dopo lo stop al taglio

Vitalizi, che cosa spetta ora agli ex deputati e senatori

A Palazzo Madama saranno restituiti i tagli degli ultimi due anni e l’assegno tornerà intero. A meno che il Senato non impugni la decisione. Montecitorio dovrà decidere cosa fare

di Mariolina Sesto

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(ANSA)

A Palazzo Madama saranno restituiti i tagli degli ultimi due anni e l’assegno tornerà intero. A meno che il Senato non impugni la decisione. Montecitorio dovrà decidere cosa fare


2' di lettura

La commissione Contenziosa del Senato ha annullato la delibera che due anni fa, nel 2018, aveva tagliato i vitalizi degli ex senatori. Cosa succede adesso? Gli ex senatori torneranno ad avere un vitalizio pieno ed avranno anche diritto a recuperare gli arretrati, cioè il taglio loro imposto negli ultimi due anni e ora annullato. Il “tribunalino” interno al Senato ha infatti dato ragione ai circa 700 ex prlamentri che, guidati dall’avvocato Maurizio Paniz, avevano presentato ricorso.

Saranno recuperati tagli dell’8% dell’assegno

Paniz e i parlamentari che hanno presentato ricorso (circa 700 ex senatori e oltre mille ex deputati e loro vedove) hanno calcolato che il taglio imposto ai vitalizi arrivava fino all’8% dell’assegno. Taglio che adesso sarà annullato. In virtù di quaesta misura il Senato aveva risparmiato 2,2 milioni all’anno (su un bilancio di circa 500 milioni annui). Queste risorse erano state però accantonate in attesa che si completasse l’iter dei ricorsi, motivo per cui il risarcimento adesso non dovrebbe creare un buco nel bilancio.

Perché il taglio è stato annullato

Le ragioni per cui il taglio è stato annullato (hanno votato a favore il presidente della commissione Giacomo Caliendo di Fi e due professori, membri laici, Gianni Ballarani e Giuseppe della Torre; contrari il leghista Simone Pillon e l’ex M5s Alessandra Riccardi) li ha spiegati Maurizio Paniz, avvocato ed ex deputato di Fi. Il taglio non rispettava nessuno dei cinque paletti posti dalla Consulta per poter operare una riduzione dell’assegno previdenziale. Tutti i tagli agli assegni pensionistici devono intervenire sui redditi futuri dei pensionati, non su quelli passati (come quelli dei senatori). I tagli sono sempre stati temporanei e invece qui non lo erano. Inoltre, fino ad ora, i tagli (anche detti contributi di solidarietà) sono stati per tutti mentre qui erano rivolti a una sola categoria: i parlamentari. La Consulta aveva poi indicato la”ragionevolezza” del taglio e l’indicazione di una destinazione dei risparmi, che in questo caso manca.

Ma ora è possibile una nuova impugnazione da parte del Senato

La partita non sembra però essere conclusa. Perché la delibera potrebbe essere impugnata dal Senato. E questa eventualità non sembra così remota visto che la decisione (almeno a parole) sembra avere riscosso la contrarietà sia della maggioranza che dell’opposizione. Lo stesso presidente della commissione contenziosa Caliendo spiega che «la decisione ha rimesso al Consiglio di Presidenza del Senato l’adozione di correzioni e integrazioni della delibera impugnata indicando, implicitamente, una legittima modalità di contribuzione di tutti gli ex parlamentari titolari di assegni vitalizi alle aumentate necessità finanziare del nostro Paese». Facendo intravedere la possibilità di tagli forse meno pesanti. Un altro rebus è quello che riguarda l’altro ramo del Parlamento. Cosa farà adesso la Camera che - anche lei - è stata travolta da una valanga di ricorsi?

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