lo scandalo dei motori truccati

Volkswagen, ex ceo Winterkorn accusato di frode per il Dieselgate


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L’ex ceo della Volkswagen, Martin Winterkorn, insieme ad altri quattro responsabili della casa costruttrice di automobili, è stato accusato di frode nell’ambito del Dieselgate, lo scandalo dei motori diesel truccati. L’ufficio del procuratore tedesco della città di Braunschweig ha messo nel mirino Winterkorn in particolare per «frode» e «violazione della legge contro la concorrenza sleale», accusando l’ex ceo «di non aver rivelato alle autorità e ai clienti in Europa e negli Stati Uniti le manipolazioni illegali dei motori diesel dopo esserne venuto a conoscenza», ha scritto il pubblico ministero.

Winterkorn si era dimesso dal ruolo di ceo nel settembre 2015, pochi giorni dopo l’esplosione dello scandalo. A settembre di quell’anno, Volkswagen ammise di aver dotato 11 milioni di automobili in giro per il mondo del cosiddetto «defeat device», un software in grado di riconoscere le fasi di test attivando in tal caso i dispositivi di contenimento delle emissioni, inattivi invece durante la guida a condizioni normali.

Secondo l’accusa, gli imputati hanno realizzato un aggiornamento di software del costo di 23 milioni di euro nel 2014, nel tentativo di coprire le elevate emissioni. Winterkorn e gli altri imputati rischiano da sei mesi a 10 anni di reclusione se saranno condannati con l'accusa di frode aggravata.

Circa un anno fa, gli Stati Uniti hanno avviato un’azione penale contro Winterkorn, accusandolo di aver cospirato per coprire le emissioni diesel della casa automobilistica tedesca. Winterkorn rimane in Germania, che in genere non estrada i suoi cittadini per azioni penali nei tribunali statunitensi.

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