NOMADI DIGITALI

Vivere viaggiando: i consigli di chi l’ha fatto

di Donata Marrazzo


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3' di lettura

Quando Ilaria e Marco sono arrivati nei pressi di Ulan Bator, in Mongolia, non hanno scelto di alloggiare in uno dei campi attrezzati per i turisti, con doccia, bagno e sala ristorante. Hanno preferito un'esperienza autentica, all'interno di un vero accampamento nomade. Hanno dormito nella tenda ger di Jorek, con sua moglie e tre bambini, come consigliava Workaway, sito pensato per scambiare lavoro con vitto e alloggio. Erano alla seconda tappa di un viaggio dalla Russia alla Tahilandia, durato 5 mesi. In Mongolia hanno lavorato come pastori e guardiani di mandrie.

Viaggi solo andata
Ilaria Cazziol e Marco Mignano vivono viaggiando. E viceversa. Nemmeno trentenni hanno lasciato il lavoro d'ufficio (lei esperta di marketing, lui programmatore informatico) per inseguire un sogno. E forse più di uno: conoscere il mondo e comunicare le proprie avventure attraverso la scrittura (lei), i video (lui) e le fotografie (entrambi).

Hanno aperto un blog (viaggiosoloandata) e si sono messi in viaggio. Da quel primo tour è nata “Guida al viaggio a lungo termine” e “Guida alla transiberiana e transmongolica fai da te”. Un successo inaspettato: intorno a loro si è riunita una fitta community. Perché quello di vivere viaggiando è un'aspirazione di molti.

Lavoro (da videomaker) in cambio di vitto e alloggio
Così Marco è finito a lavorare per una Ong indiana (Manav Sadhna): in cambio di vitto e alloggio, dentro una casetta di paglia, ha realizzato un video sulle donne di Ahemdabad che raccolgono e vendono spazzatura. Il suo bellissimo reportage gli ha aperto nuove strade. Sempre in India, sempre in coppia, Marco e Ilaria si sono messi a disposizione di un centro aiuto per animali randagi: li accudivano e si occupavano della spesa.

7 Paesi in 5 mesi
Hanno scoperto che viaggiare a tempo indeterminato costa meno: “Per attraversare sette paesi in cinque mesi – spiega Ilaria – abbiamo speso 5mila euro a testa, voli e altri spostamenti compresi. E il costo dei visti e le emergenze”. È tutto raccontato nelle guide dei due blogger: anche come superare questioni economiche, familiari, paure e ansie.Ora fervono i preparativi per un viaggio in Europa dentro un van.

    La “Van Life” di Armando e Melony
    Che è già realtà per Armando Costantino e sua moglie Melony Candea: non solo viaggiatori, anche nomadi digitali. Appartengono a quel movimento globale che riunisce imprenditori, creativi e professionisti che scelgono il lavoro da remoto per una vita più libera dai condizionamenti dell'ufficio. In Italia tutta la community fa capo ad Alberto Mattei.

    In viaggio da Nomadi Digitali
    Armando videomaker, Melony copywriter americana, sono in viaggio su un furgone Westfalia da sette anni. Loro non tornano, vanno e basta: “Siamo stati sei mesi in Macedonia, Montenegro e Albania e ora siamo pronti a spostarci in Sudamerica. Sempre con Mork, il nostro furgone, che quando è necessario spediamo a destinazione con un cargo”, racconta Armando. Così hanno fatto per raggiungere il Marocco e il Canada.

    Nella loro casa viaggiante si portano dietro solo l'essenziale: un po' di abbigliamento, le attrezzature per lavorare e una saponetta per il wifi. “Il nostro soggiorno è ovunque apriamo il portellone del van. Siamo liberi dalle cose, abbiamo meno pensieri e tanta voglia di conoscere il mondo e incontrare gente nuova”. Le precedenti esperienze professionali hanno consentito a entrambi di mantenere contatti lavorativi, ma spesso utilizzano piattaforme di marketplace per offerte e opportunità di lavoro freelance. Sul loro sito storie, consigli e itinerari di chi sceglie lo stile “Van Life”.

    A 4 anni pedalando sul mondo
    Qualche giorno fa Bastien e Diane, che da un anno girano il mondo in bicicletta, documentando su Instagram i loro itinerari, sono passati da Napoli: la coppia francese, originaria di un paesino della Loira, fa parte di Warm Shower, comunità internazionale di cicloturisti che offre ospitalità – e docce calde - a chi viaggia su due ruote. Per una settimana hanno trovato accoglienza a casa di Francesco Langella, insegnante di educazione fisica con la passione per la bicicletta. La loro bambina Sasha, 4 anni, ha imparato a pedalare al Rione Sanità. Ora sono arrivati a Cagliari.

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