danza

Vitalismo «molto kibbutz»

di Silvia Poletti


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3' di lettura

Interrogato su come una compagnia israeliana danzasse il suo energico Les Noces Angelin Preljocaj rispondeva “ in modo molto kibbutz”. Con acutezza il coreografo francese sintetizzava una delle prerogative più lampanti dello stile di danza israeliano: coeso, ruvido e terreno. Vitalisticamente energico.

E straordinariamente eccitante. Proprio nel senso fisiologico di suscitare un senso di benessere corroborante. Provare per credere: basta vedere una danza corale di Ohad Naharin – come quella celebre di Anaphase dove seduti, intonando Echad Mi Yodea (ma in sottofondo c'è una colonna musicale hard rock)i danzatori in cerchio si spogliano gradualmente delle loro divise, lanciando in aria camicie, cappelli, scarponi; oppure un pulsante insieme di Hofesh Shechter – come quello inarrestabile nel recente Grand Finale. E non è necessario che lo spunto per queste danze sia ottimistico e solare, anzi, spesso i coreografi israeliani toccano temi del “profondo umano” universale: argomenti chiaramente politici ( come in The hill, in cui Roy Assaf descrive la veglia, le paure, la solidarietà di tre soldati durante uno dei momenti più duri della Guerra dei Sei giorni; o il rabbioso e incavolato Political Mother di Shechter) ma anche esistenziali. Lo ha fatto la bella e intensa Sharon Eyal- occhi profondi, corpo atletico- già danzatrice di Naharin e oggi coreografa dal tratto personale, nervoso e oscuro ma capace di improvvise dolcezze. Lo si è visto anche recentemente al Teatro Comunale di Ferrara dove in ODC Love Sharon- insieme ai coautori Gai Behar, light designer e Ori Lichtik musicista tecno dai suoni affilati e - dà letteralmente corpo alle pulsioni emotive della passione amorosa condizionata da un disturbo compulsivo ossessivo.

Israele, danza ed energia

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Tema arduo da tradurre in coreografia, ma il segno è possente, ipnotico nelle ripetizioni – gesti netti e nervosi che arrivano al parossismo comunicando tensione e ansia: poi un breve raccordo nel movimento, il ritorno ad una posizione classica, resetta tutto, riporta in una condizione momentanea di serena grandezza. Eyal, che poi al Comunale di Modena ha presentato il secondo tassello della trilogia dedicata alla nevrosi d'amore, Chapter two, è uno dei nomi di punta della generazione dei quarantenni, in gran parte formatasi soto le possenti ali di Ohad Naharin, carismatico coreografo che in trent'anni ha reso la Batsheva una delle poche vere dream companies della scena contemporanea mondiale. E proprio con il Batsheva Ensemble ( la formazione giovane dell'omonima compagnia) al Teatro Valli di Reggio Emilia domenica 14 aprile debutta a pochi giorni dalla prima assoluta The Look che Sharon con Behar e Lichtik ha firmato partendo da una frase del Mahatma Gandhi: “Nessuno può ferirmi senza il mio permesso”. Anche qui forza e tenerezza, lirismo e tellurici scuotimenti si intrecciano per dare corpo all'immaginario fremente dell'autrice. Con lei, in cartellone spicca ancora Naharin – il Mr Gaga del pluripremiato documentario in cui si racconta la sua vita e si fissa il suo linguaggio fisico, appunto il gaga. Di Naharin a Reggio Emilia e ancora al Comunale di Modena ( 12 aprile) si vedono titoli culto, come Sadeh21 vero e proprio manifesto coreografico del metodo, in cui l'impulsività e la percezione sono centrali per risvegliare il corpo a movimenti istintuali e profondamente vitalistici. Che in una danza sempre più global le novità vere arrivino da Israele? Certo sono ben supportate da una intelligente politica culturale del paese, che favorisce diffusione e conoscenza, scambi e incontri, vetrine e piattaforme. Ma al di là della identificazione culturale, la danza israeliana piace perché coglie il respiro e le tensioni della vita e ne restituisce prepotente l'essenza facendo proprio del movimento l'elemento di connessione e comunione tra tutti. Come dimostra un celebre momento di Decadance di Naharin in cui ballerini e spettatori si trovano a danzare insieme, stretti stretti, un chachacha. Avverrà nuovamente a Firenze, nel Chiostro di Santa Maria Novella per il Florence Dance Festival il prossimo 20 luglio. Ci sarà anche Naharin: sarebbe bello danzare Sway proprio con lui.

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