Qualcuno sa leggere

Voglio la Luna! (da disegnare)

di Franco Lorenzoni


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5' di lettura

«Mamma… lua… Ecco la lua, mamma».

Bambine e bambini amano nominare la luna fin da piccolissimi, quando i suoni dei nomi sono ancora incerti. Amano nominarla quando la riconoscono nell’oscurità della notte e anche quando la ritrovano stupiti di giorno, bianca tra i celesti del cielo. Nel loro dito puntato in alto mescolano emozione e conoscenza, unite dallo stupore di un riconoscimento. Del resto l’atto del nominare non può avvenire senza un riconoscimento e forse, almeno da piccoli, neppure senza una qualche riconoscenza.

Quando abbiamo letto la settimana scorsa, in quarta elementare, che gli antichi egizi avevano calcolato la durata dell’anno in 365 giorni, ho chiesto ai bambini come avessero fatto secondo loro gli scribi a calcolare quel numero. «Segnando ogni giorno una stanghetta», ha detto Lorenzo. «Già, ma come hanno fatto a fermarsi di contare e a capire che un anno era passato?» - ha domandato Alessandro. «Forse contando le stagioni», ha ipotizzato Alessia, aggiungendo pensierosa: «Però come facevano, se era deserto?». «C’era il fiume che straripava», ha ricordato Maia. «Ma straripava sempre nello stesso giorno?», ho domandato io. «Secondo me - ha risposto Emilia - all’inizio dell’anno hanno messo un segnetto dove arrivava l’ombra di un bastone. Dopo il sole si è spostato ogni giorno e, quando è ritornato nello stesso punto, allora ricominciava l’anno».

Grazie al ragionamento di Emilia, al termine della nostra discussione abbiamo scoperto che, per contare il tempo, c’è bisogno di qualcosa che si ripeta sempre uguale e scandisca e dia un ritmo ai giorni.

Sono felice perché il disegnare i tramonti aspettando il solstizio (lo abbiamo proposto qui il 27 novembre scorso) ci ha aiutati a ragionare sul ciclo del tempo e Mario ha potuto dedurre che il 21 dicembre è un giorno davvero speciale, perché abbiamo visto che l’ombra di un bastone a mezzogiorno non sarà mai più lunga di quella segnata in quella data.

Ora c’è un altro oggetto sopra i nostri occhi che da tempi immemorabili dà un ritmo alla vita di donne e uomini sulla terra: la luna.

E allora perché non regalare ai bambini la possibilità di ritrovare qualcosa di quello stupore arcaico verso i cicli della natura? Perché non dargli la possibilità di prendere un appuntamento con la luna anche in città, facendole spazio tra le luci metropolitane e i tanti schermi sempre accesi nelle nostre case?

Oggi, domenica 29 gennaio 2017, la luna è appena crescente. Se ci affacciamo appena dopo il tramonto e il cielo è limpido, vedremo una sottile unghia lucente apparire e subito tramontare a occidente. Se non riusciamo a vederla niente male. Possiamo aspettare domani per cominciare la nostra piccola caccia al tesoro con nostra figlia o figlio. Muniamoci allora di un lungo cartoncino, possibilmente ruvido, e pieghiamolo orizzontalmente in tanti quadrati. Anche un foglio può andare bene. E se ci procuriamo anche pastelli acquerellabili o colori a cera o gessi morbidi, il disegno viene più bello e possiamo giocare anche con le sfumature del cielo. Nelle prossime settimane disegneremo ogni giorno la luna nei nostri 14 quadrati, cercando di riprodurre il meglio possibile la sua forma e ciò che vediamo delle asperità che compaiono sul nostro satellite, che tante domande posero a Galileo Galilei.

Se il cielo è coperto, riempiremo di grigio e di nuvole il nostro quadrato per mantenere il ritmo quotidiano e perché il bello, in questo gioco, è che non decidiamo tutto noi e dobbiamo coltivare l’attesa. Si può cominciare a giocare a disegnare la luna già a 4 o 5 anni, come fecero i nostri antenati che osservarono e impararono a riconoscere le forme del nostro satellite molto tempo prima di scoprire la scrittura.

La settimana che ci aspetta è particolarmente interessante perché già lunedì vedremo meglio la luna e martedì 31 gennaio, vicino al nostro spicchio luminoso troveremo la bianca e luminosissima Venere, facile da riconoscere anche in città. Se poi guardiamo ancora più attentamente, possiamo scorgere una piccola luce rossastra, visibile prima che appaiano le stelle. È Marte che occhieggia poco più in alto di Venere e, durante tutto l’inverno, compirà una piccola danza attorno al pianeta che nomina la dea della bellezza. Disegnando nella nostra finestrella di carta l’incontro tra la Luna e Venere, avremo in quel pianeta un punto di riferimento nel cielo. Scopriremo così, nei giorni seguenti, che la Luna non solo cambia forma, ma anche posizione nel cielo. Ed è da questo incontro tra la Luna e Venere che comincia il gioco di percezione che vi invito a fare.

Dobbiamo infatti limitarci a disegnare e domandare, cioè fare ogni giorno le due cose che più piacciono ai bambini.

La domanda è: perché la luna cambia forma?

Attenzione, qui comincia la parte più difficile del gioco. Se abbiamo fretta di trovare subito una risposta certa, magari cercando su internet, rompiamo l’incanto di guardare e riguardare il cielo cercando solo lì e nella nostra mente una spiegazione per nulla facile da dimostrare.

Vi suggerisco, per imparare a sostare nella domanda, di prendere per compagno di viaggio Lucrezio. Nel De rerum natura, un libro che è bello avere sempre a portata di mano, nei versi 705-736 del V libro Lucrezio avanza 4 ipotesi riguardo alla nostra domanda.

1. Può darsi che la luna debba il suo splendore ai raggi del sole che la colpiscono e via via che si allontana dal sole cambia forma fino al momento in cui, arrivandogli di fronte al lato opposto, brilla al massimo. Allora, quando sale sopra l’orizzonte, vede il tramonto del sole. Tornando indietro nasconde poco a poco la sua luce man mano che si riavvicina al sole. Questa è l’opinione di coloro che pensano che la luna sia simile a una sfera.

2. Forse c’è un altro corpo, trascinato da uno stesso movimento, che segue la luna nel suo cammino e la nasconde in parte, pur restando invisibile.

3. Forse la luna ha una sua luce propria e, girando su se stessa come una specie di globo dipinto per metà di una luce bianca, con il suo movimento di rotazione mostra le diverse fasi. Prima la luna rivolge ai nostri sguardi tutta la parte illuminata, poi, poco a poco, si gira e ruba ai nostri sguardi la parte luminosa della sfera, fino a diventare nera. Questo pensavano gli astronomi Caldei.

4. Forse ad ogni tramonto la luna si distrugge e può essere che ogni volta nasca una luna nuova, che ha una forma sempre diversa. Ci sarebbe allora una successione regolare di lune sempre nuove che poi, quando spariscono, vengono sostituite.

Questo è ciò che più o meno scriveva Lucrezio duemila anni fa, aggiungendo: «Certo è difficile decidere sulla base di soli ragionamenti e bei discorsi, come accada ciò che vediamo accadere in un ordine così preciso e complesso».

Se abbiamo la pazienza di collezionare le nostre opinioni mentre osserviamo con i nostri occhi la luna che cresce, confrontandole con le ipotesi esposte da Lucrezio, il gioco si fa appassionante. Tra due domeniche, quando la luna sarà piena, ci aspetta una nuova tappa del nostro viaggio insieme alla luna.

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