ITS e imprese

«Vogliamo far fronte alla domanda crescente di figure specializzate»

di Barbara Fiammeri

3' di lettura

Dopo anni dal loro avvio in Italia, il Governo ha deciso di fare il tagliando agli Its - gli Istituti tecnici superiori – rilanciandone la missione come vere e proprie Academy nelle quali il binomio formazione-lavoro è reale grazie alla forte partecipazione delle imprese e alla collaborazione con le Regioni e gli altri Enti territoriali. Al miliardo e mezzo messo a disposizione dal Pnrr si accompagnerà la riforma ordinamentale che ieri ha ricevuto il sì della Camera. Tra le novità il rafforzamento del ruolo delle imprese nelle fondazioni e l’ulteriore estensione della docenza per chi proviene dal mondo del lavoro.

Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari Regionali, che segue gli Its fin da quando era titolare del dicastero dell'Istruzione, non nasconde la soddisfazione. «È un passo davvero importante, andiamo verso una legge moderna, utilissima per i giovani, per le imprese, e per il sistema Paese. Il testo della proposta di legge nasce da un'iniziativa parlamentare mia e della collega Aprea, alla quale sono stati accorpati testi presentati da altri gruppi. Ringrazio il ministro dell'istruzione Bianchi, senza il suo contributo non avremmo avuto questa accelerazione. E ringrazio Confindustria, le associazioni datoriali e delle imprese. Abbiamo scritto una bella pagina».

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Qual è il principale obiettivo della riforma?

Vogliamo far fronte alla crescente domanda di figure specializzate da parte delle imprese e vogliamo gettare le basi per attuare il Pnrr evitando che le risorse stanziate possano essere sprecate. La formazione professionalizzante deve diventare la chiave per il futuro, per dare prospettive certe ai nostri giovani e per permettere alle imprese di trovare le figure che non riescono a reperire.

Nonostante il tasso di occupazione post-diploma sia elevatissimo (tra l'80 e il 90%) perché in Italia il numero degli iscritti agli Its resta basso rispetto ad altri Paesi come Germania e Francia?

Da un lato abbiamo un problema culturale, troppo spesso la formazione professionalizzante viene considerata erroneamente una formazione di serie B; dall'altro serviva uno sprint normativo per consolidare queste realtà. E siamo intervenuti in questa direzione. Non a caso il Pnrr destina 1,5 miliardi agli Its, venti volte più del finanziamento annuale pre-Covid, con l'obiettivo di raddoppiare il numero di iscritti, attualmente pari a 18.750 frequentanti e 5.250 diplomati all'anno: l'obiettivo è far lievitare, e di molto, questi numeri.

Qual è il ruolo delle fondazioni?

La fondazione è il soggetto giuridico che gestisce i percorsi dell'Istruzione Tecnica Superiore. È quella forma giuridica usata in tutti gli ambiti in cui si vuole valorizzare la virtuosa integrazione tra pubblico e privato. Con questo strumento, le imprese possono affiancare le scuole, i centri di formazione professionale, le università e i centri di ricerca nella definizione dei percorsi formativi dei Super Tecnici.

In che modo le Regioni potranno contribuire alla crescita degli Its?

Le Regioni sono coinvolte in una “governance partecipata” multilivello, con momenti di coordinamento nazionale e un Tavolo istituzionale paritetico con il governo. È stata poi trovata una sintesi virtuosa sull'accreditamento nazionale delle Fondazioni Its, per le quali la norma nazionale prevede gli standard minimi da adottare d'intesa con le Regioni.

La scelta di mantenere il bando annuale di finanziamento è giudicata negativamente dalle imprese perché rischia di pregiudicare le prospettive di investimento: condivide questa critica?

Il bando annuale è uno strumento che potrà lasciare il posto ad altri strumenti di programmazione regionale dell'offerta formativa, quando il sistema avrà raggiunto quei livelli di iscrizioni che ci siamo posti nel Pnrr. Quanto prima riusciremo ad applicare questa legge anche con l’aiuto delle imprese, tanto più velocemente potremo dare stabilità all’intero segmento dell’Istruzione tecnica superiore.

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