Radio

Viva lo spirito alternativo

Se trovate Radio Capital troppo rétro, Virgin e Radio Freccia troppo giovaniliste, e ovviamente inascoltabili i classici network commerciali, l’emittente per voi è un canale della radio nazionale britannica, interamente digitale: BBC Radio 6 Music

di Fabio De Luca

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Lauren Laverne

Se trovate Radio Capital troppo rétro, Virgin e Radio Freccia troppo giovaniliste, e ovviamente inascoltabili i classici network commerciali, l’emittente per voi è un canale della radio nazionale britannica, interamente digitale: BBC Radio 6 Music


2' di lettura

C'è una radio dove, ad ascoltarla in un qualsiasi momento della giornata, non è improbabile incrociare nell'ordine: un pezzo dei Primal Scream del 1990, un estratto dal nuovo album delle Sink Ya Teeth (duo post-punk di Norwich, molto alla moda), l'ultimo singolo dei Chemical Brothers, e la micro-hit afro Mèdaho di Kaleta & Super Yamba Band. Praticamente il paradiso in Terra per chiunque trovi Radio Capital troppo rétro, Virgin e Radio Freccia troppo giovaniliste, e ovviamente inascoltabili i classici network commerciali. Difatti non è una radio italiana, anche se il suo segnale arriva anche in Italia.

Sorprendentemente (o forse non sorprendentemente) è un canale della radio nazionale britannica: BBC Radio 6 Music. La stazione ha iniziato le trasmissioni nel marzo 2002, e il suo statuto (riconosciuto dal BBC Trust, la struttura di supervisione e controllo dell'azienda) recita: «Celebrare lo spirito alternativo nella musica popolare dal 1960 a oggi». BBC Radio 6 Music è una radio interamente digitale, cioè non esiste in FM, nemmeno in madrepatria: la si ascolta dal sito o sulla app di BBC Radio, oppure (per i residenti inglesi) sul digitale terrestre. Dieci anni fa, la BBC – in una fase di tagli pesanti – stava per sopprimerla. Dieci anni dopo, marzo 2020, l'equivalente inglese di Audiradio ha certificato per Radio 6 Music una media di 2,49 milioni di ascoltatori alla settimana, con un aumento dell'8,4 per cento rispetto al 2019.

È la stazione più ascoltata del bouquet digitale della BBC, e una delle webradio di maggior successo al mondo. Merito di una playlist impeccabile, in equilibrio tra classici e novità “dal sapore antico”. Ma anche di un parco conduttori formato da profondi conoscitori della musica di cui parlano: da Iggy Pop (sì, proprio lui) a Don Letts (il dj che fece conoscere il reggae ai Clash), da Gilles Peterson a Steve Lamacq (che negli Anni 90 fu “la voce del brit pop” su BBC Radio 1).

Steve Lamacq

I numeri di Radio 6 Music sono legati al suo essere una radio in lingua inglese (e in più garantita dal marchio BBC), quindi con un potenziale bacino di utenza planetario o quasi. Però, viene ugualmente da chiedersi: ma è davvero impensabile qualcosa di simile in Italia? Troppo di nicchia? «Una radio di alternative classics che lasci spazio anche alle novità non è necessariamente di nicchia», dice Luca de Gennaro, head of music di Mtv Europe e VH1, nonché conduttore di Whatever tutte le sere su Radio Capital. «Casomai, è un problema di conti economici: un progetto come Radio 6 Music nasce quasi certamente in perdita, ma rientra in quella vocazione alla “divulgazione” che è inscritta nel Dna della BBC. Per questo, dovendo immaginare un equivalente italiano, non si può che pensarlo dentro Radio Rai, che da Planet Rock a Babylon passando per Stereonotte ha sempre avuto ben presente il dovere culturale di una radio nazionale, cioè investire sulla divulgazione». Speriamo in Radio Rai, quindi. E nel frattempo, bookmark sulla pagina di Radio 6 Music.

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