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Vola la domanda di pistacchio: la Spagna ne approfitta, l’Italia no

I fondi d’investimento iberici hanno finanziato grandi piantagioni e le superfici lavorate sono arrivate a 55mila ettari, le nostre coltivazioni sono rimaste ferme a 3.862 ettari (il 90% in Sicilia)

di Manuela Soressi

Tuttofood 2023, in Fiera Milano l'evento dedicato alla sostenibilità alimentare

3' di lettura

Il 2023 avrà le sfumature del magenta e saprà di pistacchio. Se il rosso che prende nome dalla battaglia napoleonica è stato identificato come colore dell’anno da Pantone, a “incoronare” il pistacchio è invece la nuova edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. «Nell’arco di un anno l’offerta a scaffale di pistacchi e di prodotti alimentari che ne segnalano la presenza in etichetta è aumentata del 27%, arrivando a 512 referenze che sviluppano oltre 175 milioni di euro di vendite – spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy –. Quello del pistacchio è un fenomeno partito dalla pasticceria, da quella siciliana in particolare, e che da lì si è riversato in tutto il mondo del food».

Pistacchio, ingrediente tuttofare

Se i pistacchi sgusciati continuano a macinare vendite in Gdo (+6,7% a valore e +10% in quantità nell’anno finito a novembre 2022, secondo NielsenIQ), è soprattutto l’ingrediente pistacchio a vivere un vero e proprio boom. Dai biscotti Mulino Bianco al cioccolato Lindt, dai gelati Sammontana agli yogurt Müller, dai croissant Melegatti al pesto Barilla sono sempre numerose le aziende di marca che puntano sul “pistachio touch” per ingolosire gli italiani e cogliere il crescente gradimento per questo frutto. Un fenomeno che sta espandendo il mercato dei semilavorati di pistacchio e attirando l’interesse di aziende e finanza.

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Solo negli ultimi mesi la multinazionale dolciaria Irca ha rilevato l'impresa specializzata Anastasi (70 milioni di euro di ricavi) e la Pistacchio Spa (partecipata dalla famiglia Marullo) ha emesso un minibond da 8 milioni di euro (il terzo in tre anni) per sostenere lo sviluppo in Italia e all’estero.

Lo sprint della Spagna

Del resto l’escalation del pistacchio è un fenomeno che investe il mercato globale. A soddisfare la crescente domanda mondiale non sono solo i grandi produttori storici (ossia Stati Uniti e Iran), ma anche nuovi competitor che hanno puntato su questa coltivazione. Come la Spagna (primo produttore in Ue davanti a Italia e Grecia), dove il pistacchio è ormai un lucroso business.

I fondi di investimento stanno realizzando grandi piantagioni su terreni incolti (tra 2013 e 2021 le superfici sono decuplicate, arrivando a 55mila ettari) e le aziende costruiscono grandi impianti, come quello da 6mila tonnellate di capacità appena inaugurato dal gruppo Iberopistacho. Investimenti che allungano la distanza del paese iberico dall’Italia, dove, secondo i dati Ismea relativi al 2021, siamo fermi a 3.862 ettari e 40mila tonnellate di prodotto, cresciuti rispettivamente appena del +1,5% e del +5,2% nel quinquennio.

La Dop di Bronte non basta

Il 90% dei pistacchieti italiani si trovano in Sicilia, in particolare nel catanese dove la produzione ammonta a 3.430 tonnellate (fonte Istat). La punta di diamante è il pistacchio verde di Bronte Dop, che nell’ultimo raccolto, quello del 2021, ha raggiunto le 2.100 tonnellate. Nel 2015 erano 189 tonnellate (fonte Rapporto Qualivita).

In pochi anni quella che era una specialità di nicchia e riservata agli artigiani dolciari locali è diventata un’eccellenza famosa in tutta Italia, ampiamente utilizzata nella produzione industriale. Il boom della domanda e l’alto valore commerciale (45-50 euro al kg quello sgusciato) hanno alimentato il mercato del “Bronte sounding”, che varrebbe almeno 120 milioni di euro, alimentato anche da un aumento degli arrivi di prodotto estero, visto che tra 2020 e 2021, la quota di pistacchi importati in Sicilia è aumentata del 27% (fonte Crea).

Solo circa metà del pistacchio prodotto nella zona di Bronte si fregia della Dop e la produzione è limitata anche perché, per scelta, la raccolta viene realizzata solo ogni due anni. Ormai le scorte del 2021 stanno finendo e per la nuova campagna bisogna aspettare settembre.

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