ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùScenari macrofinanziari

Volatilità e dollaro: ecco le chiavi per capire il futuro dei mercati

Se il dollaro non frena la sua corsa le politiche monetarie delle banche centrali potrebbero avvitarsi causando danni profondi nel medio termine al sistema economico

di Vito Lops

La Bce tira dritto sui tassi e avverte Roma sul Pnrr

2' di lettura

I mercati sono arrivati dinanzi ad un bivio. Se continuano a scendere aumentano i rischi di capitolazione, di quelle vendite innescate prima dal panico e poi dalle tecnicalità (margin call, riduzione automatica del rischio da parte dei fondi, ecc.). L’alternativa è prendersi una pausa pur restando all’interno di un conclamato mercato Orso. Difficile al momento che scappi una terza via, ovvero un improvviso recupero delle quotazioni, salvo che non arrivino belle e sorprendenti notizie dal fronte bellico.

In ogni caso a dettare la linea nelle prossime sedute saranno due indicatori: il Vix e il dollaro. Il primo misura la volatilità sull’indice S&P 500 della Borsa statunitense. Nelle ultime sedute è balzato vicino ai 33 punti. A questi livelli è molto lontano dalla soglia di tranquillità (sotto i 20 punti) e un po’ più vicino alla cosiddetta panic zone, quella situata oltre i 40 punti. Nel corso del 2022 per ben quattro volte ha rischiato di superarla ma poi è sempre rientrato assecondando la sua natura mean revert.

Loading...

Le prossime sedute saranno decisive, dal punto di vista della volatilità, per capire la strada che vorrà prendere il mercato. Il Vix in questa fase più che mai è correlato direttamente al dollaro, il cui rialzo sembra non trovare pace. Il dollar index - che misura l’andamento del biglietto verde su un paniere internazionale di valute ma dove euro e yen ne influenzano il calcolo per il 70% - il 26 settembre ha superato 114, come non accadeva dal 2002. Il dollaro è come un carro armato che in questo momento distrugge tutto quello che incontra.

Se sale il biglietto verde - e da inizio anno è balzato del 20% su scala globale - le altre classi di investimento vanno giù. I bond pagano dazio perché un dollaro sempre più forte sta a significare che i mercati non sanno fino a che punto la Fed (e a ruota le altre banche centrali) dovrà alzare i tassi. Pagano dazio anche le azioni che, a fronte di tassi di interessi più alti, vedono ridimensionate le loro valutazioni in conseguenza dell’impatto su cash flow e utili. Pagano dazio anche le materie prime che, essendo quotate in dollari, costano di più all’estero e quindi ne vedono attenuata la domanda.

Ed ecco perché finché il dollaro non placherà la sua ascesa parabolica i mercati finanziari mostreranno una certa vulnerabilità. Senza dimenticare che uno dei più grandi rischi che stanno correndo le economie (e gli asset finanziari) è quello che le banche centrali degli altri Paesi (Eurozona compresa) siano costrette ad alzare i tassi oltremisura, non solo per fronteggiare l’inflazione ma soprattutto per difendere il cambio dal super-dollaro. In questo caso si creerebbe un circolo vizioso che potrebbe trasformare la probabile recessione in arrivo in molte aree del mondo in depressione. Per scongiurare questa possibiltà è necessario che il carro armato si inceppi in qualche modo.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti