FREDDY

Visione genderless in chiave lifestyle

di Chiara Beghelli


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Bianco e nero. Un capo della collezione con la stampa di una coreografia di Tommassini

2' di lettura

«il nuovo stile “athleisure”? Noi lo facciamo da 42 anni»: Carlo Freddi, fondatore di Freddy, azienda di abbigliamento sportivo nata nel 1976 a Chiavari (Ge) e oggi basata a Milano, sottolinea con orgoglio di essere stato fra i primi a identificare quella che sarebbe diventata una delle tendenze più dirompenti nella moda degli ultimi anni. «Abbiamo fatto abbigliamento sportivo, capi molto tecnici in materiali molto versatili, adatti anche a movimenti estremi, ma non dimenticando mai l’estetica del prodotto», prosegue.

Proprio la valorizzazione dell’aspetto “lifestyle” dei capi Freddy ha portato l’azienda a esordire a Pitti, dove quest’anno presenta la capsule collection realizzata in collaborazione con il direttore artistico Luca Tommassini: «È un guru della danza mondiale e un amico di lunga data», spiega Freddi. Si tratta di una collezione genderless di capi di abbigliamento e accessori proposta in quattro linee, dove gli unici colori sono il bianco e il nero, e i soli motivi decorativi sono dei logotipi creati ad hoc e una stampa che riprende i movimenti di una coreografia firmata Tommassini.

Per Freddy si tratta già della seconda capsule lanciata nel 2019, che segue quella realizzata in collaborazione con l’artista nigeriano Laolu Senbanjo per la PE e ispirata all’arte africana, e prelude a un’evoluzione anche nella distribuzione retail: «Finora siamo stati presenti solo in negozi di abbigliamento sportivo, ma con questa nuova direzione verso il lifestyle entreremo anche in boutique di abbigliamento di fascia alta e medio-alta», spiega Freddi.

Oltre ai negozi “fisici”, i prodotti Freddy sono venduti anche sull’e-store del marchio: «Presto le vendite online arriveranno a generare il 10% del totale - aggiunge l’imprenditore -, è un ottimo risultato in un contesto sempre più complesso e ricco di concorrenti». Nel 2018 l’azienda ha registrato un fatturato di circa 50 milioni di euro, realizzato per oltre la metà (e sempre di più) all’estero (con la Cina in testa), dove Freddy è presente in 44 Paesi. Ma l’Italia resta cruciale, anche dal punto di vista della produzione: «Essere sostenibili per noi significa anche sostenere il made in Italy, produrre quanto più a km zero», aggiunge Freddi. Oltre ad alcune collezioni sia uomo che donna specificatamente 100% made in Italy dal 2017, sono sempre di più i capi che Freddy decide di produrre in Italia, comprese alcune linee Wr.up, la tecnologia firmata e brevettata da Freddy applicata al pantalone e che punta a esaltare la silhouette femminile. E altri tre brevetti relativi a pantaloni innovativi sono stati appena depositati.

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