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Volontariato carcerario, Sesta Opera San Fedele compie 100 anni. Tutte le iniziative

A novembre 4 eventi, tra cui un incontro con i vertici dell’amministrazione giudiziaria nel carcere di San Vittore

di Dario Ceccarelli

(Stocker - stock.adobe.com)

3' di lettura

Numeri inquietanti. Al limite di guardia: In Italia ci sono quasi 60 mila carcerati, almeno 9mila in più rispetto alla capienza prevista. Un sovraffollamento pesantissimo, pari in media al 120 per cento, che rende sempre più problematica la convivenza dei detenuti in un contesto che non solo mortifica la loro dignità ma che impedisce quel fondamentale processo di rieducazione alla base del nuovo ordinamento giudiziario.

Una situazione insostenibile, aggravata dalla lentezza dei processi, che rischia di esplodere e che provoca ogni anno un numero crescente di suicidi. Le cause sono evidenti: senso di solitudine, malattie, l’alto numero di stranieri (19mila), strutture fatiscenti, l’assenza di stimoli rieducativi che, secondo gli ultimi studi, favoriscono il reinserimento sociale dei detenuti riducendo drasticamente il ritorno a delinquere.

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S’intrecciano quindi tanti problemi, di carattere sociale e giudiziario, che non si possono risolvere con la bacchetta magica. Soprattutto in Lombardia, la regione con il tasso di sovraffollamento più elevato (152%), che precede la Puglia (146%) e il Friuli-Venezia Giulia (136%). Ma qualcosa, per ridurre questo impatto devastante, si può fare. Un forte contributo, spesso ignorato dai media, lo danno gli oltre 18mila volontari, rappresentati di varie reti nazionali di associazioni (Jsn, Arci, Cnca) che operano nelle carceri italiane.

«Un lavoro duro, faticoso, perché chi viene dal mondo libero deve passare per 11 cancelli», spiega Ferdinando, 44 anni, un detenuto brasiliano che ha progettato una macchina per la raccolta differenziata che dà lavoro a lui e ad altri detenuti. Un impegno che viene da lontano, quello delle reti, come dimostrano i cento anni che celebra la “Sesta Opera San Fedele”, una delle più antiche associazioni di volontariato penitenziale nata nel 1923 a Milano da un gruppo di laici di spiritualità ignaziana (oggi Comunità di Vita Cristiana) con sede all’Istituto Leone XIII a Porta Volta, adesso San Fedele.

Spinti dal precetto evangelico di portare conforto ai carcerati, decisero di dedicare alcune ore alla settimana ai reclusi del carcere di San Vittore. Un primo passo di un lungo cammino snodato in varie tappe. La più significativa nel 1968 quando, su impulso di Sesta Opera, l’Azione Cattolica Italiana riunì in un unico Segretariato (Seac) tutti gli enti e i singoli volontari impegnati nell’assistenza carceraria.

Un impegno svolto anche fuori dai penitenziari. Come quando nel 1975 Giuseppe Legnani, presidente del Segretariato, facendo pressione sul legislatore, riuscì a far diventar legge la sua proposta per il riconoscimento del volontariato carcerario come strumento migliore per la rieducazione del detenuto. Da quel momento, insomma, veniva legittimato per legge il lavoro di questi cittadini. Oggi sono 200 i soci che lavorano a Milano negli istituti di San Vittore, Opera, Bollate, Beccaria e Cremona. «La sua missione - spiega Guido Chiaretti, presidente di Sesta Opera - è quella di prestare assistenza morale e materiale ai carcerati e alle loro famiglie attivandosi per facilitarne il reinserimento nella società».

Non c’è solo un impegno umanitario. Accompagnare i detenuti in un processo di rieducazione favorisce la drastica riduzione del ritorno a delinquere. Uno studio della Banca d’Italia del 2014 nel carcere di Bollate certifica che la recidiva, che interessa in media il 75% dei detenuti usciti dal carcere, crolla al 20% per i carcerati seguiti in un percorso di riabilitazione condiviso.

Tante le iniziative per celebrare i 100 anni dell’Associazione Sesta Opera. La prima venerdì 10 novembre (ore 17) alla Fondazione Ambrosianeum, in via delle Ore 3 a Milano con l’arcivescovo Mario Delpini e il sindaco Giuseppe Sala. Sabato 13 all’auditorio San Fedele, Galleria Hopepli, si tiene (ore 9) un convegno (”Il contributo del volontariato per declinare il senso di umanità nelle pene”) con gli interventi, tra gli altri, di Carlo Condorelli, presidente Seac, e Maurizio Teani, presidente Sj. Il convegno dalle 15 alle 18 continuerà poi nel carcere di San Vittore con gli interventi del direttore Giacinto Siciliano, Luigi Pagano e altri relatori. Infine mercoledì 15 novembre nell’ambito di “Book City 2023” avrà luogo la presentazione del libro “Per una giustizia degna del senso ultimo dell’essere umano” con il professor Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, e Guido Chiaretti, curatore dell’opera. L’incontro, moderato da Ferruccio De Bortoli, si terrà (ore 12) alla Fondazione culturale San Fedele.

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