ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL'addio

Vita di Filippo, il «picconatore» fedele della Corona britannica

Totale abnegazione alla causa della Corona, anche se costellata da numerose scappatelle: un impegno pubblico costante e indefesso a fianco della più amata, longeva e potente sovrana che la corona britannica abbia mai conosciuto

di Simone Filippetti

È morto a 99 anni il principe Filippo, una vita vissuta all'ombra della regina Elisabetta

6' di lettura

Nel 1947, poco dopo il matrimonio di sua figlia Elisabetta con Filippo Mountbatten, un lontano parente degli Windsor ma di uno sconosciuto ramo greco della corona, l’allora Re d’Inghilterra Giorgio VI porta il freschissimo genero a una battuta di caccia: «Sai perché ti ho nominato Duca di Edimburgo? Per seguire Lei» gli dice e il Lei stava per la futura sovrana. «È Lei il tuo lavoro». Vera o no, la battuta che compare nella prima puntata della serie tv «The Crown», telefilm cult in tutto il mondo venerato dai fan come una biografia della corona britannica più attendibile della Storia stessa, racchiude l’essenza della vita del Principe Filippo, spentosi il 9 aprile del 2021. Un’intera esistenza, più di 70 anni, trascorsa al fianco della sovrana più longeva della storia d’Inghilterra, un vero servitore della Corona. Gaffeur seriale, ricordato più per le sue intemperanze e le battute non consone al cerimoniale, Filippo lascia un grande segno sulla storia della monarchia, iniziata nel lontano 1066 con il Re normanno Guglielmo il Conquistatore, molto più del folklore che i titoli dei tabloid gli hanno riservato nel corso del tempo. Rimanere secondi è molto più difficile che essere primi.

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Arabeschi del calendario

Il destino ama sempre prendersi beffe delle vicende degli uomini. La scomparsa di Filippo di Edimburgo cade a circa dieci giorni dal compleanno della Regina, che il 21 aprile, lo stesso giorno del Natale di Roma, compirà 95 anni, ma sarà un anniversario tristissimo. In realtà Elisabetta non festeggia mai, perchè ha una sua celebrazione ufficiale a giugno (Trooping the Colour). E proprio a giugno è nato Filippo, che avrebbe compiuto 100 anni, un traguardo che invece non festeggerà.

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Sebbene il titolo scozzese di Duca di Edimburgo e una certa rudezza di carattere, tratto in comune con gli highlander, Filippo aveva sangue mediterraneo. Era nato a Corfù il 10 giugno del 1921: la madre Alice di Battemberg, era una principessa in esilio in Grecia dove fondò un ordine di suore, ma la famiglia vantava una lontana discendenza dalla Regina Vittoria, bis-bisnonna della stessa Elisabetta. Rimasto orfano da bambino, Filippo crebbe in collegi in giro per l’Europa: il trauma e la severa educazione ricevuta lo hanno marchiato. Da una parte, lì si è formata la sua etica del dovere, che ha applicato poi al ruolo di Eterno Secondo, di ombra costante della sovrana. Dall’altra, la totale mancanza di empatia (che poi si riversava anche nei famosi commenti fuori luogo) lo ha reso un pessimo padre, specie verso il principe Carlo, il cui animo sensibile innervosiva il padre che lo vedeva come un debole e un inetto.

Un paladino del Politically Uncorrect

Nella sua lunghissima e straordinaria vita, Filippo ha collezionato decine di gaffe, meticolosamente conservate dai giornali e da chi non gli risparmiava critiche. Costringeva continuamente la Regina a zittirlo: “Shut Up” è forse la frase che gli ha rivolto più spesso nelle cerimonie pubbliche. “Sei una donna, vero?” chiese a una ragazza africana durante una visita ufficiale; ammonì degli studenti inglesi a non restare troppo in Cina sennò “gli sarebbero venuti gli occhi a mandorla”; domandò agli aborigeni d’Australia se usassero ancora le frecce. Frasi che oggi farebbero scandalizzare i paladini del Politically Correct, l’esercito dei moralisti da strapazzo dei social. Dietro le gaffe c’era un intento dissacratorio, e dunque con una forte carica rivoluzionaria, una protesta verso quel mondo ingessato dei cerimoniali di corte, così falsamente ipocriti. Un mondo di cui ovviamente Filippo beneficiava ai massimi livelli, ma che nel profondo detestava. Nell’epoca del buonismo, della bandiera della discriminazione sventolata a sproposito, persino dalla sua nuora nei salotti tv, Filippo era una mosca bianca, una sorta di dinosauro da ancien regime: le avesse fatte nei “puritani” Anni Duemila, quelle frasi gli sarebbero valse accuse di sessismo e razzismo. Ma era banalmente dell’ironico e sano cinismo, un salace realismo di cui la Corona sentirà la mancanza.

