verso l'assemblea del 29 marzo

Tim: Vivendi vs. Elliott, una battaglia lunga un anno. Le 20 date-chiave

di Simona Rossitto


Tim: Gubitosi eletto con nove voti, Vivendi vota contro

6' di lettura

Mancano due giorni al nuovo faccia a faccia in assemblea tra Vivendi ed Elliott, i soci di Telecom Italia che duellano da un anno per la gestione della compagnia di tlc. Battaglie legali, botte e risposte, mosse e contromosse si sono susseguiti in questi mesi senza interruzione. Una partita seguita con attenzione dalla Consob che prosegue costantemente nel suo monitoraggio. In vista dell’assemblea di venerdì 29 marzo, che vedrà di nuovo i due azionisti confrontarsi , ecco in 20 date le principali tappe di quella che è diventata una vera e propria saga.
Il primo colpo di scena si consuma il 6 marzo del 2018 quando Elliott, nel giorno della presentazione del piano industriale di Tim firmato Amos Genish, conferma di possedere una quota nel gruppo sotto il 3 per cento. Il piano del fondo è cambiare la strategia, migliorare la direzione strategica e la governance della compagnia, innanzitutto chiedendo la revoca di sei amministratori in quota Vivendi per sostituirli con altrettanti indipendenti indicati dal fondo. I consiglieri di Telecom scelti da Vivendi spiazzano Elliott dimettendosi in sei il 22 marzo (lascia anche Giuseppe Recchi, per dedicarsi al nuovo incarico di ceo di Affidea). Venuta meno la maggioranza, il consiglio decade. Elliott bolla le dimissioni come “abusive” e chiede l’integrazione, in vista dell’assemblea del 24 aprile, della richiesta di inserire sei nuovi amministratori al posto dei sei che si sono dimessi. I sindaci ammettono la richiesta, ma Vivendi ricorre al tribunale che annulla l’integrazione dell’ordine del giorno.

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All’assemblea del 24 aprile si temporeggia, dunque, in attesa del vero rendez vouz del4 maggio. I soci votano quasi all’unanimità per la nomina di Amos Genish (in precedenza cooptato in cda) come amministratore. Non si riesce invece a nominare i nuovi revisori di Tim, a causa dei veti incrociati da parte dei due soci . Il voto cruciale sulle due liste, una di Vivendi e l’altra di Elliott, è allora spostato all’assise del 4 maggio, tappa fondamentale nella battaglia per Tim. Il fondo, pur avendo una quota inferiore a quella di Vivendi, conquista la maggioranza del consiglio. Dirimente si rivela il supporto della Cdp che, dopo l’ingresso di Elliott, ha acquisito quasi il 5% di Tim. Alla guida del gruppo italiano il nuovo cda conferma Amos Genish, che era stato scelto da Vivendi. Presidente viene nominato il consigliere in quota Elliott, Fulvio Conti. La pace, però, dura poco. Le scaramucce cominciano già a fine giugno quando Genish accusa il cda di remare contro: «Alcuni consiglieri – dice durante un incontro con i giornalisti - sono coinvolti nell’alimentare speculazioni false, inaffidabili, interferendo allo stesso tempo con gli sforzi quotidiani del management». Dopo la pausa estiva, Vivendi parte all’attacco e accusa Elliott di governance fallimentare e del calo del titolo. Elliott risponde che il nuovo board si è insediato da poco e che la debolezza delle azioni in Borsa è un problema cronico. L’8 novembre il cda di Tim vara svalutazioni degli avviamenti per due miliardi di euro. In quei giorni circola in azienda un piano (che non trova conferme ufficiali) che prevede lo spezzatino del gruppo. Intanto i sindacati, di fronte a un possibile spacchettamento del gruppo, paventano 20mila esuberi, legati soprattutto alla prevista operazione di scorporo della rete. Si infittiscono le voci, presenti già al momento della conferma dell’amministratore delegato, di un imminente ricambio del top management.
Il 13 novembre Genish viene sfiduciato, col voto di 10 consiglieri su 15. Al momento della convocazione del cda straordinario, l’amministratore israeliano si trova in viaggio di lavoro in Cina e Corea del Sud. Per succedergli sono in lizza due consiglieri in quota Elliott, già membri del consiglio: Alfredo Altavilla, inizialmente in pole position, e Luigi Gubitosi che alla fine ha meglio e viene nominato il 18 novembre. Già il 19 novembre, giorno successivo alla nomina di Gubitosi, inizia il pressing di Vivendi per ottenere al più presto un’assemblea allo scopo di nominare i nuovi revisori. Quelli in carica scadono con l’assembla di bilancio del 2019, ma, secondo prassi, la nomina dovrebbe avvenire un anno prima. Il gruppo francese sembra volere un’assemblea, con il pretesto dei revisori, per chiedere in realtà altri cambiamenti in consiglio. Il pressing viene rinnovato più volte. Nel consiglio di amministrazione di Tim del 6 dicembre, tuttavia, si prende tempo, rimandando la decisione a inizio gennaio. Il 14 dicembre, intanto, Vivendi passa alle vie di fatto e chiede formalmente di convocare urgentemente un’assemblea per nominare i revisori, revocare cinque consiglieri in quota Elliott (Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti) per sostituirli con Franco Bernabè, Rob van der Valk, Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola e Francesco Vatalaro. Nel board del 14 gennaio il consiglio a maggioranza decide di non convocare un’assemblea ad hoc sulle proposte di Vivendi, ma di anticipare leggermente l’assiste prevista per l’11 aprile al 29 marzo. Il 17 gennaio, durante una nuova riunione del board, viene lanciato il profit warning su alcuni risultati del 2018. Qualche giorno dopo l’ex amministratore delegato Amos Genish invia una lettera alla Consob puntando il dito sulle motivazioni che hanno portato alla sua revoca e sulla decisione di avviare l’impairment test a novembre. Il 23 gennaio Vivendi scrive ai sindaci (e alla Consob) per chiedere di intervenire in supplenza del consiglio, al fine di convocare al più presto l’assemblea per revocare i cinque consiglieri in quota Elliott. L’assise, per il socio francese, va stabilita al più tardi a fine febbraio. Il 4 febbraio il collegio dei sindaci fa sapere che non ci sono al momento i presupposti per convocare l’assemblea anticipata.

