelerarne le applicazioni commerciali in specifiche direzioni.

Seppure su scala diversa il Nordest non presenta logiche molto lontane da quelle delle altre aree mondiali di sviluppo della computer vision: qui a Nordest, il nerbo dell’economia è ancora legato al manifatturiero. Un fenomeno che orienta e caratterizza spesso il passaggio dalla ricerca accademica allo sviluppo d’impresa ad alto tasso di innovazione. Ad esserne pienamente consapevoli sono per primi i protagonisti, tutti o quasi ex ricercatori di quegli stessi istituti che lavorano alla ricerca di frontiera, del settore.

Si tratta di aziende come la vicentina Ensys, fondata nel giugno 2012 e che ha già al suo attivo una trentina di progetti, incluso un robot per agricoltura per la raccolta della frutta, la veronese Humanitics, la Triestina Glance Vision Technologies, spin-off della Sissa di Trieste e le trentine Blue Tensor e Eoptis. Quest’ultima è stata fondata proprio da un ex ricercatore della Fondazione Bruno Kessler che ha scelto di mettere le sue competenze di computer vision al servizio dell’evoluzione digitale del settore manifatturiero italiano ed Europeo.

«L’economia del nordest è prima di tutto manifatturiero e agricoltura di qualità, e noi di Eoptis cerchiamo di dare il nostro contributo alla competitività di questi due settori così strategici», dice Luca Clementel, co-fondatore e product manager dell’azienda «e così Eoptis propone al mercato una gamma completa di strumenti per il controllo qualità basato sulla misura del colore come pure altre soluzioni ad altissimo contenuto tecnologico in grado di accelerare l’evoluzione digitale delle imprese del settore manifatturiero».

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