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Vivendi, ricavi aumentati del 12%: Universal Music non sente (ancora) la crisi da coronavirus

La major discografica continua a trainare i conti della media company di Bolloré: fatturato a quota 3,87 miliardi. Dalla crisi «impatto limitato»

di Francesco Prisco

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I Rolling Stones, artisti Universal Music, a «One World Together at Home» concerto in streaming contro il coronavirus (Reuters)

La major discografica continua a trainare i conti della media company di Bolloré: fatturato a quota 3,87 miliardi. Dalla crisi «impatto limitato»


4' di lettura

Il music business è in ginocchio a causa del coronavirus. Sono fermi i concerti, principale fonte di ricavi nell’epoca della musica liquida, il diritto d’autore arranca e nemmeno la discografia se la passa benissimo, tanto che c’è chi rinvia le uscite. Eppure. Un dato in controtendenza arriva dalla trimestrale di Vivendi, media company del finanziere bretone Vincent Bolloré che controlla Universal Music Group, prima major discografica al mondo: ricavi in crescita, trainati proprio dal business delle sette note.

Umg fa da traino
Il fatturato di Vivendi è aumentato nel primo trimestre a 3,87 miliardi di euro (4,21 miliardi di dollari) dai 3,46 miliardi di euro del primo trimestre del 2019 grazie soprattutto alla performance di Universal Music Group (+17,8%). Il tutto mentre il Covid-19 colpiva anche il ceo di Umg Lucian Grainge, fino a poche settimane fa sottoposto a ricovero. La media company francese ha dichiarato che la pandemia da coronavirus ha avuto «un impatto limitato» sui ricavi del trimestre, anche se alcune aziende come Havas Group, Editis e Vivendi Village hanno registrato un calo delle entrate a marzo. In questo momento, ha aggiunto Vivendi, «è impossibile determinare con certezza» l’impatto della pandemia sui ricavi e sui risultati annuali.

Fiducia sul 2020: per ora «impatto limitato»
Sempre riferendosi all’impatto della pandemia, Vivendi nella nota precisa che i ricavi di alcune attività, in particolare quelli di Havas, Editis e Vivendi Village, «dovrebbero essere interessati nel secondo trimestre del 2020» da un «impatto limitato». Tuttavia la media company resta «fiduciosa nella resilienza delle sue attività principali» e «fa tutto il possibile per garantire la continuità delle sue attività, nonché per servire e intrattenere al meglio i propri clienti e il proprio pubblico nel rispetto delle istruzioni delle autorità di ciascun Paese in cui opera».

Indebitamento a 2,4 miliardi
Al 31 marzo scorso l’indebitamento finanziario netto del gruppo si è attestato a 2,4 miliardi di euro e il rapporto tra indebitamento e mezzi propri (patrimonio e riserve) è pari a circa il 15 per cento. La posizione finanziaria di Vivendi, continua la nota, «è quindi solida e questa valutazione è stata confermata da Moody’s il 31 marzo 2020, quando ha rinnovato il rating del debito Baa2 del gruppo con una prospettiva stabile».

Bolloré, fatturato a quasi 6 miliardi
A livello complessivo, il gruppo Bolloré ha registrato nel primo trimestre un fatturato di 5,96 miliardi di euro, in progresso del 5% sullo stesso periodo dello scorso anno. A perimetro e valute costanti – precisa un comunicato – l’incremento è dell’1 per cento. Nei tre mesi a marzo il gruppo ha registrato una flessione del 6% dei ricavi dalle attività trasporti e logistica a 1,39 miliardi, per effetto del calo del traffico aereo e al rallentamento di quello marittimo oltre che per la perdita del terminal di Duala, in Camerun e un calo del 5% a 631 milioni nella logistica petrolifera, a causa della riduzione del prezzo del petrolio anche se i volumi sono in leggero aumento. È invece in aumento del 12% a 3,86 miliardi il fatturato del settore comunicazione, spinto essenzialmente da Universal Music Group e da Canal+ (gruppo Vivendi, di cui Bolloré è il primo azionista). La divisione di stoccaggio di elettricità segna una diminuzione del 14% dei ricavi su base storica a 65 milioni, ma a perimetro e valute costanti emerge un incremento del 3%. «A questo stadio, l’impatto della crisi del Covid-19 sulle attività del gruppo Bolloré resta limitato», precisa la società. «In un contesto di mercati del cargo aereo e marittimo sempre difficili dalla seconda parte del 2019, le attività di trasporto e logistica stanno adesso beneficiando del trasporto di merci legato alla crisi sanitaria, che compensa in parte il rallentamento dei flussi abituali». Ogni settore di attività del gruppo «analizza con attenzione le conseguenze potenziali della crisi. È tuttavia impossibile, ad oggi, determinare «come impatterà sul fatturato e sui risultati annuali del gruppo Bolloré». Il gruppo dispone di «capacità di finanziamento importanti». Al 31 marzo le liquidità ammontano a 2,5 miliardi a livello di Bolloré e a 9,6 miliardi includendo Vivendi. Il gruppo ha già rinnovato in aprile un finanziamento da 150 milioni di euro per quattro anni e prolungato fino al 2025 la linea di credito sindacato da 1,3 miliardi scaduta nel marzo 2020.

Il deal con i cinesi di Tencent
Proprio a marzo scorso Vivendi ha finalizzato la cessione del 10% della controllata Universal Music Group alla piattaforma cinese di streaming Tencent, operazione che stima il valore complessivo della major a quota 30 miliardi. Un accordo che offre al partner la possibilità di acquisire un ulteriore 10% di azioni nell’anno successivo.

Le incognite per il music business
Universal Music ha guidato la cosiddetta rivoluzione della «musica liquida», un percorso che ha consentito al music business di lasciarsi alle spalle la crisi innescatasi all’inizio del Terzo millennio con l’avvento delle piattaforme di filesharing. Un processo virtuoso che sembrava essere stato messo in discussione dall’avvento della pandemia da Covid-19. In casa Vivendi, tuttavia, per ora continuano a essere ottimisti sul futuro della musica. A poche ore dalla performance in streaming all’evento benefico «One World Together at Home» di artisti Universal del calibro dei Rolling Stones. Che hanno eseguito You can’t always get what you want. «Non puoi sempre ottenere quello che vuoi». Ma se ci provi, ogni tanto, potresti avere quello che ti serve.

Per approfondire:
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Vivendi, che musica la trimestrale: ricavi al +10,7% per l’effetto Universal

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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