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Volkswagen, nuovo colpo per il Dieselgate dalla Corte di giustizia

La sentenza potrebbe coinvolgere altre case automobilistiche oltre al colosso di Wolfsburg e il contenzioso potrebbe moltiplicarsi nell’Ue a 27

di Al.An.

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(Bloomberg)

La sentenza potrebbe coinvolgere altre case automobilistiche oltre al colosso di Wolfsburg e il contenzioso potrebbe moltiplicarsi nell’Ue a 27


2' di lettura

Il Dieselgate infinito non dà pace a Volkswagen e rischia di coinvolgere anche altri costruttori per effetto di una sentenza della Corte di giustizia europea. L'utilizzo della tecnologia che ha aiutato Volkswagen ad aggirare i test sull'inquinamento dei motori diesel ha violato le regole dell'Unione Europea, ha infatti affermato il tribunale nell'ultimo episodio di uno scandalo che è costato al secondo produttore automobilistico del mondo dopo Toyota (nel 2020) più di 30 miliardi di euro.

L'installazione di un cosiddetto “defeat device” (un sistema per bypassare i controlli) non può essere giustificata dal fatto che «contribuisce a prevenire l'invecchiamento o il blocco del motore», ha stabilito la Corte (le decisioni dei giudici dell'Ue con sede in Lussemburgo sono vincolanti). Tale software «deve consentire la protezione del motore da danni improvvisi ed eccezionali» e «solo quei rischi immediati di danno da considerare come un pericolo specifico durante la guida del veicolo» potrebbero giustificarne l'uso, ha affermato il tribunale.

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Cosa succede adesso? Il contenzioso potrebbe moltiplicarsi. La sentenza, in effetti, potrebbe coinvolgere altre case automobilistiche oltre al colosso di Wolfsburg perché le funzioni del motore che riducono i controlli dell'inquinamento quando le temperature sono basse per proteggere i componenti, sono utilizzate in tutto il settore. Diversi costruttori potrebbero ora dover affrontare richiami e azioni legali, ha commentato Claus Goldenstein, avvocato tedesco dedito alla causa dei consumatori. I tribunali nazionali dovranno esaminare la legalità delle tecnologie utilizzate dai singoli produttori e saranno obbligati a prendere in considerazione la sentenza del tribunale dell'Ue.

Il pronunciamento arriva mentre Vw è impegnata, dopo avere trovato una tregua sulla governance, a rilanciare il piano di investimenti per l’elettrificazione della gamma, che adesso prevede anche il coinvolgimento degli impianti della sede centrale di Wolfsburg, dopo un accordo con i sindacati. Il ceo Herbert Diess intende spingere sulla trasformazione dell’impianto per poter raccogliere la sfida lanciata dall’americana Tesla.

Ma intanto Vw continua a essere presa di mira da un'ondata di azioni legali da parte di investitori oltre alle numerose richieste di risarcimento da parte di conducenti le cui auto potrebbero aver perso valore dopo che la manipolazione è stata smascherata dai regolatori statunitensi nel settembre 2015.

Già in maggio la Corte federale tedesca di Karlsruhe aveva stabilito che i clienti che hanno acquistato una vettura a motore diesel con la centralina per le emissioni “truccata” hanno diritto a un rimborso parziale del prezzo d'acquisto.

E intanto un tribunale del Regno Unito, in una delle più grandi azioni legali intentate in quel paese, aveva già stabilito ad aprile che VW ha utilizzato un “defeat device”. La decisione ha consentito a 91mila clienti di procedere con un'azione collettiva contro la casa automobilistica. I giudici europei in un altra causa trattata in luglio avevano stabilito che i proprietari di Vw toccati dallo scandalo possono citare in giudizio la casa automobilistica per la manipolazione delle emissioni diesel in qualsiasi paese dell’Ue a 27.

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