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Volpi (Copasir): «Rete unica? Non entriamo nel merito ma tuteleremo la sicurezza»

L'intervista al presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza

di Simona Rossitto

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Raffaele Volpi, presidente del Copasir

L'intervista al presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza


4' di lettura

Lo storage, cioè la conservazione e archiviazione dei dati, a livello europeo «è una cosa che va fatta, e ci sono possibilità di realizzarla anche a livello nazionale». Mentre si parla sempre di più di sicurezza dei dati e della possibilità di allargare la rete unica anche ad altre tecnologie, il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, sottolinea, in un'intervista a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School), l'importanza di puntare almeno a una sovranità digitale europea e di tutelare «la sicurezza delle reti». Il governo, prosegue, «ha messo a punto formule di garanzia, come il golden power, ma poi mi sembra che l'esercizio non ci sia stato, ci siamo fermati troppo spesso alla declaratoria senza un'applicazione vera e propria» di questo strumento. Riguardo alla rete unica, premesso che il compito del Comitato parlamentare per la sicurezza «non è entrare nei mercati», una volta ottenuta «la fotografia di quello che si costruisce, noi cercheremo di dare un contributo nell'interesse nazionale della sicurezza. Non abbiamo preferenze, tutti abbiamo la necessità di avere un Paese moderno con una capacità tecnologica avanzata». E dopo metà ottobre il Copasir inizierà a occuparsi della partita della banda ultra larga, ascoltando anche i protagonisti del settore.


La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha sottolineato l'importanza di avere una sovranità digitale europea. Qual è la posizione del Copasir sulla tutela dei dati in Italia?


Si parla da parecchio tempo almeno dello storage a livello europeo di dati, è una cosa che va fatta, ci sono possibilità di realizzarlo anche a livello nazionale. Inoltre noi in Italia abbiamo una posizione variegata, a vari livelli istituzionali: lo Stato nazionale, l'Europa, l'alleanza Nato. I protocolli di sicurezza non sono tutti uguali, non tutti i Paesi della Ue sono nella Nato e viceversa. Sarebbe molto importante arrivare a un protocollo comune, almeno a livello europeo, più ampio e condiviso possibile. Noi come Comitato abbiamo sempre portato avanti il discorso sulla sicurezza, il problema di tutti è il tempo, e non è un problema solo tecnico ma geopolitico.


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Qual è la vostra maggiore preoccupazione, anche in vista della visita in Italia del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, prevista per il 29 settembre?


E' evidente che tutti i giorni ci sono notizie più o meno inquietanti rispetto alla proattività di qualche grande Paese. La nostra posizione l'abbiamo già espressa nel nostro rapporto sul 5G, una preoccupazione che riguarda la sicurezza delle reti. E quando esprimiamo timori lo facciamo perché abbiamo delle evidenze. A livello internazionale il nostro maggior alleato, gli Stati Uniti, ha espresso in più occasioni la richiesta di avere delle reti sicure, minacciando di non condividere dati di intellingence e sensibili. Penso sia uno degli elementi centrali. A fronte di questa nostra posizione, il governo ha messo a punto formule di garanzia, come il golden power, ma mi sembra che l'esercizio non ci sia stato, ci siamo fermati troppo spesso alla declaratoria senza l'applicazione vera e propria. Sono convinto che il golden power vada sicuramente utilizzato in un settore come quello delle tlc, vada utilizzato per l' alta tecnologia e per le piattaforme finanziarie.

Sul progetto di rete unica avete in programma audizioni con i diretti interessati?

Al momento, tre mesi fa, abbiamo ascoltato solo Open Fiber, per un semplice motivo, stiamo finendo e per metà ottobre chiudiamo l'attività di analisi sul settore bancario-assicurativo, assolutamente prioritaria. Fatto ciò, l'intenzione è di passare ad altre tematiche strategiche seguendo due grandi filoni: da una parte l'industria e l'energia, dall'altra la difesa ed aerospazio. All'interno di questi grandi settori c'è anche la partita della banda ultra-larga. D'altronde, parlando di rete unica, noi abbiamo un compito che è quello di non entrare nei mercati. Il nostro obiettivo è quello di ragionare sulla sicurezza di ciò che viene fatto. Tuteleremo, guarderemo alla sicurezza, e qualora l'operatore avesse compartecipazioni o rapporti che riguardano la parte tecnologica tali da essere individuati come critici, questo aspetto sarà da segnalare. Soprattutto se ci sono società cinesi coinvolte. Le esperienze internazionali ci hanno dimostrato che la preoccupazione, in questo caso, esiste. La Cina è un grande Paese, vanno certamente intrattenuti rapporti, ma è un Paese che utilizza una certa aggressività nel provare la sua primazia. Sul tema abbiamo esposto preoccupazioni in maniera formale e informale più volte al governo, attraverso il documento presentato alla Camera, ma anche con sollecitazioni apparse sulla stampa. E' una preoccupazione estremamente condivisa all'interno del Comitato, non va contro il governo, ma ci aspettavamo e ci aspettiamo azioni precise da parte dell'esecutivo. Il dato di fondo riguarda il posizionamento complessivo nella politica estera, da che parte deve stare l'Italia. E' arrivato il momento delle grandi scelte.

Di fronte alla possibilità di aprire il progetto di rete unica anche ad altre tecnologie, qual è la posizione del Comitato?

Ottenuta la fotografia di quello che si costruisce, noi cercheremo di dare un contributo nell'interesse nazionale della sicurezza. Non abbiamo preferenze, tutti abbiamo la necessità di avere un Paese moderno, di avere una capacità tecnologica avanzata, con una copertura massima delle aree visto lo spostamento grande, avvenuto con il Covid, dalle attività materiali a quelli immateriali. Il nostro compito è agevolare il meglio che ci possa essere nel rispetto della sicurezza.

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