Record di longevità

Nessuno sa se il padre della futura regina Elisabetta, il balbuziente Re che ha ispirato un film che vinse l’Oscar, abbia davvero pronunciato quella frase sul ruolo di Filippo, ma anche non fosse vera, è del tutto verosimile: racchiude in poche efficaci battute l’intera vita del principe consorte della Regina d’Inghilterra. Totale abnegazione alla causa della Corona, anche se costellata da numerose scappatelle coniugali, un impegno pubblico costante e indefesso a fianco della più amata, longeva e potente sovrana che la corona britannica abbia mai conosciuto: se i 69 anni di regno incoronano Elisabetta come la prima nella storia della monarchia (avendo battuto pure la Regina Vittoria), anche Filippo ha avuto un suo record: è il consorte che più a lungo ha vissuto a fianco del monarca. Ben 74 anni, 17 in più di Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, la moglie del Re Giorgio III, il sovrano pazzo reso celebre da un famoso film degli Anni ’90.

Con il principe Filippo si chiude un'era per la corona britannica

La salute e i complotti

Da molto Filippo era malato e voci sulla sua morte giravano da tempo, tanto da alimentare voci complottiste di un decesso tenuto nascosto ai sudditi causa Covid: l’ultima apparizione pubblica è stata una foto dal castello di Windsor, accanto alla Regina, scattata l’anno scorso, quasi per fugare le voci maligne. Era un’anomalia perché Filippo ha passato gli ultimi anni separato da Elisabetta, nella tenuta di campagna di Sandringham, dove pare che potesse ricevere le persone solo per pochi minuti al giorno. Si era ritirato dalla vita pubblica nel 2017, ma due anni dopo aveva causato un incidente d’auto ribaltandosi nella sua amata Range Rover, che guidava di persona nonostante l’età. Da lì in poi era scomparso alla vista, se non per i frequenti ricoveri in ospedale in elicottero.

Di recente era stato ricoverato per l’ennesima volta a causa di un generico “malore” che però poi aveva richiesto un intervento chirurgico e una degenza lunghissima che aveva fatto temere il peggio. Un segnale che la fine fosse vicina era stata la visita, irrituale, che il figlio Carlo, futuro erede al trono, aveva fatto al padre, con cui ha avuto un pessimo rapporto fino al disprezzo, in ospedale. I fotografi avevano ritratto il Principe di Galles all’uscita con il volto segnato dalle lacrime. Più che una visita, è stato l'ultimo saluto. Una tradizione non scritta della Corona, è che i reali non muoiono mai in ospedale: o sul campo di battaglia (in passato, come l’avo Riccardo III, ultimo re a morire in guerra); o sul loro letto di casa. Per l’addio, la Regina lo ha voluto al suo fianco, dopo l’esilio di Sandringham: il consorte è spirato nel castello di Windsor.

Addio al principe Filippo. Con Elisabetta per 73 anni

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Filippo il Picconatore

Nella sua centenaria vita, il consorte ha anche lasciato il segno nella storia d’Italia: nel 1944 partecipò alla Sbarco in Sicilia delle truppe alleate, dove fece salvare la sua nave da un attacco nemico. Dal 2011 era Lord High Admiral, capo dell’Ammiragliato, una carica che in teoria non gli aspettava, ma la più gradita per un nobile che si è sempre vantato del suo stile di vita militare (e la durezza nell’educazione del Principe Carlo ne sono una testimonianza) e che era legatissimo alla marina militare, una caratteristica ricordata anche dal primo ministro Boris Johnson nelle condoglianze espresse dal governo.

E però il padre severo e anaffettivo, il gaffeur seriale, l’uomo nell’ombra, il marito soprammobile della sovrana più importante della storia inglese, è anche quello che più ha rivoluzionato la corona, da dietro le quinte, in silenzio. Per certi versi molto di più di Elisabetta. Filippo sta alla Corona, come Francesco Cossiga alla Prima Repubblica: un «picconatore», ma fedele e sempre un passo indietro, nel pieno rispetto della monarchia più forte del mondo. Nonostante il ruolo in secondo piano, il Principe ha impresso riforme profonde: la più importante è il titolo di Principe per il consorte del sovrano e per tutti i figli maschi della discendenza, “democratizzando” la corona. Se oggi anche il piccolo Archie Mountbatten, l’ultimogenito in casa Windsor, potrà fregiarsi del titolo di principe (quando Carlo diventerà Re), pur essendo il settimo in linea di successione, è grazie al bis-nonno.

Le conseguenze sulla Monarchia

La Regina perde il suo braccio destro, nella vita privata e nelle istituzioni. Il lutto avrà delle conseguenze. La prima, immediata, è la reazione della famiglia. A partire dal “traditore” Harry, scappato con la moglie Meghan in America, aprendo un vulnus a Buckingham Palace. Parteciperà al funerale quel nipote che il nonno, che di donne se ne intendeva, apostrofò con la frase “Le attrici si frequentano, ma non si sposano”? La seconda, più importante, riguarda la tenuta della monarchia. Sarà pure stato un inutile, fedifrago e imbarazzante marito, come i maligni lo dipingono, ma senza il suo Filippo, da oggi la Regina, e dunque la Corona britannica, è più debole.


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