Industria-Finanza

Vittorio Radice (Rinascente): «La chiusura domenicale? Perdita di business e posti di lavoro»

di Marta Casadei


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(Fotogramma)

2' di lettura

«La domenica si concentra il 18% del business di Rinascente. È il secondo giorno della settimana per concentrazione di vendite dopo il sabato, in cui si tocca il 20%. Tenere i negozi chiusi sarebbe una pazzia». Non usa mezzi termini Vittorio Radice, vice presidente di Rinascente quando, sul palco del 17° Osservatorio Altagamma, gli viene chiesto cosa pensa delle chiusure domenicali dei negozi allo studio della Commissione Attività produttive della Camera. Un tema molto dibattuto, e non solo a Montecitorio: la scorsa settimana il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è scagliato contro la misura mentre è di ieri la notizia che la possibile chiusura domenicale dei ristoranti Old Wild West ne avrebbe “bloccato” la cessione.

Per Vittorio Radice e Rinascente n on è solo una questione di business: «Lo shopping domenicale è parte della cultura degli italiani, che considerano la passeggiata tra i negozi del centro un momento di svago in famiglia , e dei turisti che incidono sul nostro business domenicale per il 51 per cento».

La chiusura avrebbe un impatto anche sul fronte occupazionale: un dipendente su quattro al lavoro la domenica nei department store Rinascente (che si trovano nelle grandi mete turistiche come Milano, Roma e Firenze, ma anche nelle città più piccole come Torino, Cagliari e Catania, solo per citarne alcune) è assunto apposta. E percepisce uno stipendio che, rispetto ai giorni feriali, viene aumentato di una percentuale che va dal 30% al 130%, in base all’anzianità e del tempo di lavoro.

Il timore del vice presidente del department store - cui fanno capo anche le insegne KadeWe in Germania e Illum in Danimarca - è che le chiusure domenicali possano pregiudicare il rendimento degli ingenti investimenti fatti dal gruppo nelle città italiane negli ultimi 7 anni: «Entro il 2021 investiremo ancora 110 milioni di euro, di cui 50 a Napoli e 60 a Venezia, che si aggiungono ai 397 milioni che abbiamo già investito dal 2011 ad oggi in città come Milano, Roma, Torino, Palermo, Firenze, Cagliari e Catania. La riduzione del business dovuta alle chiusure domenicali potrebbe mettere a rischio quanto fatto».

Il timore dei danni causati dalle chiusure domenicali è condiviso anche da Altagamma, come chiarito da Armando Branchini: «Per i nostri associati il business della domenica vale il 20% del giro d’affari totale, una cifra che, a seguito delle liberalizzazioni del 2011, ha avuto ripercussioni sui canoni d’affitto dei negozi, che sono aumentati a doppia cifra». Sul fronte occupazionale, Armando Branchini spiega che chi lavora la domenica nei negozi dei marchi che aderiscono ad Altagamma è assunto apposta nel 50% dei casi: «Spesso si tratta di studenti fuorisede che scelgono la domenica per non dover preferire il lavoro alle lezioni in università». L’associazione ha preparato un position paper sul tema.

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