Nel frattempo, dopo aver inserito in azienda diversi manager di sua fiducia, Gubitosi il 21 febbraio presenta il nuovo piano industriale. Tra le scelte strategiche principali svetta l’annuncio del memorandum of understanding firmato con Vodafone per condividere, dopo gli enormi esborsi per accaparrarsi le frequenze, gli investimenti per il 5G. Non solo. Si prevede anche la condivisione delle torri conferendo le infrastrutture di Vodafone nella società ad hoc di Telecom Italia, la quotata Inwit, che sarebbe poi controllata in maniera paritetica dai due gruppi. Per la rete fissa di Telecom non si esclude nulla, fino alla combinazione con Open Fiber, società concorrente con cui sono stati avviati i dialoghi per la cooperazione.

Si avvicina intanto la data dell’assemblea del 29 marzo, ma non finisce il fiume di accuse, botte e risposte. Venerdì 8 marzo i sindaci, nella loro relazione, bocciano quasi tutte le critiche portate alla loro attenzione da Vivendi, dalla svalutazione di due miliardi, di cui viene confermata la necessità, alla successiva nomina di Gubitosi, considerata regolare. Mettono però in luce anche le asimmetrie informative, che sono cioè irregolarità, emerse nella preparazione del consiglio per revocare Genish. In particolare il presidente Conti non avrebbe assicurato parità di informazioni a tutti i consiglieri. Il 9 marzo dal filing Sec diffuso nella notte emerge che Cdp è salita all’8,7% di Tim.
Tra lunedì 11 venerdì 14 marzo arrivano le raccomandazioni dei proxy advisor: Frontis, Iss e Glass Lewis, contrarie a Vivendi. Sono tutti e tre allineati nell’accusare il gruppo francese di cattive pratiche di corporate governance e conflitto di interessi in Tim, manifestato nella precedente gestione della compagnia. I proxy advisor, non mancano però di rilevare la preoccupazione per le asimmetrie informative sottolineate dai sindaci. In una riunione del consiglio di amministrazione del 14 marzo viene votata, a maggioranza, la risposta del board ai rilievi di Vivendi e dei sindaci, confermando la piena fiducia nell’operato di Conti e Gubitosi. E bollando la revoca di Genish come necessaria visto il progressivo sfaldamento della fiducia. Il 15 marzo, un nuovo filing della Sec rivela che la Cdp è salita al 9,8% di Tim. A seguito della presentazione, da parte di Vivendi, di un nuovo esposto in Consob, dopo l’assemblea del 29 marzo si prevede una nuova riunione del board di Tim. In verità il cda di Tim era atteso per giovedì 28 marzo ma ieri sera è stato rinviato, secondo quanto appreso, dopo l'assemblea. La decisione, presa dal presidente Fulvio Conti, che resta saldo nel suo ruolo, ha come obiettivo la creazione di un clima più sereno tra i consiglieri rappresentanti di Elliott e Vivendi. Alla luce di questo rinvio l'assemblea del 29 marzo potrebbe trasformarsi da resa dei conti ad appuntamento interlocutorio .

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