ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùpetrolio

«Voglio il Brasile nell’Opec». L’ultima follia di Bolsonaro

Il Paese sudamericano oggi è un colosso del petrolio, con una produzione che ha già superato 3 milioni di barili al giorno e grandi prospettive di crescita. Per l’Opec sarebbe davvero una svolta raccogliere la sua adesione. Ma l’idea del presidente Bolsonaro – che afferma di aver ricevuto un invito informale da Riad – potrebbe rivelarsi un grave passo falso per il Brasile

di Sissi Bellomo

default onloading pic
(AFP)

Il Paese sudamericano oggi è un colosso del petrolio, con una produzione che ha già superato 3 milioni di barili al giorno e grandi prospettive di crescita. Per l’Opec sarebbe davvero una svolta raccogliere la sua adesione. Ma l’idea del presidente Bolsonaro – che afferma di aver ricevuto un invito informale da Riad – potrebbe rivelarsi un grave passo falso per il Brasile


2' di lettura

Il Brasile potrebbe entrare nell’Opec. Forse è solo una boutade, ma non è detto che rimanga tale visto che a parlarne è stato il «Trump dei Caraibi», Jair Bolsonaro. Il presidente sudamericano, provocatorio e decisionista come l’inquilino della Casa Bianca, ha raccontato di essere stato invitato in via informale dall’Arabia Saudita ad unirsi all’Organizzazione degli esportatori di petrolio e di essere orientato ad accettare.

«Personalmente mi piacerebbe molto che il Brasile diventasse membro dell’Opec», ha affermato a Riad, dopo essere stato ricevuto dal principe ereditario Mohammed Bin Salman

L’incontro – avvenuto a margine della Future Investment Initiative, la «Davos del deserto» – si è concluso anche con la promessa che il fondo sovrano saudita investirà 10 miliardi di dollari in Brasile (ma non nell’Oil&Gas, rispetto al quale Riad intende diversificare).

Per tradurre in realtà il piano di adesione all’Opec Bolsonaro afferma di dover prima consultare i suoi ministri dell’Energia e delle Finanze: quello odierno, ammette, è solo «un primo passo» verso una potenziale «grande partnership».

È probabile che l’accoglienza del governo e di Petrobras, la compagnia petrolifera nazionale, di cui si sta discutendo la privatizzazione, non sarà calorosa. Ma su altri fronti il presidente brasiliano ha saputo imporre la propria volontà.

Per l’Opec sarebbe davvero una svolta guadagnare un’adesione di questo calibro. Il Brasile, che oggi estrae oltre 3 milioni di barili di greggio al giorno (all’incirca quanto il Kuwait), sarebbe il terzo produttore del gruppo, superato soltanto da Arabia Saudita e Iraq. E il suo ruolo in futuro potrebbe addirittura crescere.

Secondo McKinsey il Paese sudamericano è destinato – nelle giuste condizioni – a produrre il 25% in più entro il 2022 e addirittura il 70% in più entro il 2035.

Leggi anche

Ma è proprio questo il punto. Un eventuale ingresso nell’Opec – con il relativo dovere (sia pure teorico) di tagliare la produzione quando occorre sostenere il prezzo del petrolio – rischia di cancellare ogni prospettiva di crescita.

Lo sviluppo delle grandi risorse petrolifere del Brasile, che ha fatto importanti scoperte offshore, dipende dalla volontà delle grandi major internazionali di investire nel Paese.

Bolsonaro potrebbe pentirsi di aver sollevato l’ipotesi Opec a pochi giorni dal 6 novembre, quando si terrà una gara cruciale per l’assegnazione di licenze esplorative nel Paese.

Altri articoli
Petrolio, Opec e Russia valutano ulteriori tagli produttivi
Opec e Russia oggi sposi. Firmata la carta che rende permanente la coalizione
In Brasile misteriose chiazze di petrolio su centinaia di spiagge

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti