ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùStorie d’impresa

Vitale Barberis Canonico, più tessuti e più innovativi per superare la crisi del formale

Lo storico lanificio biellese ha aumentato la sua offerta per rispondere alle esigenze di un abbigliamento in evoluzione. La Cina è ripartita, e si aspetta il ritorno alle imprescindibili fiere in presenza

di Chiara Beghelli

4' di lettura

Dal “quinternetto delle taglie” del 1663, che sancisce la nascita della manifattura, fino al gioco online dedicato al tessuto 21 micron: la lunghissima storia del lanificio Vitale Barberis Canonico è un patrimonio di eventi, innovazioni e idee che non teme la pandemia e i suoi effetti. «Anzi, dobbiamo reagire con ancor più creatività», spiega Alessandro Barberis Canonico, ad dell’azienda e membro della tredicesima generazione della famiglia proprietaria, dalla sede di Pratrivero, fra le Prealpi biellesi.

Quali cambiamenti avete introdotto negli ambienti di lavoro?
Nei nostri due impianti di produzione, qui nel biellese, dove abbiamo circa 400 dipendenti, abbiamo protocolli antiCovid molto stringenti: abbiamo separato i flussi, istruito le persone a indossare le mascherine, perlopiù oggi del tipo Ffp2, a sanificare il posto di lavoro e soprattutto a mantenere il distanziamento. Negli uffici abbiamo favorito lo smartworking. Abbiamo fatto moltissimi tamponi, e per fortuna abbiamo avuto pochi casi, 13, nessuno grave. Questa zona del Piemonte è stata meno colpita dal Covid rispetto al resto della Regione.

Loading...

Quali novità resteranno oltre la pandemia?
Sicuramente il mondo sarà diverso, le occasioni di uso dell’abbigliamento formale saranno diverse: se prima c’erano cerimonie, viaggi, incontri di lavoro, cene fra amici, ci sarà una revisione del nostro senso di socialità, dovremo abituarci a un mondo con meno interazioni. Saremo interconnessi in modo diverso, dietro gli schermi, e anche l’abbigliamento seguirà questa evoluzione. L’uomo vestirà in un modo che gli consenta di vivere in più ambienti: il lavoro da casa, l’andare a prendere i figli a scuola, il ritorno in ufficio per un appuntamento. Attività che richiedono un abbigliamento semi informale, più fluido, che definirei “decontracté”.

Avete riscontrato dei cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei clienti?
I nostri clienti non sono quelli finali, ma gli intermedi. Tutti ci hanno chiesto cose nuove, innovazione e personalizzazione sono i due grandi trend che stanno prendendo forma. Bisogna stimolare il mercato, iniziare a rispondere a questo cambiamento delle abitudini del cliente. Oggi si viaggia in modo diverso, non si va a cena ma magari a pranzo, si lavora da casa, dunque anche quello del confort è un tema molto sentito.

Rispetto alle collezioni che avevate preparato per la primavera-estate 2020, in che misura sono state ridotte quelle dell'autunno-inverno 20-21 e della primavera-estate 21?
In realtà noi abbiamo fatto il contrario, proprio per favorire i clienti e offrire più innovazione, per essere uno stimolo, appunto. Attaccare è meglio di stare fermi, di subire. Anche questa collezione avrà parti in più, non in meno.

La pandemia ha cambiato il vostro approccio alla comunicazione B2C attraverso i social?
Come tutti abbiamo anche noi ampliato la nostra comunicazione digitale. Già da due anni abbiamo i nostri canali social anche in Cina, un mercato molto importante, e l’anno scorso abbiamo adottato il Mini Program di WeChat, che dà la possibilità di visualizzare il nostro prodotto anche al cliente finale. Abbiamo puntato anche sulla gamification, con il gioco 21 micron, che ha avuto un buon riscontro, ed è anche un modo per raccontare in modo più fresco e contemporaneo un’azienda con 358 anni di storia.

Quanto ha aiutato l'e-commerce? Eravate pronti o avete aumentato gli investimenti e/o internalizzato piattaforme e logistica?
Abbiamo fatto degli investimenti su una piattaforma per condividere la collezione virtuale con clienti che non potevamo raggiungere. Così si è potuta visionare la parte estetica, grafica, dei nostri prodotti, perché la tipologia poi va spedita necessariamente via posta. In realtà è una soluzione che non ha avuto molto successo, perché ci si limita a un esame visivo dei tessuti e manca del tutto quello che si può apprezzare con mano, la consistenza, l’elasticità, alcuni aspetti del tessuto, come è armaturato, come reagisce alla luce, non vi si può soffiare per capirne la traspirabilità.

Quanto ha pesato l'impossibilità di incontri B2B in presenza (fiere, congressi, showroom)?
Tantissimo. Il nostro lavoro si basa sul contatto, inteso come rapporto umano. Essere di fronte a un cliente è totalmente diverso dall’incontrarlo in video. Di persona posso mostrargli varie soluzioni, nel rapporto si creano idee e opportunità. Anche le barriere linguistiche sono aiutate dalla presenza. Un sorriso, il tempo a disposizione, una battuta...con una macchina di mezzo è tutto diverso. Speriamo di poter tornare quanto prima alle fiere fisiche, dunque: luglio sarebbe perfetto, al massimo a settembre. Anche se la versione digitale di Milano Unica (di cui Alessandro Barberis Canonico è presidente, ndr) è stata molto efficiente.

Quale è stata la perdita di fatturato (e/o di redditività)?
Chiuderemo con un -40% di fatturato. L'abbigliamento classico ha avuto uno degli andamenti peggiori del settore (l’ultimo dato di fatturato disponibile è relativo al 2019, con 153 milioni di euro, ndr)

E quali conseguenze sul fronte dell'export, sia in termini quantitativi sia di cambiamenti tra mercati esteri?
L’export per noi supera l’80%. Se la campagna vaccinale proseguirà anche in Europa ci aspettiamo una ripresa, In Francia abbiamo assistito a un andamento speculare: quando hanno riparto i negozi abbiamo subito ripreso a vendere, per smettere appena hanno richiuso. In Gran Bretagna, piazza importante per noi perché è un mercato finanziario dove certo non si indossano le sneaker per andare al lavoro, abbiamo perso il 50%. Ma se ripartono gli Stati Uniti e il Nord Europa riprenderà tutto.

È confermata la ripresa della Cina?
La Cina ci dà speranza, perché lì la pandemia si è risolta e i consumi sono ripresi. Noi lì stiamo avendo numeri anche superiori a quelli degli altri anni, anche perché i buyer si ora comprano lì e non più in Europa. È l’unica zona al mondo con numeri positivi al momento, anche se piccoli segnali di ripresa li stiamo registrando anche in Corea e Giappone.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti