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Vivendi accetta di trattare a 2,77 euro. Comprerà la holding olandese MfE

Una settimana in più per l'accordo tombale: i francesi terranno il 10%. Bollorè, che ha cercato un confronto con i Berlusconi, conta di arrivare a 3,1 euro

di Antonella Olivieri


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(REUTERS)

3' di lettura

È stato come il sorpasso della morte, la gara a chi si ritira per ultimo. A tempo quasi scaduto, è stata Vivendi ad accettare di trattare la vendita delle azioni Mediaset a 2,77 euro più eventuali conguagli per arrivare, nelle attese dei francesi, a un beneficio economico equivalente ad almeno 3,1 euro per azione. Giovedì sera Vincent Bollorè aveva cercato un confronto con la famiglia Berlusconi, che però non c’è stato.

La svolta, a sorpresa, è arrivata invece dopo il consiglio Mediaset che venerdì ha convocato l’assemblea straordinaria il 10 gennaio per cambiare le clausole in chiave anti-Vivendi nello statuto di Media for Europe, la holding olandese deputata a diventare la casa comune per le due Mediaset, con la partecipazione del 15,1% acquisita nella tedesca Prosiebensat. Il comunicato di Cologno, emesso al termine del board, era tutt’altro che possibilista: avanti con la «priorità» MfE, anche se il «tentativo di conciliazione non ha, allo stato, dato esiti positivi». Una telefonata in extremis tra i legali, prima dell’udienza, fissata alle 15.30, per la sospensiva d’urgenza della delibera di fusione, chiesta dai francesi, ha avuto però l’effetto di sbloccare l’impasse. Così le due parti si sono presentate davanti al giudice milanese Elena Riva Crugnola chiedendo una settimana in più, fino a venerdì 29 novembre, per chiudere un accordo “tombale”.

Il punto fermo sul quale il vice-presidente esecutivo di Mediaset, Piersilvio Berlusconi, non ha voluto arretrare è l’acquisto delle azioni al prezzo del recesso di 2,77 euro per azione. La quota da rilevare è quella custodita da Simon fiduciaria: il 19,193% del capitale Mediaset che, a 2,77 euro, vale 628 milioni. Vivendi era arrivata al 28,8% con la scalata ostile di tre anni fa, spendendo circa 3,7 euro per azione. Sulla quota di Simon, che l’Agcom ha disposto di congelare per la contemporanea presenza in Telecom, ci perderà quindi all’incirca 200 milioni, se si chiuderà su queste basi.

Tuttavia, con formule compensative ancora da discutere nel dettaglio, Vivendi otterrà in cambio la chiusura di tutti i contenziosi: quello sorto sul mancato acquisto di Premium, per il quale la richiesta danni, tra Mediaset e Fininvest, era arrivata a 3 miliardi, e quello sul “pirataggio” di contenuti da parte di Dailymotion (che fa parte del gruppo transalpino) per un risarcimento complessivo stimato in 240 milioni. Senza dimenticare che il prossimo 5 dicembre la procura di Milano chiuderà l’indagine penale sulla scalata di Bolloré e Mediaset-Fininvest potrebbero dichiararsi non più “parte offesa”, alleggerendo di fatto il quadro. Vivendi resterebbe quindi investita col 10% in Mediaset, pronta con il trasloco ad Amsterdam a dar vita al progetto di gettare le basi per un polo tv paneuropeo.

La prossima settimana non sarà comunque una passeggiata per i legali che dovranno mettere a punto le condizioni di una pace duratura, che necessariamente dovrà passare da un accordo di non belligeranza, con la rinuncia a nuove iniziative legali da entrambe le parti. Certamente Mediaset pretenderà dai francesi un impegno formale a non risalire di quota per un certo periodo, ma, rimanendo sotto il tetto del collegamento societario, il gruppo che fa capo a Vincent Bollorè non avrà più vincoli di sorta sulla partecipazione del 23,94% in Telecom e forse, finalmente, si capirà che cosa ha intenzione di farne.

Chi comprerà le azioni Mediaset? È l’uovo di Colombo: dovrebbe essere la stessa Media for Europe, il modo migliore per garantire la partenza del progetto, senza più sorprese. La compensazione, in questo scenario, passerebbe da un riconoscimento in termini d’interessi del tempo d’attesa necessario perchè maturino le condizioni per il closing della transazione che dovrà essere definita entro venerdì prossimo. Ancora una settimana di tempo, dunque, per Sergio Erede e Carlo Montagna - dello studio BonelliErede - e per Giuseppe Scassellati e Ferdinando Emanuele - di Cleary Gottlieb - per mettere la parola fine a una convivenza forzata rivelatasi impossibile.

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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